ROLAND GARROS: NOVAK DJOKOVIC E STANISLAS WAWRINKA PER LA STORIA

Novak Djokovic vince la prosecuzione del match contro Andy Murray e si qualifica per la finale, la terza a parigi. Ad aspettarlo non ci sarà Rafael Nadal (sconfitto ai quarti), ma la sopresa del torneo Stanislas Wawrinka, a caccia del secondo Major in carriera
sabato, 6 Giugno 2015

Tennis – «Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c’è dolore, e come una favola, è piena di meraviglia e di felicità». L’incipit del film “La vita è bella” sembra fatto apposta per introdurre quella che potrebbe rivelarsi una delle finali più intense e sorprendenti degli ultimi anni, la seconda dal 2005 senza uno tra Federer e Nadal. Ad affrontarsi, infatti, saranno Novak Djokovic e Stanislas Wawrinka, entrambi arrivati all’ultimo atto dopo un percorso pieno di insidie e di difficoltà, entrambi a caccia del primo slam rosso della loro carriera. Il numero uno del mondo per concludere il Carrer-Grand Slam, l’elvetico per aggiudicarsi il secondo Major in due anni (ancora una volta da outsider). Si parla di due favole ben diverse, vissute agli antipodi, raccontate e scritte in maniera diversa,  ma si parla di due favole belle allo stesso modo. Se infatti Djokovic ha dovuto combattere contro la storia, contro uno stoico Murray e, soprattutto, contro la pressione di essere il favorito numero uno, Wawrinka è riuscito, dopo una stagione sul rosso non troppo esaltante, a sconfiggere tutta la concorrenza mettendo al tappeto, tra gli altri, anche Roger Federer (in tre set abbastanza netti) e l’idolo di casa Jo-Wilfired Tsonga (al termine di una partita tanto intensa quanto spettacolare).

I due si affronteranno per  la ventitreesima volta in carriera. Il bilancio recita 19-3 in favore del serbo che, dopo aver perso in due occasioni (nel 2006 sulla terra di Umago e sul cemento di Vienna), si è aggiudicato tutti gli incontri tra il 2007 e il 2013, collezionando ben 14 vittorie:  9 sul cemento e 5 sulla terra. La realtà dei fatti, malgrado le impietose statistiche, dice qualcosa di diverso soprattutto se si prendono in considerazione le sfide degli ultimi due anni, in cui Stan ha senza dubbio giocato il miglior tennis della sua carriera. Il quarto di finale agli Australian Open 2014, che ha visto trionfare lo svizzero alla fine di una partita incredibile conclusasi 9-7 al quinto, è stato il primo momento di redenzione per l’attuale numero 9 del mondo, capace di vendicare le sconfitte subite in Australia e in America l’anno precedente (entrambe al quinto, quella a Melbourne dopo aver sprecato match point).  Anche l’unica sfida di quest’anno, vinta comunque dal numero uno del mondo, ha visto lo svizzero andare più volte vicino alla vittoria, a testimonianza del fatto che le cose ad essere cambiate nel giro degli ultimi 24 mesi, sono state tante: a partire dal primo Slam di Wawrinka, per passare al dominio incontrastato di Djokovic.

L’elvetico, che più volte si è definito come “un giocatore da terra battuta”, si è dimostrato sicuramente il più costante dopo i “Fab Four” nel corso degli ultimi tempi, rimanendo sempre ai vertici e perdendo partite solamente da avversari del suo stesso livello. Di Djokovic, al contrario, non si può dire veramente più niente. Si trova probabilmente nel pieno delle forze, è numero uno del mondo (e ha scavalcato anche Nadal come numero di settimane in vetta), si prepara a giocare la tredicesima finale Slam in 5 anni (con 7 vittorie e 5 sconfitte), non perde una partita da inizio anno e, come se non bastasse, il successo odierno contro Murray ha messo in risalto un altro aspetto incredibile. Dopo essere andato avanti di due set, dopo essersi fatto recuperare il vantaggio nel giro di due giorni, ha giocato un quinto parziale con una tranquillità disarmante, quasi disumana.  La domanda, a questo punto, inizia a sorgere spontanea: l’egemonia di Djokovic è all’inizio o dopo il possibile trionfo a Parigi potrebbe iniziare a calare?

Per Stan, domani, non sarà tanto difficile gestire le emozioni (visto che non si tratta della prima finale Slam), quanto il tennis dell’avversario. Mai incontrati al Roland Garros, si rivelerà decisivo il servizio dell’elvetico, fondamentale negli ultimi due incontri, ma allo stesso tempo la tenuta da fondo campo di Djokovic che, quando vuole, non lascia scampo a niente e nessuno. La favola finirà per entrambi domani, resta da capire chi bacerà la principessa e chi, invece, finirà nella morsa del lupo. Comunque vada, dopo dieci anni, non sarà Nadal e non sarà nemmeno Federer ad alzare la Coppa dei Moschettieri, e questo basta per rendere storica la finale numero centoventicinque dello Slam parigino.


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