APPLAUSI PER DAVID

Nalbandian ricorda a tutti di cosa è capace, lascia quattro game a Cilic e vola in finale a Washington. Suo avversario Baghdatis che supera Malisse e dei problemi alla caviglia
domenica, 8 Agosto 2010

Washington (USA) 8 Agosto 2010 – Un grande David Nalbandian approda in finale al torneo di Washington, dopo un anno e mezzo lontano dalle finali e in buona misura anche dal tennis. Ma la notizia non è tanto nel risultato, o nell’occasione di conquistare l’undicesimo titolo per l’argentino, quanto nel livello del gioco espresso, vicinissimo ai massimi livelli toccati da David.

Cilic dominato. Dopo le vittorie su Wawrinka e Simon, Nalbandian ha aggiunto un altro scalpo di rilievo alla sua collezione, quello di Marin Cilic. Il ventunenne croato, apparso in ripresa dopo un periodo di appannamento, è diventato quasi una vittima sacrificale sull’altare dei micidiali fondamentali del cordobense. David ha dominato gli scambi da fondo e, rispondendo molto bene, ha disinnescato una delle principali armi di Marin, il servizio. Sconcerta il 26% di punti realizzati con la seconda dal croato, uno degli elementi chiave per il 6-2 6-2 finale.

Gioia e consapevolezza. Nelle interviste dopo l’incontro David è parso euforico, esaltando il gioco che gli ha permesso di disporre a suo piacimento del numero 13 del mondo, ma anche consapevole che, a ventotto anni, non può più permettersi di scherzare. L’argentino ha infatti dichiarato “Quando passi molto tempo lontano dal campo ti manca il tennis, ti manca l’adrenalina. Sto cercando di godermela ogni volta che scendo in campo. Credo di avere altri tre o quattro anni per giocare a questo livello. Mi sto impegnando molto per essere in forma.” Se David saprà tenere fede a questi propositi, non ci stupiremmo se riuscisse a colmare il vuoto di titoli dello slam nel suo palmarès.

Marcos ferma Xavier. La finale del torneo americano avrebbe potuto trasformarsi in una replica della semifinale di Wimbledon 2002, partita cardine delle carriere dei due protagonisti, Xavier Malisse e, ovviamente, David Nalbandian. Il belga non è però riuscito a tornare in una finale, anche per colpa del suo avversario, Marcos Baghdatis, che ha giocato un match attento e brillante, lasciando poche chance a Xavier, che comunque porta a casa una notevole iniezione di fiducia poco dopo il suo trentesimo compleanno.

Attenzione alla caviglia. La gioia del cipriota è però parzialmente oscurata da un problema fisico emerso verso la fine del match. Dopo avere portato a casa il primo set per 6-2, Marcos si è trovato a fronteggiare un’importantissima palla break sul 3-4 del secondo set. Nel tentativo di recuperare un rovescio di Malisse, Baghdatis ha infatti subito una torsione innaturale alla caviglia che lo ha costretto a chiedere l’aiuto del medico. Tutto mentre il rovescio di Malisse terminava fuori, cancellando l’occasione di salire 5-3 e servizio.

Rimesso in sesto da un intervento medico (alla faccia di chi considera il time-out medico un problema confrontabile alle mine anti uomo), Marcos è riuscito a mantenere il servizio ed è poi apparso in grado di recuperare il controllo del match. Il break cipriota sul 5-5 non si è rivelato decisivo, ma un vantaggio di 6-1 nel tie-break ha lasciato  poche speranze a Malisse, che si è dovuto accontentare di annullare 3 match point prima di cedere per 6-2 7-6(2). La notte ci dirà se la caviglia di Baghdatis è tornata a posto.

A proposito di rivincite. Non sarà quindi rivincita di Wimbledon 2002, ma di un’altra semifinale a livello di slam, quella giocata in Australia nel 2006, in cui un cipriota in estasi agonistica eliminò il favorito argentino per 3-6 5-7 6-3 6-4 6-4 raggiungendo la sua prima ed unica finale in uno slam. Il computo dei precedenti è complessivamente a favore del cipriota, vincitore in tre occasioni su quattro. Per Baghdatis è la nona finale a livello ATP, con l’ultimo successo giunto a gennaio a Sydney.

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