NAVRATILOVA, LE SCUSE DOPO LA BUFERA

Prima la polemica contro i transgender, poi le scuse e il chiarimento del suo punto di vista. Il pensiero di Martina Navratilova.
lunedì, 4 Marzo 2019

TENNIS – Una polemica di grosse dimensioni ha travolto Martina Navratilova negli ultimi giorni. L’ex leggenda del tennis femminile, che da sempre ha caratterizzato il suo stile ed è passata alla storia anche per la sua vita privata, ha sollevato il caso relativo alla catalogazione agonistica degli atleti transgender. Dichiarazioni fuori luogo, tanto più inattese da una personalità così di spicco sia nel tennis mondiale sia nelle politiche di inclusione sociale.

La Navratilova, soltanto pochi giorni fa, aveva affermato che secondo lei sarebbe stato iniquo permettere a degli atleti transgender di gareggiare nelle competizioni femminili. Sulle colonne del Times, l’ex tennista ha riassunto così la sua opinione: “Semplicemente non puoi dichiararti donna, se hai un pene non puoi far parte delle competizioni femminili. Se lo fai o vuoi farlo, è perché il tuo scopo è quello di imbrogliare”. Bollata immediatamente come transfobica, le è stata revocata la carica di ambasciatrice Athlete Ally, organizzazione che si batte per la tutela dei diritti LGBT nel mondo dello sport.

Dopo il putiferio scatenato a livello mediatico e non solo, la Navratilova ha colto l’occasione per scusarsi e chiarire il punto della sua questione. “So che l’uso della parola ‘imbrogliare’ ha scioccato i membri della comunità transgender – ha spiegato direttamente sul suo sito ufficiale – ma il mio intento non era quello di accomunare tutti gli atleti transgender sotto l’etichetta di imbroglioni. Ho espresso l’ipotesi in cui qualcuno, in maniera piuttosto cinica, possa scegliere di concorrere in una categoria piuttosto che in un’altra per il solo gusto di partire avvantaggiato. Per farlo è sufficiente dichiararsi donna, anche solo temporaneamente”.

Un ulteriore chiarimento da parte della Navratilova arriva dalla questione non solo sportiva, bensì etica: “Dobbiamo renderci conto che non esiste una soluzione grazie alla quale nessuno si senta danneggiato o svantaggiato. Bisogna rendere lo sport un mondo più equo possibile. Immaginiamo di accorpare le categorie e gareggiare senza distinzioni di sesso: scomparirebbero discipline femminili così come le conosciamo. Qualsiasi politica ragionevole deve fare i conti e assumersi le responsabilità di determinate esclusioni”.


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