NICK KYRGIOS, IL “MANGIA TIE-BREAK”

Il giovane tennista australiano ha giocato un torneo di Wimbledon ad altissimi livelli, battendo Richard Gasquet e Rafael Nadal e spingendosi fino ai quarti di finale. La sua straordinaria solidità mentale si manifesta soprattutto nei tie-break, quando ogni punto conta davvero tanto.
giovedì, 10 Luglio 2014

Tennis – Lui è senza dubbio la vera rivelazione del torneo maschile di Wimbledon. Ha cavalcato l’onda verde dei campi dell’All England Club stupendo il mondo e prima ancora i suoi avversari con dei colpi di grande potenza e solidità e con una determinazione che solo in pochi possono vantare. Nick Kyrgios, australiano di padre greco e madre malese, nato a Canberra il 27 aprile 1995, ha ottenuto il suo posto in tabellone a Wimbledon dopo aver vinto il difficile e selettivo torneo di Nottingham. Si è poi presentato al terzo slam della stagione lasciando di stucco tifosi, giornalisti e persino colleghi tennisti, primi tra tutti Richard Gasquet e su Rafael Nadal, battuti rispettivamente al secondo e quarto turno. La sua corsa, purtroppo per lui, si è fermata ai quarti di finale contro Milos Raonic.

Nick Kyrgios ha sicuramente dimostrato di saper giocare a tennis, ma più di ogni altra cosa ha strabiliato gli addetti ai lavori con una incredibile tenuta mentale e una capacità di lottare fuori da ogni logica per un giovane tennista. Al secondo turno ha annullato nove match point al numero 14 del mondo Richard Gasquet, battendo poi il francese 10-8 al quinto. Agli ottavi di finale non ha fatto una piega di fronte al numero 1 del mondo e recente vincitore del suo ottavo Roland Garros Rafael Nadal. Nick Kyrgios non sembra aver sofferto minimamente la palla sporca del maiorchino e non si è mosso di un centimetro neanche nei tie-break giocati. È proprio la statistica nei tie-break che colpisce di più nell’esperienza londinese dell’ormai ex numero 144 del mondo.

Il tie-break è una fase delicatissima di ogni partita di tennis. I migliori giocatori vincono più del 50% dei tie-break giocati perché sono i migliori del mondo, non perché abbiano qualche strana competenza in questo momento particolare del match. Le statistiche si alzano quando nel tie-break si presentano atleti dotati di un grande servizio o di una grande e spesso innata capacità di lottare ad ogni punto (Nadal, Federer, Isner).

Nick Kyrgios potrebbe anch’egli far parte di questa prestigiosa lista. Nella sua pur breve carriera da professionista, tra tornei Atp, qualificazioni e Challenger, ha vinto sinora 23 tie-break su 31 con una percentuale di vittoria del 74%. John Isner non ha mai fatto meglio e Roger Federer ci è riuscito solamente in due stagioni.

Uno studio proposto dal sito heavytopspin.com, che simula i punti conquistati dall’australiano nei turni di servizio e di risposta, mette in evidenza che, matematicamente, Kyrgios potrebbe vincere il 52% dei tie-break se fosse un robot che risponde a variabili e stimoli prestabiliti. Invece, i valori del Kyrgios fatto di carne e ossa sono cosa diversa e rappresentano una vera anomalia. La rivelazione di Wimbledon vince molti più tie-break del previsto. Non si tratta solo di fortuna. Anzi è statisticamente provato che la fortuna conta soltanto per l’1%. Il resto è forza mentale, capacità di giocare con solidità i punti importanti e possibilità di contare anche su un servizio affidabile. Anche nell’ultimo match giocato all’All England Club contro Milos Raonic, Nick Kyrgios ha dimostrato questa sua abilità nei tie-break, vincendo il primo set 7-6 e perdendo il solo minibreak che poi gli è stato fatale nel quarto parziale.

Dal punto di vista delle statistiche, infatti, il match contro il canadese era molto difficile per il tennista australiano. Anche il numero 9 del mondo ha un ottimo bilancio quanto a tie-break (58% di vittorie) e non a caso è stato proprio un tie-break a portarlo in semifinale.

Adesso è facile spendere parole di elogio per Nick Kyrgios. I Championship sono una vetrina importantissima, la più prestigiosa per la maggior parte dei tennisti. Se poi batti Gasquet e Nadal il major londinese diventa un palcoscenico ancora più stimolante, una rampa di lancio verso il successo, verso altre vittorie, verso le celebrazioni che spettano di diritto ai grandi campioni. Le statistiche – si sa – contano poco. Kyrgios ha dalla sua parte la giovane età, l’esuberanza del giovane rampante e un curriculum tennistico di tutto rispetto. Ma tutto quanto fatto vedere o intravedere sinora va dimostrato sempre, su tutti i campi, in tutti i momenti della stagione e nei molti anni di carriera che l’australiano Nick Kyrgios ha ancora davanti. 


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