NICOLA PIETRANGELI. NON SI VIVE DI SOLO TENNIS

L’icona vivente del tennis e dello sport italiano è nata a Tunisi 82 anni fa. Nick ha saputo vestire i panni del player-entertainer in un epoca in cui lo sport e l’intrattenimento erano due cose completamente differenti.
venerdì, 11 Settembre 2015

Tennis – “Se ai nostri tempi ci avessero confinato in un’isola per sei mesi, senza campi da tennis, e poi ci avessero fatto disputare un torneo, ci avrebbe battuti tutti quanti”. È il 17 volte vincitore di Slam Ken Rosewall ad aver pronunciato questa frase. E il riferimento è a Nicola Pietrangeli.

Sono parole vere quelle dell’ex campione australiano, parole che descrivono il tennista, il personaggio, il viveur Nicola Pietrangeli. Una leggenda vivente, un’icona dello sport italico e mondiale. Ma anche un personaggio da copertina patinata, uno che faceva parlare di sé anche fuori dai campi da tennis e che ha fatto da apripista agli sportivi moderni, capaci di grandi prestazioni in campo e anche di riempire le pagine della cronaca rosa.

“Quante volte mi sono sentito dire: «Certo, se ti fossi allenato seriamente avresti vinto di più!». E io freddamente rispondevo: Sì! Ma sapete quanto mi sarei divertito di meno…”. È una massima che il grande Nick ha regalato a Lea Pericoli durante la scrittura del suo libro. Una frase che è anche una risposta – o una conferma – di quanto detto dall’ex hockeysta e tennista cecoslovacco Jaroslav Dronby: “In Pietrangeli ha sempre prevalso l’essere umano sulla macchina capace di giocare alla perfezione”.

Perché Nicola Pietrangeli non ha mai rinunciato a nulla per giocare a tennis, anzi ha iniziato a giocare a tennis tardi, dopo aver rinunciato a giocare a calcio. È vero, il suo primo contatto con la racchetta lo aveva avuto da bambino, quando giocava con il padre nel campo di prigionia di Tunisi in cui la sua famiglia fu internata dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Ma è a 19 anni che Nick decise di dedicarsi alla racchetta e non al pallone. Con coraggio verrebbe da dire. “Perché – parole sue riferite a Panorama –  allora il tennis era ancora uno sport d’elite, il pubblico era composto soprattutto da tennisti da circolo, tutti adulti. Sugli spalti, ad esempio, i bambini non c’erano”. E, rispetto al calcio, anche i guadagni erano irrisori: “A Roma ci davano 7 mila lire al giorno come rimborso spese. E quando vinsi il titolo (nel 1957 ndr) portai a casa 30 mila lire. Non valevano neanche un mese di affitto, a quei tempi per il mio appartamentino ne pagavo 50mila. Noi non eravamo ricchi come i tennisti di oggi”.

Cronache di un tennis profondamente diverso rispetto a quello contemporaneo. Memorie di un mondo, oggi quasi blindato, che offriva molte più occasioni di svago e in cui andare a cena con l’avversario del giorno prima in campo era possibile. Uno dei ricordi più belli che Nicola Pietrangeli conserva delle sue comparsate al Foro Italico: “Le serate nelle bettole di Trastevere con Tiriac, Nastase e Manolo Santana. Adesso non sarebbe possibile perché se, ad esempio, Federer e Djokovic volessero uscire a cena insieme dovrebbero portarsi dietro dieci persone a testa di staff” ha dichiarato sempre a Panorama.

Sembra l’identikit di un finto sportivo quello fin qui delineato. Ma Nicola Pietrangeli da Tunisi ha saputo realizzare un’ottima sintesi tra vita mondana e risultati. Due le sue affermazioni al Foro Italico (1957 e 1961), proprio all’epoca delle notti passate a Trastevere. Due le sue vittorie anche al Roland Garros (1959 e 1960), in quella Parigi che non è certo seconda a Roma se vuoi uscire la sera e andare a divertirti. In totale sono 41 i titoli conquistati tra i professionisti. Importanti anche i risultati in Coppa Davis. Nick detiene tuttora il primato degli incontri disputati e vinti, con 164 presenze (110 in singolare e 54 in doppio) e 120 vittorie (78/42). Nel 1960 e nel 1961 fu punta di diamante della squadra che giunse a in finale contro l’Australia, rompendo la tradizione che vedeva sempre canguri e Stati Uniti a contendersi la mitica Insalatiera. Giocatore da fondo campo, Nick fu grande curatore dello stile, potente nei passanti e ben centrato col rovescio più che col diritto. “Nicola fu un regolarista e un incontrista, capace anche di raffinatissimi tocchi al volo” riferisce nella sua enciclopedia lo scriba Gianni Clerici.

La Davis, Pietrangeli la vincerà da capitano non giocatore nel 1976, portando Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli sul tetto del mondo. “Lasciateci giocare a tennis, ce lo meritiamo. La politica la facciano i politici. Se non andiamo in Cile non si sarebbe dovuto andare in cento altri paesi, come Unione Sovietica, Cecoslovacchia, Brasile o Argentina. Oppure facciamo i conti con i morti in galera e diciamo no al Cile perché sono stati centomila e sì all’Argentina perché sono stati la meta?”. Così spense ogni polemica legata alla trasferta della nazionale di Davis nel Cile di Pinochet, questione che, manco a dirlo, aveva suscitato la presa di posizione di molta parte del mondo politico italiano.

E poi c’è la vita privata, anche quella mai banale. Dopo la fine del matrimonio con Susanna Altero, che gli aveva dato tre figli, Pietrangeli si fidanzò con la conduttrice Licia Colò, destando scalpore per l’importante differenza di età tra i due. Inevitabile, tuttavia, per uno come lui finire più di una volta sulle pagine “gossippare” della stampa italiana: “C’è molta leggenda sulle mie avventure. Sono stato sposato per venti anni e ho tradito mia moglie solo quando ero lontano da Roma. Poi sono stato sette anni con Licia e non le ho mai messo le corna. Altro che donnaiolo” dichiarò in un’intervista al Corriere della Sera.

Nicola Pietrangeli, che figura anche nella International Tennis Hall of Fame, è la persona giusta per rappresentare il tennis italiano nel mondo. Perché di italiano ha tanto – tranne la residenza, certo – è il tennista del Bel Paese più titolato della storia, ha saputo amare e ha saputo far divertire, ha usato più l’istinto che la ragione, ha vinto, ha perso e si è saputo sempre arrangiare, in campo e fuori. “Pur conoscendo Nicola Pietrangeli da sempre, non gli ho mai chiesto se per caso non rimpiangesse di non aver dato al tennis tutta la sua attenzione e le sue energie. Non gliel’ho chiesto perché conosco la sua risposta. Nicola non avrebbe potuto vivere in un modo diverso, non avrebbe mai rinunciato a una cena, a una festa, a una donna per poter giocare meglio una partita”. Come in apertura, anche in chiusura una frase – questa volta di Rino Tommasi – per caratterizzare bene il personaggio Nicola Pietrangeli. Buon compleanno. 

Foto: Nicola Pietrangeli ha vinto per due volte gli Internazionali d’Italia e il Roland Garros (www.dagospia.com)


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