MUTUA MADRID OPEN, IL PRESENTE È GIÀ PASSATO

TENNIS – A pochi giorni dal suo inizio, passiamo in rivista la storia del torneo più importante della Spagna: il Mutua Madrid Open. Una kermesse tennistica – quella madrilena – che, in pochi anni, grazie alle sorprendenti innovazioni partorite dalla mente geniale del suo Patron, Ion Tiriac, è divenuta una delle più prestigiose vetrine del Circuito maggiore. Con una sola parola d’ordine: stupire
giovedì, 2 Maggio 2013

Tennis. Henri Bergson, filosofo francese vissuto a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo, ha costruito gran parte della sua fama sul concetto di presente come condizione del passato. Secondo il pensatore transalpino, “il presente è il processo impercettibile attraverso cui il passato avanza divorando il futuro”. Per coloro i quali nutrissero un’idiosincrasia verso la filosofia, mal digerendo le astruse costruzioni teoriche di cui tale scienza si fa portatrice, il Mutua Madrid Open potrebbe costituire un prezioso strumento di comprensione della succitata ‘riflessione bergsoniana’, offrendone una visione plastica. Ben consci che azzardando un parallelo tra la filosofia e il Tennis avremmo rischiato di apparire blasfemi (per non dire farneticanti), abbiamo preso comunque a prestito il contributo di Bergson perché ci sembrava potesse riassumere, meglio di ogni altro, la missione di cui si fa portavoce Ion Tiriac, deus ex machina del 1000 series iberico: essere a capo di un torneo che, in termini di innovazione e progresso, rappresenti la testa di ponte del movimento tennistico mondiale. Insomma, una manifestazione sportiva ‘hi tech’ (definizione presa a prestito da Ignacio Garralda, presidente di ‘Mutua Madrileña’, lo sponsor principale dell’evento), in cui il presente è già passato.

Breve excursus storico. La kermesse in questione ha una storia recente. Nasce nell’ottobre del 2002, in sostituzione dell’Eurocard Open di Stoccarda. Nel 2009, con la riforma dei calendari, è andata ad occupare il posto del Masters di Amburgo, venendo anticipata al mese di maggio e divenendo altresì una competizione “combined”, cioè destinata ad ospitare anche il tabellone femminile (categoria “Premier”). L’evento si tiene nella ‘Caja magica’, un comprensorio avveniristico disegnato dall’architetto francese Dominique Perrault e che, quanto a fascino ed efficienza delle strutture, è un’installazione che non ha nulla da invidiare alle sedi in cui hanno luogo i 4 Slam. La costruzione ha come epicentro tre stadi principali e altri 16 campi da gioco outdoor, utilizzati sia per le competizioni che per gli allenamenti. La peculiarità che rende questa sede unica nel mondo è che le tre piste centrali – fra le quali gli stadi dedicati a Manolo Santana e ad Arantxa Sánchez Vicario – dispongono di un tetto retrattile che permette di ovviare alle bizze del tempo (vento, pioggia, ecc.). Ma la Caja Magica non è esclusivamente teatro di incontri mozzafiato tra i più grandi campioni del nostro sport. Seguendo fedelmente il nuovo concetto di Tennistainment (tennis ed intrattenimento), la costruzione propone diversi luoghi deputati a riempire gli intermezzi tra un match e l’altro: il ristorante Vip, i centri catering e soprattutto il Tennis Garden, uno spazio multidisciplinare che rende ancora più onnicomprensiva l’esperienza degli appassionati, con oltre 2700 metri quadrati all’aria aperta pensati per ospitare innumerevoli esibizioni, oltre che svariate offerte commerciali e gastronomiche.

Ion Tiriac, l’Alma Mater del Mutua Madrid Open. Dietro al successo travolgente del Masters madrileno – che, dopo appena due lustri di storia, si segnala già quale uno degli appuntamenti più attesi della stagione tennistica – c’è l’indiscutibile mano di Ion Tiriac, magnate romeno originario di una regione – la Transilvania – conosciuta in tutto il mondo grazie al romanzo di Bram Stoker, ‘Dracula’. Ispirato alle figure storiche del principe Vlad II (detto ‘Dracul’, ossia il diavolo) e di suo figlio Vlad III (detto l’Impalatore, Dracula Nosferatu, colui che non muore), il vampiro tratteggiato dalla raffinatissima penna di Stoker è un personaggio inquietante e a tratti controverso. Nell’opera diviene infatti difficile intuire se sia un orrendo succhiasangue che semina morte e terrore o, al contrario, una figura solitaria e silenziosa, braccata dai suoi nemici; a loro volta, dipinti come persone dall’enorme fragilità emotiva e dalla psiche instabile. Ora, il patron dell’Atp 1000 iberico è stato da molti ribattezzato ‘il Conte Dracula’, e attenzione che l’accostamento non è stato suggerito solo ed esclusivamente dalla comune provenienza geografica. Innumerevoli sono infatti i punti di contatto tra il fondatore del Mutua Madrid Open e il misterioso personaggio partorito dal talento visionario di Stoker. Ion Tiriac ha un fascino sinistro: alimentato da vistosi occhiali scuri, che ne rendono imperscrutabile lo sguardo, da enormi baffi, che si stagliano su un volto dai tratti severi, e da un’espressione il più delle volte corrucciata (sembra che nessuno lo abbia mai visto sorridere); ha una personalità istrionica, che lo porta spesso a tradire una forma narcisistica di esibizionismo; ha un carattere ruvido, che lo fa frequentemente inciampare in atteggiamenti sconvenienti o provocatori; e una mente geniale, che in tutte le iniziative intraprese gli ha sempre garantito ragguardevoli livelli di eccellenza. Come il ‘Re Mida’, trasforma in oro tutto ciò che tocca, ed è forse questa la ragione per la quale vanta una pletora di nemici, che, nel tempo, lo hanno accusato delle nefandezze più disparate. Ma la verità è una sola: depurato dagli aspetti più pittoreschi, il patron del Masters spagnolo è un uomo dall’intelligenza straordinaria, che sta contribuendo in maniera significativa  a rendere il tennis uno sport sempre più popolare. La storia personale di Tiriac è degna di un romanzo d’avventura. Nel 1964, a Innsbruck, era un componente della nazionale olimpica romena di Hockey. Al rientro dalla spedizione austriaca, già stanco di remare sul ghiaccio, l’attuale patron del Mutua Madrid Open strizza l’occhio al Tennis, sport che praticava già da bambino. Sopperendo alle lacune tecniche attraverso una sagacia tattica senza precedenti, riesce addirittura a proporsi quale fido compagno di doppio del più talentuoso atleta romeno dell’epoca, Ilie Nastase, arrivando a vincere anche il Roland Garros e riuscendo nell’impresa di regalare alla sua nazione tre finali Davis. Conclusa la carriera da agonista, il leader maximo del torneo madrileno, sempre pronto a mettersi in gioco, si propone quale primo manager del nostro sport, mettendo il suo fiuto alla ricerca di nuovi talenti su cui investire. Dopo Nastase, che accompagnerà per tutto il suo percorso professionistico, Tiriac diviene prima mentore di Guillermo Vilas (vincitore di 4 prove major) e poi di un giovanissimo Henri Leconte. Raggiunta la fama e la ricchezza, il fondatore del 1000 series iberico si trasferisce a Monte-Carlo. Ed è proprio nel Principato che, nel lontano 1984, vedendo giocare un certo Boris Becker (allora solo 16enne), ne rimane folgorato. Incantato dall’enorme bagaglio tecnico messo in mostra da quel ragazzino e felicemente sorpreso dal suo irriducibile animus pugnandi, Tiriac fa di tutto per proporsi quale procuratore di quell’enfant prodige di origine teutoniche. Ancora una volta le previsioni del nababbo romeno saranno azzeccate, perché il tedesco si rivelerà un cavallo di razza, conquistando 6 titoli Slam (tra cui tre Wimbledon). Ma questa non è che la seconda vita del baffone dell’est. Nella sua terza vita c’è infatti una nuova sfida professionale: la direzione del Masters 1000 di Madrid, che il paperone originario della Transilvania vorrebbe far diventare il quinto Slam. Con una sola parola d’ordine, recitata come un mantra: stupire. Un compito molto arduo, se solo si pensa che il Tennis è uno degli sport più recalcitranti al cambiamento.

L’innovazione, prima di tutto. Passiamo allora in rassegna tutte le novità introdotte da Tiriac e dal suo entourage nel corso delle varie edizioni. I campi in terra blu sono stati solo l’ultima trovata diabolica degli organizzatori della kermesse iberica. Una scelta che, tra le altre cose, già da quest’anno non sarà più possibile apprezzare. E’ quindi sterile interrogarsi sulle ragioni che avevano condotto alla sua introduzione: esigenze di marketing (ricordiamo che il principale sponsor della manifestazione, il Mutua Madrilena, è un colosso assicurativo che ha nel blu il colore predominante del suo marchio), la volontà di facilitare le performance dei partecipanti (sembrerebbe che il contrasto tra il blu dei terreni di gioco e il giallo delle palline renda più agevole lo sweet spot), oppure il desiderio di migliorare la visibilità degli spettatori. L’Atp ha infatti vietato all’establishment del combined event spagnolo di riproporre nel 2013 i campi in terra blu, così accogliendo le rimostranze della maggioranza dei partecipanti, i quali, dopo aver presenziato al torneo, avevano lamentato l’eccessiva durezza e velocità della superficie, oltre che un’insolita difficoltà nel trovare gli appoggi. Nel 2011 ci fu la presentazione del nuovo trofeo: un pezzo unico (43 cm di altezza e 7,5 Kg di peso), bagnato in oro e diamanti, con 32 racchette collocate a spirale e i nomi di tutti i più grandi campioni della storia del tennis. Da allora, al vincitore del torneo, viene consegnata una copia in argento massiccio, non l’originale; il cui valore inestimabile ha fatto sì che gli organizzatori decidessero di privarsene solo in favore del tennista (o della tennista) che firmasse l’impresa titanica di vincere l’Atp 1000 (Wta Premier) di Madrid per tre volte di fila. “Da tempo volevo creare un trofeo unico – ha dichiarato Tiriac – che fosse solo del torneo di Madrid. Il mio torneo è molto diverso dagli altri, in tantissime cose, e volevo che anche il trofeo si distinguesse dagli altri”. Qualche anno prima fu l’ora delle modelle-raccattapalle, alle quali, in seguito alle rampogne di un gruppo femminista, poco più tardi furono affiancati anche dei colleghi maschi. Ma anche in questo caso il magnate romeno non riuscì ad evitare le polemiche. A tuonare furono i circoli tennistici della capitale spagnola, che avevano visto i loro giovani affiliati privati della possibilità di ricoprire una mansione che era consuetudine venisse affidata a loro. Infine, nel 2009, fu la volta del cambio di superficie (passaggio dal cemento al mattone tritato) e del cambio di location (trasferimento nel futuristico complesso della Caja Magica).

L’appetito vien mangiando. Voi vi chiederete: sarà finita qua? Ma nemmeno per idea. Ion Tiriac – conscio che la crescita della sua ‘creatura’ passa anche e soprattutto attraverso gli elementi di novità che, da qui ai prossimi anni, riuscirà ad introdurre – ha intenzione di proporre altre pirotecniche innovazioni. “Il torneo è cresciuto molto in questi anni, ma non sarò contento finché non avremo due settimane a disposizione. Il torneo ideale per un tennista è quello in cui può alternare un giorno di competizione a uno di riposo. Sto lavorando anche all’organizzazione di un campionato del mondo juniores da tenersi la settimana prima del Masters 1000. In America c’è l’Orange Bowl mentre in Europa non abbiamo eventi junior a quel livello.” E chissà che il ‘Conte Dracula’ non abbia in serbo un’altra delle sue ingegnose trovate già per l’edizione ormai alle porte. Se così fosse, noi di ‘tennis.it’ ve la racconteremo in presa diretta.


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