NADAL, L’UNDICESIMO “MILLENARIO”

Contro Kohlschreiber, Nadal ha giocato la partita numero 1000 nel circuito maggiore. Ha affrontato 254 avversari: solo undici hanno un bilancio positivo negli scontri diretti. Ricorda ancora la prima, quando battè Delgado a Mallorca nel 2002. "Allora mi dicevano che avrei avuto una carriera breve" ricorda.

TENNIS – E’ tutto tempo che passa, è un abito che si indossa. Rafa Nadal diventa l’undicesimo giocatore a raggiungere le 1000 partite in carriera nel circuito maggiore. Una partita segnata dal 14mo 6-0 subito contro Kohlschreiber, terzo dopo Coria e Lacko a perdere dal maiorchino dopo avergli inflitto un “bagel”. La vittoria numero 822 in carriera si trasforma nell’occasione per la nostalgia e lo sguardo butatto al futuro. Per l’uomo che è diventato, per il bambino prodigio che è stato, per una storia che si è colorata di epica eppure è rimasta sempre umana, troppo umana.

“Mille partite è una cifra importante, che mi regala sensazioni molto speciali” ha detto Nadal che ha raggiunto nel club Jimmy Connors (1,535 match, record di 1,256-279), Roger Federer (1,340; 1,094-246), Ivan Lendl (1,310; 1,068-242), Guillermo Vilas (1,215; 929-286), Andre Agassi (1,144; 870-274), Ilie Nastase (1,085; 780-305), John McEnroe (1,075; 877-198), Stefan Edberg (1,071; 801-270), David Ferrer (1,034; 696-338) e Brian Gottfried (1,004; 680-324). “Se ho raggiunto questo traguardo, vuol dire che ho avuto una carriera lunga, e pensare che all’inizio c’era chi mi diceva che non avrei fatto molta strada”. Se la ricorda ancora la prima partita ATP, a Mallorca il 29 aprile del 2002. Era già annunciato come la prossima stella del tennis mondiale, pochi mesi prima aveva sfidato e battuto in un’esibizione Pat Cash, che avrebbe dovuto affrontare Boris Becker ma Bum Bum non si presentò e chiesero all’australiano di sfidare il ragazzino di casa di cui si dicevano meraviglie. Vinto poi il Challenger di Siviglia, il quindicenne Rafa assaggia il circuito maggiore contro Ramon Delgado. La potenza è già tutta lì, come il bicipite sviluppato, la velocità, la capacità innata e insieme affinata con un desiderio di perfezione difficilmente imitabile di colpire e controllare il gioco. L’intensità, il desiderio di competizione brillavano e bruciavano nello sguardo del futuro gladiatore dominatore del Roland Garros e della terra rossa. Proprio a Parigi, quattro anni prima, il paraguayano Delgado allora numero 81 del mondo aveva sorpreso Pete Sampras al secondo turno. Ma nella sua isola, Rafa non conosce sconfitta all’esordio: vince 64 64 e diventa il nono giocatore con una vittoria ATP all’attivo prima dei 16 anni. “Volevo davvero scendere in campo e giocare bene” dichiarava, “sapevo che sarebbe stato difficile ma ho continuato a fare il mio gioco. Penso di aver giocato bene, di aver mostrato colpi profondi e di aver mantenuto l’iniziativa”.

A vedere quella partita c’è anche Benito Perez-Barbadillo, che allora lavora per il dipartimento di comunicazione dell’ATP. Di Nadal già gli aveva parlato lo zio Miguel Angel, la leggenda del Barcellona che ha chiuso la carriera da calciatore a casa a Mallorca, e Carlos Moya. Ma Barbadillo non è preparato al giocatore già completo, al prodigio mozartiano che vede in campo contro Delgado. “Ricordo che non serviva così bene ancora, ma in campo si muoveva benissimo e i suoi colpi erano molto solidi. E lo vedevi che voleva vincere davvero”.

Vincerà altre 821 partite, a fronte di sole 178 sconfitte. Ha una percentuale di vittorie inferiore solo a Djokovic (82,83%) e Borg (che ha chiuso la carriera con l’82,74% di successi) fra i giocatori con almeno 500 vittorie in carriera. E’ la migliore, però, fra i “millenari”. Le 1000 partite giocate, 900 contro destrorsi e 100 contro mancini, gli hanno fruttato 69 titoli ATP in 103 finali, di cui 14 Slam e 28 Masters 1000. Ha vinto quattro Davis, un oro olimpico in singolare e uno in doppio. Ha un bilancio di 396-121 sul duro, 365-34 sulla terra battuta (a un passo dalle 400 partite con 49 titoli all’attivo), 58-17 sull’erba, 2-6 sull’ormai scomparso tappeto indoor.

I grandi tornei sono il suo regno. Ha disputato 241 partite negli Slam (209 vittorie e 32 sconfitte), e spiccano le 74 con 2 sole sconfitte al Roland Garros o il record di 51-11 all’Australian Open. Contro Kohlschreiber ha vinto la 46ma partita giocata a Miami e centrato il successo numero 321 in 392 incontri nei Masters 1000 (brilla, e non potrebbe essere altrimenti, il dominio da re scandito da 58 vittorie in 62 partite nel Principato di Monaco).

Nadal, quarto spagnolo tra uomini e donne a raggiungere le 1000 partite in carriera, traguardo superato anche dalle regine della Fed Cup Arantxa Sánchez Vicario (1054 match giocati, con un bilancio di 759-295) e Conchita Martínez (739-297 in 1036 incontri), ha affrontato in carriera 254 avversari, ricorda As. Contro 176 di questi non ha mai perso (Gasquet e Mathieu sono gli unici, fra questi, che ha affrontato almeno dieci volte). Mantiene un bilancio positivo anche contro altri 57 che l’hanno battuto almeno una volta. In 10 hanno al momento un record in parità contro il maiorchino: Gastón Gaudio (3-3), Nicolas Mahut (1-1), Steve Darcis (1-1), Horacio Zeballos (1-1), Alexander Waske (1-1), Vincent Spadea (1-1), Younes El Aynaoui (1-1), Thierry Ascione (1-1), Nick Kyrgios (1-1), Lucas Pouille (1-1). Dei 254 giocatori che ha affrontato, solo undici possono vantare un bilancio favorevole, e solo due di questi, Novak Djokovic (23-26) e Nikolay Davydenko (5-6) lo possono mantenere dopo più di dieci sfide. Ha un record negativo anche con Dominik Hrbaty (1-3) e Borna Coric (1-2) e con i sette che non ha mai battuto: Àlex Corretja (0-2), Dustin Brown (0-2), Chris Guccione (0-1), Olivier Mutis (0-1), Paradorn Srichaphan (0-1), Joachim Johansson (0-1), Damir Dzumhur (0-1).

Nessuna idea di ritiro, però, oscura l’orizzonte del soldato Rafa. “Quando arriverà il momento lo deciderò io, non qualcuno che magari mi critica o scrive di me davanti a un computer. E anche quando arriverà il momento di Federer sarà lui a decidere e nessun altro. Facciamo quello che possiamo. Poi ci sono stagioni migliori e peggiori, ma cerchiamo sempre di fare tutto il possibile e dare il meglio. Non può essere tutto perfetto in quindici anni di carriera. Sia io che Federer giocheremo finché saremo felici e ci divertiremo giocando a tennis, viaggiando e stando nei tornei. Quando ciò non accadrà più, ci dedicheremo ad altre cose”. Di sicuro, essere numero uno o due non è un obiettivo per il 2017. Almeno non prioritario. Farò la programmazione più congeniale possibile per il mio fisico e non per essere in alto nel ranking. Voglio giocare quanti più anni possibili”. In fondo, il tempo è solo un abito che si indossa.


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