NADAL, CAMPIONE UNIVERSALE, “SALVA” IL TENNIS SU TERRA BATTUTA

TENNIS – La grandezza di Rafael Nadal ormai è riconosciuta da tutti. Ma, al di là dei numeri impressionanti dei suoi successi, è importante sottolineare come la sua carriera rappresenti, già adesso, un punto di rottura rispetto al precedente modo di intendere il tennis su terra battuta.
martedì, 25 Febbraio 2014

Tennis. Nadal King of Clay, una definizione che non può essere negata a colui che, a carriera in ancora in corso, è già, senza ombra di dubbio da considerare il più forte giocatore di tutti i tempi su terra battuta. I suoi numeri sono già migliori di quelli di Bjorn Borg, spesso citato come uomo record, ed anche di Chris Evert, volendo estendere il confronto all’altra metà dell’umanità, due spietati cannibali del rosso nelle loro rispettive epoche e categorie.

Altri giocatori hanno meritato questo invidiabile titolo in passato per aver dominato, per periodi più o meno lunghi il tennis su terra: ricordiamo in tempi recenti Sergi Bruguera e Thomas Muster, negli anni settanta Guillermo Vilas; giocatori che, però, nel momento che sono stati incoronati come king of clay, si sono più o meno volontariamente condannati ad essere degli specialisti di questa superficie, rimanendo esclusi da ogni “competenza” sulle altre. Il primo Nadal era così, i suoi successi lontano dall’amata terra rossa erano pochi e il gioco risultava ancora condizionato dalle grandi aperture che questa superficie consente. Da Wimbledon 2008 ai successi australiani e statunitensi, fino alla strabiliante stagione 2013 sul veloce, Rafa si è progressivamente completato in giocatore universale, certamente costruito e non naturale, capace però di vincere qualunque torneo in cui scende in campo con la stessa autorevolezza.

Ma l’importanza dello spagnolo, come tutti i grandi, va al di là dei suoi pur straordinari risultati che non stiamo qui ad elencare e a ricordare. Nadal ha soprattutto ridisegnato il concetto di giocatore sulla terra battuta: prima di lui, specialisti come Alex Corretja, Albert Costa, Juan Carlos Ferrero, Guillermo Coria, avevano un certo tipo di caratteristiche tecnico-fisiche abbastanza riconoscibili: una corporatura non troppo massiccia, colpi non potenti, servizio non decisivo, molto mobili e astuti nel costruire trame di gioco. Nadal, senza rinunciare alla mobilità dovuta a un allenamento straordinario, dispone di un fisico da peso massimo e, facendo leva su gambe e braccio (sinistro per di più) particolarmente potenti genera colpi offensivi di grande violenza, e colpi carichi di top spin capaci di demolire lentamente qualsiasi avversario che viene spinto, sempre più in zone remote del campo, da dove, alla fine ogni difesa diventa impossibile. Con questo nuovo modo di interpretare la superficie, il vecchio modello di gioco risulta obsoleto e, infatti, il suo miglior esponente ancora in circolazione, David Ferrer, pur tentando di opporre resistenza strenua, risulta inadeguato e privo di armi veramente incisive, e finisce inevitabilmente stritolato dalle asfissianti traiettorie del connazionale.

Guardare al di là di Nadal non è facile, è uno di quei campioni leader della propria disciplina che fissano record capaci di durare un ventennio e oltre, come Sergej Bubka, Bob Beamon, piuttosto che Usain Bolt. Nessuno potrà mai essere come lui, con la stessa concentrazione di fisicità, talento, intelligenza tattica e braccio mancino: quel che è certo è che ormai tutti i giovani campioni o aspiranti tali tentano di giocare come lui, vengono addestrati a cercare le sue traiettorie e i suoi colpi offensivi. Ciò dimostra che il gioco sul rosso ha compiuto un salto di qualità che lo rende moderno e gli garantisce interesse e sopravvivenza per molti anni a venire, soprattutto se si pensa a quanto nel mondo sia prevalente la diffusione dei campi in cemento con relativi tornei. Anche recentemente, per fare un esempio, il torneo di Acapulco ha scelto la superficie più dura rinnegando la terra.

Qualunque sarà il futuro del tennis, nella lotta tra le superfici, e tra le concezioni filosofiche che stanno alla loro base, la storia ha dimostrato che per essere numeri uno veri non si può prescindere dall’essere vincenti sulla terra battuta, laddove si sviluppano qualità imprescindibili di difesa e pazienza, e l’aspetto mentale e tattico possono risultare ancora decisivi a discapito della forza.


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