NADAL, IL CILE ALBA DI UN NUOVO INIZIO?

Dopo otto mesi di inattività, il calvario di Rafael Nadal sembra finalmente giunto al capolinea. L’ ‘Indio di Manacor’ farà il suo rientro ufficiale ad inizio febbraio, al torneo 250 di Villa del Mar. Ripercorriamo insieme le tappe di avvicinamento a questo agognato appuntamento, con precipua attenzione alle sue ambizioni future
martedì, 29 Gennaio 2013

Tennis.  Da quando Rafael Nadal ha disputato il suo ultimo match ufficiale, molte sono state le dichiarazioni provenienti dal suo entourage. La maggior parte di queste hanno avuto, quale ingrato compito, quello di informare l’opinione pubblica sull’andamento della diuturna convalescenza del campione iberico. L’ultima esternazione sull’argomento è stata – neanche a dirlo – dello zio Toni, il quale, ragionando sull’approssimarsi del rientro alle gare del suo protetto, si è così espresso: “ Rafa ha continuato ad allenarsi su buoni livelli, è anche molto aggressivo. Certamente tornare dopo tutti questi mesi di assenza con mancanza di ritmo è difficile. Andrà a Vina con un po’ di paura, ma è comprensibile. Per trovare più rapidamente il feeling con la competizione, Rafa giocherà anche il doppio assieme a Juan Monaco. Come sempre darà tutto quello che ha per arrivare alla vittoria. Speriamo sia un buon inizio di stagione, aspettando i prossimi impegni”. Non c’è bisogno di sforzarsi in un’esegesi scrupolosa di questo stralcio per comprendere che, con l’intervista in questione, lo zio di Nadal ha cercato di blandire, nei limiti del possibile, le aspettative riposte dagli addetti ai lavori e dai semplici tifosi sul rientro in pompa magna dell’ex n. 1 al mondo. Il tentativo, nemmeno poi tanto dissimulato, è quello di ridurre al minimo sindacale le tensioni, le ansie e le preoccupazioni che, comprensibilmente, accompagneranno lo spagnolo nel momento del suo ingresso in campo. E, per inseguire questo obiettivo, lo staff del maiorchino non poteva fare scelta dialettica migliore che mantenere il profilo basso. Solo cercando di abbassare le luci dei riflettori su di un ritorno alle scene – quello del nativo di Manacor – che, a causa delle continue smentite e degli innumerevoli forfait che ne sono seguiti, ha assunto le dimensioni della fiction si può infatti sperare di favorire una ripresa dell’attività agonistica meno traumatica.

Dunque, il primo torneo ufficiale in cui Rafael Nadal, ormai ristabilitosi fisicamente, farà sentire il peso della sua partecipazione sarà il Movistar Open: una competizione Atp 250 che dal 2000 si disputa sui campi in terra rossa della città andina di Villa del Mar. Ricordiamo che la competizione in esame è nata nel 1993 e, prima che venisse trasferita nella sede attuale, aveva luogo a Santiago del Cile. L’ ‘Indio di Manacor’ prenderà parte sia al torneo di singolo che a quello di doppio, in cui farà coppia con il tennista argentino Juan Monaco, il trionfatore dell’edizione 2012. Non deve sorprendere la scelta del campione spagnolo di dare la sua adesione anche al doppio. Naturalmente, l’intenzione non è quella di incidere imperdonabilmente su di un fisico ancora molto vulnerabile; ma quella di migliorare, quanto più celermente possibile, lo stato di forma dell’iberico. Infatti, solo mettendo nel proprio motore un numero considerevole di match un atleta ai livelli di Nadal può augurarsi di acquisire, in tempi brevi, il giusto feeling con il campo, oltre che l’opportuna familiarità con la tensione che accompagna ogni incontro ufficiale. Per assistere alla prima partita di singolare dell’attuale n. 5 al mondo – appena scavalcato in classifica dal suo connazionale, David Ferrerdovremo attendere il 6 o 7 febbraio, considerato che il suo esordio avverrà in doppio, il 5.

Detto dell’atteso rientro di Rafa, è forse utile fare una sinossi dell’ ‘Odissea’ che ha costretto il plurititolato fenomeno spagnolo a rimanere 8, interminabili mesi lontano dalle competizioni ufficiali, lasciando un vuoto che nessuno (ma c’era da attenderselo) è riuscito a colmare degnamente. In questo lungo periodo di assenza, molte sono state infatti le voci che si sono rincorse sul suo stato di salute. Così tante da sfiorare – molto spesso – il paradossale. Solo per dare ai lettori un’idea sulle dimensioni grottesche che hanno assunto alcune delle notizie (ma forse è troppo generoso definirle tali) riguardanti il maiorchino, rammentiamo che si è arrivati addirittura a congetturare che l’infortunio di Nadal non fosse altro che uno stratagemma concepito dal suo entourage per tenere il suo assistito lontano da insidiosi controlli della WADA, l’agenzia mondiale anti-doping. Insomma, durante la sua assenza, sul conto del mancino di Manacor, si è detto un po’ di tutto, qualche volta arrivando a dare anche pieno sfogo a ipotesi che definire fantasiose è solo un eufemismo. Allora, una volta per tutte, è quanto mai necessario fare chiarezza.

Al netto di qualsiasi mistificazione pseudo-giornalistica e al di là di ogni speculazione congegnata dai suoi  tanti detrattori, Nadal – che ha disputato il suo ultimo incontro ufficiale il 28 giugno del 2012, perdendo, al primo turno del torneo di Wimbledon, dal carneade Lukas Rosol –  è stato costretto ad un lungo stop dal ripresentarsi della Sindrome di Hoffa, una malattia cronica che, in passato, aveva già attanagliato il suo ginocchio sinistro. Il corpo di Hoffa è una sorta di cuscinetto posto nella regione anteriore del ginocchio, che ha lo scopo di ridurre gli urti tra tendine e rotula. Quando va incontro ad un processo infiammatorio – causato da eccessivi carichi di lavoro – tende ad ispessirsi, provocando dolore. Questa, dunque, la misteriosa patologia che ha comportato il lungo stop di Rafa dall’attività agonistica. Una pausa – quella dell’ex n. 1 al mondo – che, dopo un brevissimo periodo di assoluto riposo, ha visto lo spagnolo sottoporsi a sofisticatissime sedute fisioterapiche e particolari esercizi aerobici, in maniera tale da assecondare il corretto irrobustimento del cuscinetto di cui trattasi, diventato diafano a causa dell’infiammazione.

Poi, in dicembre, quando il problema al ginocchio sinistro era finalmente rientrato e lo staff dello spagnolo aveva già ufficializzato la sua partecipazione al torneo esibizione di Abu Dhabi, Nadal è stato costretto a procrastinare ancora il suo rientro in campo, questa volta a causa di un fastidiosissimo virus intestinale, che lo ha a tal punto debilitato da condurlo ad un altro forfait. L’appuntamento era quindi rinviato al 31 dicembre, data di inizio dell’Atp 250 di Doha, ricca competizione che si disputa tutti gli anni nel Qatar e che, quest’anno, ha visto trionfare il francese Richard Gasquet. Ma, quasi che il maiorchino fosse vittima di una sinistra maledizione, l’ormai ex fab-four doveva rinunciare anche a quest’evento, perché ancora alle prese con il virus succitato, evidentemente più sordido ed insidioso di quanto non avessero lasciato presagire le primissime avvisaglie.

Tuttavia, le brutte notizie non si fermavano di certo qui. A distanza di qualche giorno dalla rinuncia al torneo di Doha, Rafa dava infatti alle stampe un’altra infausta notizia: la scelta di non partecipare neanche al primo major dell’anno, gli Australian Open, che solo nel 2012 lo avevano visto dar vita ad un’epica finale con Novak Djokovic, terminata dopo quasi 6 h di tennis giocato a ritmi intensissimi. Questa volta, l’ennesimo forfait non era stato causato dagli atavici problemi al ginocchio sinistro, tantomeno dal protrarsi del virus intestinale, ma da uno stato di forma che, dopo il lungo stop forzato e la conseguente impossibilità di testare la sua tenuta fisica in match ufficiali, non poteva essere di certo in grado di sopportare dignitosamente le immani fatiche di una competizione usurante come quella che si disputa a Melbourne. Oltre ai consuetudinari messaggi di facciata, ciò che traspariva dalle laconiche dichiarazioni dello spagnolo era insomma la constatazione che il proprio fisico non fosse ancora in grado di sopportare adeguatamente gli sforzi di un torneo che si disputa al meglio dei 5 set.

Il ritorno on-court era quindi rimandato ai tornei sulla terra rossa sudamericana, la superficie più congeniale al tennista iberico. Come prevedibile, il campione di Manacor diventava, immediatamente, l’oggetto del desiderio di tutte le competizioni che, programmate sul territorio americano, fanno da preludio agli Atp 1000 di Indian Wells e Miami: dal torneo di Vina del Mar, in Cile (i cui organizzatori, pur di poter annoverare tra i componenti del main draw un tennista con l’appeal di Nadal, si erano da subito mostrati pronti a sborsare fino al triplo del montepremi annuale, grazie all’ausilio di un grosso sponsor nazionale), a quello di Acapulco, in Messico, passando per i tornei di Buenos Aires e San Paolo (quest’ultimo vinto da Rafa nel 2005, quando, a soli 18 anni, fece la sua ultima apparizione in Sudamerica). Iniziava, dunque, un contesa senza esclusione di colpi per accaparrarsi le prestazioni dell’atleta spagnolo.

E veniamo ad oggi. Allo stato dell’arte, l’‘Indio di Manacor’ ha ufficializzato la sua partecipazione agli Atp 250 di Vina del Mar, San Paolo (che vedrà, tra gli altri, anche la presenza di tennisti del calibro di Nicolas Almagro, campione uscente, Juan Monaco e Stanislas Wawrinka, reduce da un grande Australian Open) e, infine, Acapulco. A questo mini-tour sul mattone tritato sudamericano – che, lo ricordiamo, a parte la tappa di Vina del Mar, potrebbe ancora riservare sorprese dell’ultima ora – , seguiranno le partecipazioni ai tornei Atp 1000 di Indian Wells (dove Rafa ha già trionfato due volte) e Miami, competizioni alle quali l’attuale n. 5 al mondo conta di arrivare già in discrete condizioni di forma. Finita la tournée statunitense, ci sarà il trasferimento in Europa, per disputare la vera e propria stagione sulla terra rossa. Senza timore di smentita, crediamo che quello è il periodo in cui Nadal ripone gran parte delle sue velleità di tornare a vincere con continuità. E, se si considera che, proprio con riferimento a quella fase della stagione, il fenomeno spagnolo avrà una caterva di punti atp da difendere, essendo campione uscente di Montecarlo, Barcellona, Roma e, neanche a dirlo, del Roland Garros, rivedere il miglior Nadal, oltre che un auspicio, dovrà rappresentare, per coloro che lo hanno accompagnato in questo calvario, una missione senza appello.

Tanti, forse troppi, sono gli interrogativi che si affastellano sul rientro in campo di Rafael Nadal. Su tutti, le incertezze riguardanti la possibilità che un fisico come il suo – già provato da infortuni che hanno interessato, a più riprese, una regione delicata come il ginocchio – possa ancora reggere a lungo i ritmi che l’attività agonistica impone ad ogni professionista che si rispetti, figurarsi ad un campione come lui; e, ultimo ma non ultimo, i dubbi sulle capacità dello spagnolo di mutare radicalmente il suo stile di gioco, evidentemente troppo dispendioso ed usurante per il proprio fisico, scongiurando, in questo modo, l’insorgere di nuove infiammazioni. Interrogativi – questi – cui è difficile dare una risposta. Di una cosa siamo però certi: chi – come Rafa – ha saputo monopolizzare le scene del tennis mondiale degli ultimi due lustri, non potrà che spendere tutte le sue energie e profondere tutto il suo impegno affinché questo possa realizzarsi.  

 

 

 

 

 

 

 


2 Commenti per “NADAL, IL CILE ALBA DI UN NUOVO INIZIO?”


  1. Silvia ha detto:

    Molto dettagliato e ben scritto l’articolo. Al di la dei vari dubbi e incertezze mi limito a dire che il ritorno di Rafa sarà un giorno da celebrare per tutti gli appassionati di tennis, qualunque sia la bandiera e la maglia di appartenenza[federer,Djoker, Murray]. Forse a torto ma ritengo Nadal più geniale e unico nel suo stile di quanto possa essere Djokovic e Murray. Le partite al meglio di Nadal mi ricordano momenti di grande tennis, non puramente di gioco ma di stile unico e colpi “impossibili” da imitare per gli altri. Comunque vada bentornato Rafa.

  2. Max ha detto:

    Sarà una sorpresa per tutti . Il campeon vincerà ancora 5/6 Slam prima di ritirarsi .


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