MURRAY SONTUOSO, GRAN BRETAGNA IN FINALE

Il numero quattro del mondo, a Wimbledon, rifila un periodico 7-5 a Novak Djokovic e conquista una finale olimpica che nel tennis mancava alla Gran Bretagna da 92 anni. Un successo meritatissimo, ottenuto grazie ad una delle migliori prestazioni di sempre del tennista britannico, straordinario nei punti decisivi del match
venerdì, 3 Agosto 2012

Londra (Regno Unito) – Sarà Svizzera contro Gran Bretagna, Roger Federer contro Andy Murray, sarà la rivincita della finale di Wimbledon, ad assegnare, nello stesso incredibile scenario, l’oro olimpico di Londra 2012. Il britannico, quarto giocatore del mondo, ha superato nella seconda semifinale del torneo a cinque cerchi, Novak Djokovic per 7-5 7-5 in circa due ore di gioco. Una partita bellissima, meno ricca di pathos rispetto al primo incontro del torneo maschile tra Del Potro e Federer, ma comunque di altissimo livello. Alla faccia dei tanti soloni che “accusavano” i tennisti moderni, di non dare alle Olimpiadi il peso che meriterebbero.

Probabilmente, quello odierno, è stato il miglior Murray mai visto. Sempre propositivo e aggressivo, il britannico ha saputo reagire benissimo ogni qualvolta commetteva un errore e alla fine è riuscito a portare a casa l’incontro, proprio grazie ad un rendimento sontuoso nei punti più caldi, come le palle break, e più in generale in tutte le situazioni di difficoltà. Djokovic ha giocato ugualmente un’ottima partita, ma ha pagato a carissimo prezzo il calo accusato nel finale di entrambi i set: flessioni naturali in un match così teso, ma che oggi, contro questo Murray, sono state decisive.

La quattordicesima sfida (prima sull’erba, 8-5 Djokovic il bilancio) tra i due migliori prodotti della classe 1987, si apre con un Murray decisamente ispirato e intenzionato a fare la partita, con una tattica molto aggressiva, finalizzata alla verticalizzazione costante del gioco. Pronti via, al secondo game, fanno la loro immediata comparsa le prime due palle break dell’incontro a favore del giocatore britannico, ma “Nole” si salva con un ace ed una prima di servizio, che gli apre il campo per il comodo diritto, vincente, a dispetto della deviazione del nastro. Nonostante i tanti scambi, combattutissimi e di altissima qualità, ed un numero inferiore di battute vincenti rispetto alla prima semifinale, il punteggio segue l’ordine dei servizi in maniera ortodossa e nessuno dei due sfidanti riesce ad arrampicarsi fino alla palla break. Quando il tiebreak sembra una soluzione ormai inevitabile, Djokovic perde il supporto della prima di servizio e permette a Murray di fare breccia nel suo servizio sul 6-5 in favore dello scozzese. Andy riesce ad imbrigliare il serbo con una serie di intelligenti cambi di ritmo e dopo essersi procurato una palla break (equivalente ad un set point), grazie ad un bell’attacco chiuso con un gran ricamo al volo, mette il sigillo sul primo parziale con un passante incrociato di diritto, a seguito di un back corto, giocato con il preciso intento di chiamare a rete Djokovic.

Come era abbastanza logico attendersi, la seconda partita si apre con la reazione veemente di Novak Djokovic, che con alcune belle risposte aggressive si procura la prima palla break della sua semifinale, ma la sciupa con un atteggiamento un po’ troppo remissivo, che sfocia in un brutto rovescio lungolinea, uscito di metri. Nel gioco successivo, Murray mette a segno uno dei migliori colpi del torneo, con una demivolee in tuffo ai limiti del possibile, che infiamma il già rumoroso pubblico olimpico del centrale di Wimbledon. Nonostante una delicata situazione di 15-30, “Nole” riesce a tenere la battuta e a procurarsi un’altra palla break nel successivo turno di risposta, grazie a due errori piuttosto grossolani di Murray. La reazione del britannico al suo primo piccolo calo nel match è quella di un vero campione e con tre punti consecutivi, sui quali Djokovic non può far nulla se non applaudire, mantiene la testa anche nella seconda frazione. Pur non avendo la costanza del primo parziale, Murray riesce a tirarsi su ogni volta che si trova in difficoltà e anche nel settimo gioco, in una situazione di 0-30, sono quattro prime di servizio consecutive a salvare il giocatore britannico. I game di servizio del britannico, nel secondo set, sono quasi tutti combattuti, mentre quelli del serbo scivolano via velocemente. Ai punti Djokovic, meriterebbe il break, ma Murray la pensa diversamente e anche sul 4-4, è una prima vincente ad annullare la terza palla break conquistata da “Nole” nella partita. Le occasioni per Djokovic non finiscono qui ed anche sul 5-5 arriva la chance del break, ma Murray si salva ancora con un passante in allungo straordinario, che pur non consegnandogli direttamente il punto, gli apre il campo per il comodo secondo passante definitivo. Si arriva alla stessa situazione, che ha deciso il primo set e in una replica crudele (per Djokovic) di quanto accaduto circa un’ora prima, Djokovic accusa un pesantissimo passaggio a vuoto, commette due brutti errori prima di incassare due favolose risposte di Murray, che gli valgono il break a zero e la finale olimpica, che può riportare la Gran Bretagna sul gradino più alto del podio olimpico di tennis, 92 anni dopo Louis Raymond, vincitore ad Anversa 1920.

La vittoria di Murray è un trionfo per la nazione che ospita i Giochi Olimpici, che potrà tifare il proprio portacolori in quel tempio di Wimbledon, che è uno dei simboli della Gran Bretagna nel mondo. A Djokovic resta la consolazione della “finalina” per il bronzo contro Juan Martin Del Potro, con la possibilità di bissare il terzo posto già raggiunto a Pechino. Sarebbe il terzo tennista della storia, dopo Charles Winslow e Fernando Gonzalez, a vincere due medaglie di singolare, in due Olimpiadi consecutive.


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