US OPEN: VOCI DI MEZZA ESTATE

Flushing Meadows è all'orizzonte e inizia la guerra verbale in attesa di scendere in campo per i tornei preparativi allo Slam americano
mercoledì, 20 Luglio 2011

Albany (Stati Uniti) – Tra rientri, rumors e buoni propositi, la sfida attesa tra le due ex regine del Wta, Martina Hingis e Serena Williams, è terminata a favore della tennista americana.  Protagoniste ognuna a loro modo delle ultime cronache estive (Serena per le aspettative dopo il ritorno e Martina perché sarebbe stata contatta dal management di Federer in vista delle Olimpiadi), le due sono scese in campo la scorsa notte in occasione del match in programma per il World Tennis Team.

Le notizie dell’ultima ora riferiscono che la minore della sorella Williams, che ha portato a casa anche gli incontri di doppio e doppio misto al WTT, potrebbe utilizzare il ranking protetto in vista degli Us Open, opzione di cui si potrebbe avvalere nel caso in cui l’organizzazione non la dotasse di una wild card.

Del momento non ottimale di Serena vorrebbe però approfittare Maria Sharapova, pronta nei prossimi eventuali incontri a ribaltare una tendenza non positiva: “Adoro giocare contro di lei – ha dichiarato la russa in una conferenza stampa per promuovere gli Us Open Series – i nostri incontri sono stati sempre molto duri. Non ho un buon ruolino contro di lei e mi piacerebbe prossimamente cambiare le carte in tavola.  Magari quest’estate avremo l’opportunità di sfidarci di nuovo”.

Sul versante maschile, l’America inizia a pensare al dopo Roddick-Fish,  puntando le sue attenzioni sul giovane Ryan Harrison, di scena questa settimana ad Atlanta. Diciannove anni, attualmente numero 120 del ranking mondiale, il giovane si è già fatto notare negli ultimi mesi, ma quello che ora ci si aspetta da lui è il grande salto.

“E’ un ragazzo che ha voglia di fare, d’imparare – ha affermato il suo collega James Blake –, questo di sicuro gli permetterà di sfruttare il suo potenziale. Non so prevedere ora se raggiungerà la top ten o magari si fermerà entro i primi 50, ma so che farà bene”.

Nato con la racchetta in mano (ha iniziato a palleggiare a soli 2 anni), il ragazzo rappresenta le speranze di un’intera nazione, specie dopo un’abdicazione repentina come quella di Roddick degli ultimi tempi. Tra le curiosità della  giovane carriera di Harrison si annovera una finale giocata all’età di 11 anni contro suo padre: i due si trovarono di fronte nell’ultimo round del  Shreveport City Championships , stage in cui il genitore (che è stato anche suo allenatore nei primi anni) ha naturalmente avuto la meglio.

Quest’anno Ryan ha avuto modo di mettersi in mostra ad Indian Wells dove, negli ottavi di finale, ha comunque combattuto a lungo contro Roger Federer, riuscendo a portare lo svizzero al tie-break nel primo set. Ora con l’avvio della tournee sul cemento americano, e gli Us Open all’orizzonte, gli americani sperano che il giovane possa iniziare a dare loro qualche soddisfazione in più.

E gli Us Open ovviamente non impensieriscono solamente i padroni di casa, ma in generale tutti i tifosi, specie quelli che poco amano lo strapotere mostrato negli ultimi mesi da Novak Djokovic. A rassicurare i sostenitori di Roger Federer intanto  è sceso in campo anche Paul Annacone, coach dell’ex numero uno: “In quest’ultimo periodo la lotta nel tennis è diventata davvero serrata. Djokovic sta vivendo un periodo di forma davvero invidiabile e Rafa è sempre Rafa. Roger però dal canto suo non sta facendo una brutta stagione, in Australia è arrivato in semifinale, a Parigi ha raggiunto la finale, mentre a Wimbledon si è arreso nei quarti. Non credo che ci siano motivi che debbano far temere in vista degli Us Open”.


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