MURRAY: “NON SO COSA ASPETTARMI A NEW YORK”

TENNIS – Andy Murray torna a New York da campione uscente degli US Open. Lo scozzese dovrà affrontare un nuovo tipo di sensazione e lottare per difendere la sua corona. Per lui i consigli di Rafael Nadal e Jim Courier.
giovedì, 22 Agosto 2013

Tennis. Andy Murray ha giocato gli ultimi otto US Open, quindi senza dubbio ha molta familiarità con l’ultimo Grande Slam dell’anno. Detto questo, il 26enne britannico sa fin troppo bene che la sua nona visita all’USTA Billie Jean King National Tennis Center sarà un’esperienza molto diversa. Quest’anno, Murray solcherà i campi del Tennis Center da campione in carica degli US Open. Ma non solo: sarà il primo tentativo, nella sua carriera, di difendere un titolo dello slam.

“Non ho idea di cosa aspettarmi”, ha detto Murray. “E’ una nuova esperienza, quindi non so come affrontarla. Sarò nello stesso albergo dell’anno scorso, cercherò di attenermi ad un programma simile e cercherò di mettermi a mio agio appena arrivato a New York.”

Quando a Rafael Nadal, che ha difeso più volte un titolo del Grande Slam, è stato chiesto se avesse qualche consiglio saggio da impartire a Murray a riguardo, il tennista spagnolo ha inizialmente detto, “non vincere”, con una sorriso. Ma ha continuato: “Andy è un bravo ragazzo ed è un giocatore fantastico. Lui davvero non ha bisogno di alcun consiglio. Quando si torna in un torneo che si è già vinto, la mia sensazione è che non c’è un grande differenza. L’unica cosa che è diversa è che aiuterà averlo fatto in passato, quindi è più facile farlo di nuovo perché si sa che lo si può fare.”

Fino alla scorsa estate, Murray era visto come un talento straordinario che non riusciva a far emergere il suo potenziale. Alla fine del 2011, lo scozzese si era stancato di sentire sempre la stessa tiritera sulla teoria che era troppo testardo per seguire un coach carismatico perché così sicuro di conoscere il suo gioco meglio di chiunque altro. Così ha deciso finalmente di portato al suo cospetto una leggenda, Ivan Lendl, nella speranza di poter incrementare il suo percorso lavorativo e vincere finalmente un Grand Slam.

A Wimbledon 2012, Murray ancora una volta ha sfiorato la vittoria e ha finito per soffocare le lacrime durante il suo discorso post-match dopo aver perso da un brillante e testardo Roger Federer. Lo scozzese aveva raggiunto quattro finali dello Slam senza portare a casa un solo titolo. Ed è qualcosa che ricorda molto bene Lendl, che ha perso quattro finali importanti prima di vincere i suoi otto del Grande Slam. Nonostante la sconfitta, Lendl ha elogiato le prestazioni di Murray nel corso del torneo, nel quale ha giocato la finale con una strategia perfetta e non è stato lontano dal vincerla. Lo sfogo emotivo di Murray e la valutazione di Lendl, sembravano sollevare via il peso enorme che Murray sentiva sulle spalle: tutta la pressione e tutte le aspettative di una nazione alla disperata ricerca di un campione nostrano, in quel momento sembravano scomparire.

Poche settimane dopo, Murray è diventato campione all’England Club Centre Court, vincendo la medaglia d’oro olimpica. E poco dopo si è trasformato nel giocatore che era nato per essere, un campione del Grande Slam. Lo scozzese infatti si è laureato campione degli US Open 2012 in una finale rimandata per pioggia al lunedi serà, in un incredibile vittoria per 7-6, 7-5, 2-6, 3-6, 6-2 su Novak Djokovic. In quell’occasione Murray e tutta la Gran Bretagna hanno tirato un sospiro di sollievo: adesso Andy possedeva un titolo del Grande Slam. E a maggior raggione un titolo degli US Open, lo slam dove è sempre apparso più a suo agio. Per un bambino di una piccola città come Dunblane, in Scozia, il trambusto sorprendente di New York si è rivelato più che familiare.

“Mi emoziono sempre per i Grandi Slam. Ci sono alcune pressioni che si possono affrontare bene e altre un po’ meno”, ha detto. “Mi è sempre piaciuto giocare a New York.”

Pur vincendo gli US Open è stata un’altra cosa per Murray e la sua legione di fans, alzare la posta questa estate e arrivare a sollevare l’ambita Challenge Cup come viene chiesto di fare a tutti i campioni di Wimbledon. Andy è diventato il primo uomo britannico dopo 77 anni, da quando Fred Perry ha vinto il titolo nel 1936, a vincere Wimbledon. È stata una lunga attesa, ma ne è valsa sicuramente la pena. Dopo essere diventato eroe di Gran Bretagna, Murray si è preso una vacanza di alcuni giorni alle Bahamas prima di tornare a lavorare a Miami, dove abita. La gloria dei suoi due trofei del Grande Slam poteva aspettare, il tennis è un tapis roulant senza fine e c’era ancora un anno e mezzo di tornei da giocare. E, soprattutto, c’è lo US Open davanti ed il lavoro pesante da fare per cercare di difendere il suo titolo. Jim Courier, capitano di Coppa Davis degli Stati Uniti che per due volte nella sua carriera ha difeso un titolo del Grande Slam, crede che Murray deve gestire bene il momento.

“Penso che, soprattutto dopo Wimbledon, dovrebbe sentirsi felice di quello che ha raggiunto e avere fiducia”, ha detto Courier.  “Agli US Open non sarà più sotto controllo, come a Wimbledon, quindi non dovrebbe avere l’onere dei nervi. Dovrebbe far uscire tranquillamente tutto il suo tennis.”

Nell’Emirates Airline US Open Series che ha giocato questa estate, Murray è caduto al terzo turno di Montreal per mano di Ernests Gulbis e nei quarti di finale a Cincinnati per mano di Tomas Berdych. Ma è comprensibile in un certo senso, aveva ancora indosso il suo sorriso allegro post-Wimbledon. Murray è apparso fiducioso, ha detto di aver fatto bene la maggior parte del suo lavoro ed è pronto per gli US Open.

“Le cose che ho davvero bisogno di fare ben, cioè servire, rispondere e fare movimento, vanno bene”, ha detto Murray prima di partire per Cincinnati. “Ho ancora bisogno di lavorare un po’ sui miei colpi per assicurarmi di non fare troppi errori agli US Open.”


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