MURRAY, UNA VITTORIA DI NERVI

Il successo ottenuto contro Djokovic nel torneo degli Emirati galvanizza lo scozzese: "La fiducia in se stessi in uno sport come il tennis è fondamentale e il match di questa notte mi ha reso di sicuro più forte"

Dubai (Emirati Arabi) – Quella di oggi per Andy Murray è soprattutto una vittoria di testa. Lo scozzese ha infatti dimostrato contro Novak Djokovic che i segnali già espressi ad inizio anno, con un rendimento maggiore nei momenti di stress, non sono stati semplici fatti occasionali, ma il frutto di un lavoro di lunga data.

Il confronto odierno contro Djokovic è stato di certo  per Andy un ottimo esame, anche se il serbo non ha brillato, ma ora sfidando in finale Roger Federer il numero quattro del mondo potrebbe ottenere una consacrazione positiva (definitiva) di questo avvio di stagione.

Complimenti per la vittoria, cosa ha fatto la differenza secondo te in campo oggi?

Nel primo set ho servito davvero bene e sono stato aggressivo cogliendo tutte le opportunità a disposizione. Nel secondo invece Novak ha tentato di tornare nel match, spingendo di più, ma conoscevo già la sua strategia in qualche modo e i ricordi della semifinale in Australia da questo punto di vista sono stati fondamentali, senza dimenticare gli errori del match di Roma. I nostri ultimi incontri sono stati comunque sempre molto tesi, perché sono state capace di rendergli la vita difficile.  Diciamo che ho avuto la capacità di metterlo sotto pressione e questo l’ha indotto a fare un numero maggiore di errori: questa secondo me è stata la chiave di volta del match. E’ vero che anche lui nel secondo set mi ha messo in difficoltà perché, come ho già detto, ha cercato di tornare in partita, venendo a rete più del solito e questo mi ha reso un po’ nervoso. Però alla fine sono stato capace di rimettere insieme le cose. Sul cinque pari credo di aver giocato davvero bene e sono soddisfatto in generale del tennis che ho espresso, anche se penso che avrei potuto fare meglio. Credo che in qualche modo anche Novak abbia avuto la stessa impressione.

Di sicuro il servizio è stato fondamentale oggi, pensi di poter fare ancora meglio?

E’ vero che la prima ha lavorato bene, ma penso di poter migliorare sulla seconda. Contro di lui non è facile mettere a segno punti sul servizio, perché sa rispondere bene e spesso se non chiudi subito il gioco si allunga. Penso che lo scorso anno siamo stati i migliori sulla seconda di servizio in tutto il circuito. Oggi comunque la prima ha funzionato bene, mentre lui ha dovuto lavorare un po’ di più.

Hai detto che ti sei innervosito ad un certo punto, cosa ti è passato nella mente?

Ad essere sincero non lo so, normalmente servire per il match non è un problema, ma a volte può essere difficile. Molto dipende da come vanno i primi due punti del game: a volte cerchi di mettere a segno dei vincenti che invece non vanno in porto. In quel frangente purtroppo non sono riuscito a capitalizzare le palle che avevo a disposizione e lui ha sentito che mi stavo innervosendo e ne ha approfittato. Io ho cercato di rimanere concentrato e di non preoccuparmi troppo del gioco. Certo dopo parlarne è molto più semplice, invece quando sei in campo…

In quel momento ti è ricevuto in mente il match di Roma dello scorso anno?

No, non c’entra niente, anche se è vero che quella partita doveva essere mia. Quando giochi contro uno come Novak nulla è mai scontato, perché anche nei momenti difficili lui non molla mai e ti sa mettere sotto pressione anche se sei tu al servizio. Ad esempio quando Roger ha perso contro di lui agli Us Open lui ha messo a segno un paio di risposte magnifiche. Non basta pompare il servizio, tu devi andare fino in fondo. Se tu sbagli la prima, sulla seconda sei più vulnerabile. Bisogna avere sangue freddo e tentare di gestire al meglio la situazione.

In finale ti troverai di fronte proprio Roger, confermando le tue aspettative del post match, come mai questa preferenza?

Non mi capita spesso di giocare contro di lui  e per me questa è un’occasione d’oro. Non perché Del Potro non sia all’altezza chiaro, ma perché contro Federer è un’occasione troppo ghiotta.

Parlando dei tuoi nervi, ci dobbiamo aspettare un Murray più forte quest’anno?

Beh lo spero! Ogni anno che passa è normale volersi migliorare, sia a livello di testa che di gioco. Ho iniziato a concentrarmi molto sull’aspetto mentale lo scorso anno dopo Indian Wells e penso che ora stiamo vedendo arrivare i frutti. Ho avuto tante sconfitte pesanti in carriera e non è mai stato facile riprendere il filo del discorso dopo. Quest’anno però dopo gli Australian Open  ho potuto dimostrare che le cose sono cambiate e quella di stasera per me è una vittoria importante, che potrebbe avere riflessi positivi nel corso di tutta la stagione. La fiducia in se stessi in uno sport come il tennis è fondamentale e il successo di questa notte mi ha reso di sicuro più forte.


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