NICOLAS KICKER, LE DIFFICOLTÀ DEI PESCI PICCOLI

Il tennista argentino è numero 183 del ranking ATP, ha 23 anni ed è padre da quando ne aveva 19. Non è la storia dei super-guadagni di Djokovic, Federer e Nadal, ma quella dei sacrifici di un uomo e della sua famiglia
domenica, 11 Ottobre 2015

TENNIS – Non è un mistero che la fetta grossa di gloria e, soprattutto, premi in denaro finisca nelle tasche dei grandi protagonisti del tennis mondiale. Ma al fianco dei vari campioni di primo livello, che comunque non disdegnano iniziative benefiche, esiste una consistente schiera di giocatori meno fortunati e costretti a numerosi sacrifici, sia familiari che economici, per continuare ad inseguire la propria passione.

È la storia di Nicolas Kicker, ma è anche quella di tanti altri colleghi che, nel corso degli ultimi anni, hanno lamentato la scarsa tutela della federazione nei loro confronti. Nicolas è un ragazzo di 23 anni, attualmente alla posizione 183 del ranking ATP, ma la particolarità della sua carriera è arrivata quattro anni fa: ha un figlio di nome Bastian, nato quando aveva 19 anni, che ha contribuito ad aprirgli ulteriormente gli occhi su un mondo che, effettivamente, non è splendente come gli impianti dei quattro Major.

L’Argentina, nel 1992, ha sfornato altri talenti che, per sua stessa ammissione, avevano più qualità rispetto a lui. Tra Schwartzman, Arguello, Collarini e Olivo, il suo sgomitare non l’ha premiato quanto avrebbe voluto la sua famiglia, che ha visto nel padre ex giocatore la figura maggiormente influente nella scelta del suo futuro. A cavallo tra il 2011 e il 2012 è arrivato anche un infortunio piuttosto serio alla quinta vertebra lombare, capace di pregiudicare entrambe le stagioni del sudamericano. Nonostante ciò, è diventato un volto noto dei Challenger italiani, soprattutto grazie alle due finali a Todi e Biella.

All’inizio è stato difficile – dice Kicker ai media brasiliani – in particolar modo dopo la nascita di mio figlio. Mantenersi con il minimo dei premi ottenuti e con i sacrifici di una famiglia non è assolutamente una passeggiata. La mia situazione è anche quella di numerosi giocatori impegnati tra i Challenger e i Futures, con sporadiche apparizioni nei tornei più importanti, quando le possibilità economiche lo permettono“. Qualche soddisfazione, però, è stata raccolta: “A New York mi è capitato l’armadietto accanto a quello di Nadal. Quando l’ho detto a mio fratello, che è un suo grande fan, era in preda alle risate. È davvero strano guardarsi negli occhi e capire come possano essere diverse due carriere dello stesso sport: attualmente ho anche uno psicologo che mi segue, Mariela Garcia, che ringrazio pubblicamente in questo momento di difficoltà economica“.

Proprio i sacrifici e le scarse finanze hanno aizzato le polemiche nei confronti di Kicker, quando perse al terzo set contro Giovanni Lapentti a Barranquilla. Dopo aver vinto il primo set, l’argentino subì una rimonta e cedette 7-5 nel parziale decisivo, suscitando diversi dubbi legati a presunte scommesse. Lo stesso Nicolas ha smentito: “Nel giro di pochi minuti, ho ricevuto una serie di messaggi tramite social network nei quali venivo accusato di aver manomesso la finale di Barranquilla. Anche qualche giocatore più blasonato ha fatto sentire la sua voce, ma io ho riso di gusto dopo aver metabolizzato ciò che mi hanno detto. Pazienza, questo è il tennis ed è molto difficile viverlo fuori dal campo“.

Una storia di grandi difficoltà, che ha ben poco a che fare con le carriere di chi, quotidianamente, calca i campi dei più grandi tornei di tennis. Non tutto è sfavillante come nelle stagioni di Djokovic, Federer e Nadal, al contrario è più facile imbattersi in giocatori alla Kicker, costretti a fare della propria esperienza una vera missione. Con i cambiamenti adottati dall’ATP a partire dal 2016, l’auspicio è quello di veder limitate queste storie di passioni ostacolate.


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