NORMAN: “A PARIGI UNO STAN PIU’ MATURO”

Magnus Norman parla delle possibilità di Stan Warinka a Parigi e rivela: "Oggi affronta in maniera più sicura gli appuntamenti importanti"
giovedì, 26 Maggio 2016

di Marco Codino

Magnus Norman è uno dei grandi giocatori che il tennis ci ha regalato. Finalista a Parigi nel 2000, lo svedese non si accontenta, non vuole rimanere solo un bel ricordo di questo sport. Vuole anzi andare avanti nella sua carriera di allenatore, che pure è stata ricca di soddisfazioni sulla terra parigina: ha portato due volte Robin Söderling in finale, nel 2009 e nel 2010; mentre l’anno scorso con Stan Wawrinka, suo protetto dal 2013, ha vinto la Coppa dei Moschettieri.

Cosa ti ha colpito di più della personalità di Stan?

“Sin dall’inizio sono rimasto colpito dalla sua perseveranza, dalla sua voglia di allenarsi al massimo e dal suo desiderio di migliorare giorno dopo giorno. Lo Stan che ho conosciuto all’inizio era un ragazzo molto gentile, timido e introverso, ma posso dire che alla fine ho conosciuto veramente una persona con una tenacità incredibile”.

Come sono passati i primi giorni, i primi allenamenti, i primi mesi?

“Abbiamo fatto le prime prove a Losanna e dopo la prima settimana mi sono reso conto che voleva cominciare un nuovo periodo della sua carriera. Abbiamo parlato tanto, per conoscerci meglio e anche per determinare un programma da seguire. Mi ha fatto sentire importante e utile sin dal primo momento, al di là di tutti gli altri che gli stavano intorno. Penso che abbiamo svolto un buon lavoro. Inizialmente, sono stato accompagnato ai tornei da Severin Lüthi, persona molto importante per Stan. Severin mi ha aiutato a capire un po’ meglio il comportamento e le reazioni di Stan. Il suo aiuto e la sua conoscenza sono stati fondamentali, ci hanno fatto risparmiare molto tempo”.

Il lavoro più difficile che hai dovuto fare con Stan?

“Abbiamo curato tanti dettagli. Quando sono arrivato, lui era già ai primi posti del ranking da tempo. Aveva anche giocato dei grandi match nei tornei dello slam e, sebbene ne avesse perso la maggior parte, ha avuto sempre la capacità di imparare qualcosina delle sue sconfitte. Alla fine di ogni match, ancora oggi, mi chiede: ‘Cosa ho fatto bene? Cosa ho fatto male? Cosa si dovrebbe cambiare?’ Sopratutto l’ho aiutato a sentirsi più sicuro al momento di affrontare le grandi partite. Con la sua potenza, la sua tecnica e la sua forza fisica, gli mancava soltanto un pizzico di fiducia in più al momento di affrontare Nadal, Federer, Djokovic e Murray. Se si sente in forma, con tutte le sue doti, diventa imbattibile. Secondo me abbiamo svolto un buon lavoro. Il titolo dell’anno scorso a Parigi contro Djokovic ci dimostra che non è stato solo il miracolo di uno slam”.

Credi ancora che il tuo allievo sia un giocatore imprevedibile?

“Posso soltanto dire che a questo livello è difficilissimo rimanere con la ‘testa fredda’, avere cioè la freschezza necessaria per colpire la palla che ti arriva a più di 200 km all’ora e mandarla nell’altra parte del campo quando stai giocando per 2 milioni di euro, davanti a tanta gente. Non è una cosa che possono fare tutti. Personalmente sono contento per questo, e per il fatto che Stan adesso si senta molto meglio. Sa giocare e dare il meglio quando occorre. Non è più quel giocatore che colpiva qualsiasi cosa che gli arrivasse in mano, senza pensarci. Rimane concentrato sul suo gioco e nell’ultima settimana di un major diventa un giocatore molto molto difficile da battere”.

Pensi che quest’anno Stan possa ripetersi a Parigi?

“Dobbiamo andare per gradi. L’inizio è sempre difficile, è la cosa più complicata. Mi ricordo l’anno scorso, le prime partite, la prima settimana è stata importantissima. Nel 2014 Stan ha perso al primo turno e, sebbene cerchiamo in tutte le maniere di non pensarci, alla fine i fantasmi possono tornare. Quest’anno stiamo facendo la stessa cosa, speriamo vada bene. Ripeto: Stan ha un potenziale infinito. Quando ho cominciato a lavorare con lui, tanti mi dicevano che non era fatto per affrontare i momenti decisivi e importanti. Ora invece sono veramente convinto della sua capacità e delle sue possibilità di successo in qualsiasi torneo”.


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