NOAH: “LA FRANCIA HA UNA GENERAZIONE DI PERDENTI”

"Simon, Monfils, Gasquet, Tsonga non hanno vinto né uno Slam né la Davis" dice Noah all'Equipe. Continuano le tensioni nella squadra francese in vista del primo turno contro il Canada in Guadalupe.
martedì, 23 Febbraio 2016

TENNIS – Si avvicina il terzo debutto di Yannick Noah da capitano di Coppa Davis. La vigilia della sfida contro il Canada è tutto fuorché tranquilla. “Questa generazione ha zero titoli Slam, zero Davis Cup. Questa generazione poteva essere unica: ci sono 4 giocatori in top 20 (…). Se questi giocatori sono difficili da gestire, è perché non meritano di vincere. E purtroppo per noi, ci sono persone che non sanno vincere” ha detto Noah all’Equipe.

Già durante l’Australian Open, Monfils ha criticato la scelta di Noah di giocare in Guadalupe. “Figurarsi se a me non piace l’idea di giocare nell’isola di mio padre” ha detto Gael dopo l’eliminazione a Melbourne, “ma se avessimo giocato lì la finale di Coppa Davis nel 2014 contro la Svizzera sarebbe stato bellissimo. E magari avremmo pure vinto. Ma ci dissero che era troppo caro, forse a Noah non avrebbero dato quella risposta”.

Tuttavia, adesso, dopo i tornei indoor in Europa, e con il back to back Indian Wells-Miami all’orizzonte, giocare lì, ha ammesso Monfils, “ crea un problema a tutti noi, principalmente per una questione di calendario oltre che di viaggio, di superficie. Eravamo tutti contrari, io, Gasquet, Simon, gli altri, tutti salvo Tsonga. Beh, Yannick se n’è fregato e ha fatto quel che ha voluto”.

“Di quel che dicono i giocatori” ha detto Noah, “mi interessa poco. Chi tocca la squadra, tocca qualcosa di sacro”. Era già così nel 1991, quando il suo storico coach, Patrick Hagelauer, futuro direttore tecnico della federazione, gli ha chiesto di diventare capitano per a prima volta . I nuovi moschettieri troveranno un condottiero che li porta in finale di Davis, al Gerland di Lione, contro gli Stati Uniti di Agassi e Sampras, e li porta al primo titolo dal 1932, dall’epoca dei Moschettieri Borotra, Lacoste, Brugnon e Cochet. Il colpo di genio di Noah, allora, arriva dopo la semifinale vinta a Pau contro la Jugoslavia, Noah va a parlare con Henri Leconte alla piscina dell’hotel. Leconte, convocato come quinto per la semifinale, è infortunato alla schiena, è sceso al numero 143 del mondo, sta bevendo un bicchiere di vino, da solo, in un albergo vuoto. Noah il condottiero arriva e in un attimo tutto cambia: “Ho bisogno di te. Non per giocare. Per vincere. Senza di te non possiamo farcela, conto su di te”. Lacrime di gratitudine gli solcano il viso. Per lui, per lasciare un posto a Leconte, Noah lascia fuori il giovane Santoro, che ha dato ai Bleus il punto della vittoria nei quarti contro l’Australia e vinto il secondo singolare a Pau, e ora si sente tradito dal suo idolo.

Leconte giocherà la partita perfetta contro Sampras, all’esordio assoluto in Davis, e dopo 24 ore vincerà il doppio in coppia con Forget, contro Flach e Seguso. Nessuna nazione ha mai rimontato da sotto 1-2 in finale di Davis dalla vittoria degli australiani proprio sugli Usa nel 1964. E la storia non cambia. Lione trascina Forget alla vittoria su Pistol Pete. “Yannick mi ha dato questo gusto per la ricerca del limite, questa voglia di andare oltre le mie capacità”. Immagini e ricordi di un’altra era, di un’altra generazione, di uno spirito di grandeur che oggi pare sopito.

Tuttavia, quel che avrebbe fatto scattare l’ira di Monfils è quel che gli avrebbe detto Milos Raonic negli spogliatoi a Melbourne. ““Avessi dovuto venire a giocare in Europa per la Davis in mezzo alla stagione americana sul cemento non sarei certamente venuto. Dalla Florida invece raggiungere le Gaudalupe è uno scherzo e allora ci sarò”. E senza dubbio, la presenza di Raonic cambia gli equilibri della sfida.

Noah ha ammesso che il quartetto scelto per affrontare il Canada non arriva al meglio della condizione. “Io sono pronto ad adattarmi alla situazione. Tsonga non ha giocato bene ultimamente. Se mi preoccupa? Non necessariamente. Monfils, Jo e Simon arrivano con pochissime partite. Perciò potremo lavorare e questo mi piace”. Come quarto, anche per il doppio, ha scelto Roger-Vasselin. Non è stato facile, ha ammesso Noah, tenere fuori Mahut che a Rotterdam ha conquistato il suo undicesimo titolo di doppio, in coppia proprio con Vasek Pospisil, dopo aver salvato un match point in semifinale a Henri Kontinen e John Peers. “Sono molto fiero della mia settimana qui a Rotterdam” ha detto Mahut, che aveva già vinto il torneo nel 2014 con Michael Llodra e ha chiuso il 2015 con il suo primo titolo Slam, in coppia con Pierre-Hugues Herbert.

“Come livello” ha spiegato Noah, “tutti i nostri doppisti sono molto vicini, c’erano pro e contro per ciascuno dei candidati. Come sempre, ho tenuto in considerazione, per prima cosa, le condizioni in cui andremo a giocare: ho scelto Roger-Vasselin perché può giocare su entrambi i lati e si adatta bene alla terra battuta. Ma certo non è stata una decisione presa alla leggera, soprattutto considerato che Mahut ha raggiunto la semifinale in singolare e vinto in doppio a Rotterdam la settimana prima della mia scelta”.

Noah è comunque molto carico. “L’adrenalina inizia a salire. E’ divertente, sono sensazioni che non sentivo da tanto tempo”.


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