NOVAK DJOKOVIC: “SE INCANALATA CORRETTAMENTE, LA PAURA DIVENTA FORZA”

Il numero 1 del mondo svela i segreti alla base dei suoi splendidi successi e della sua condizione fisica e mentale pressoché perfette. Ma resta con i piedi per terra in vista degli impegni di questo 2016.
mercoledì, 13 Gennaio 2016

Tennis – Novak Djokovic è numero 1 del mondo, ha dominato il 2015 e iniziato bene il 2016. Tra pochi giorni inizieranno gli Australian Open, il primo Slam della stagione cui prenderà parte da campione in carica. Tuttavia, nella frenesia dei primi impegni stagionali, il serbo ha trovato il tempo per rilasciare una lunga intervista a Peter Aspden del Financial Times per svelare i segreti del successo e dell’incredibile solidità fisica e mentale mostrata nel 2015.

Una sicurezza che non sembra mai vacillare: “Confesso. Se le cose vanno male e sono sotto 30-40 sul mio servizio è come se stessi guardando in un buco esistenziale. La mia autostima sembra perdersi e rischio sempre di mettere la palla fuori”. La ricetta per non cadere nei tranelli della mente sembra molto semplice: “In quei momenti bisogna escludere tutte le distrazioni e concentrarsi solo su quanto si vuole fare. C’è bisogno di esperienza e forza mentali, ma non sono qualità innate. Bisogna crearsele negli anni”.

E Nole, a giudicare dalla tranquillità con cui esprime i suoi concetti, sembra aver trovato la giusta sintesi: “Metà delle vittorie si ottengono prima di scendere in campo. Se non si ha fiducia in se stessi la paura finisce per dominare. E poi ci sono tante altre cose da gestire. È una linea sottile. Bisogna sempre sapere come gestirsi, se lasciarsi dominare dalla paura o vivere in armonia con essa”.

Difficile pensare che un campione così dominante possa aver paura in campo: “Ognuno sente la paura. Non mi fido degli uomini che dicono di non soffrire. Ma la paura è come una nuvola di passaggio in cielo. Quando passa tutto torna sereno”.

Di tempo e di acqua sotto ai ponti ne sono passati da quando Jelena Gencic notò le qualità del piccolo Novak a Kopaonik. Novak Djokovic ha vinto Slam, Masters, è diventato numero 1 del mondo e si è scrollato di dosso l’etichetta di terzo incomodo tra Roger Federer e Rafael Nadal battendoli in più di un’occasione. Tutto merito di quella che il numero 1 del mondo ha sempre considerato come una seconda madre: “Jelena ha visto la scintilla nei miei occhi e lo ha detto a mio padre. Lui le ha creduto e ha creduto in me”. Ma se non fosse stato per lei? “Credo fermamente che tutto accade per una ragione. Non mi piace ragionare con i se e con i ma. Farsi tali domande aiuta solo a complicarsi la vita”.

Da quel fatidico incontro The Djoker ha scalato la classifica ed è diventato famoso per il suo gioco potente e persistente e per il ritmo impresso ai match: “La verità è che riesco a mantenere questo livello perché mi piace colpire la palla”. E pazienza se a qualcuno non piace: “Capisco ma non giudico. Inutile parlare con chi non capisce. Bisogna rispettare la libertà di pensiero di tutti”. È anche questa mentalità che ha elevato Nole a modello per molti giovani: “Molti seguono i miei movimenti in campo e il mio modo di giocare. E ci sono due modi di interpretare questa situazione. Può essere un motivo di pressione, ma per me è un privilegio e mi da forza ed energia”.

Ma il dominio del numero 1 del mondo e vincitore di tre Slam su quattro nella passata stagione non è costruito su basi di sabbia. Il percorso che lo ha portato al top assoluto del tennis mondiale è passato anche per una serie di problemi fisici. Ed è qui che è entrato in gioco il medico Igor Četojević, un’altra colonna portante della carriera del serbo, colui che ha capito conto, guardandolo in tv, che i suoi problemi fisici derivavano da un’alimentazione poco corretta: “Io pensavo di mangiare sano – confessa Nole – perché non bevevo e alcol né roba gasata. Invece Igor ha capito che il mio problema era causato dal glutine, cosa che io assumevo praticamente tutti i giorni. Senza glutine ho perso 4 chili in poco tempo e in campo non restavo mai senza energie. Mi sono sentito benissimo”.

Una cattiva notizia per tutto il circus, che si è trovato davanti a un tennista capace di giocare 16 delle ultime 21 finali Slam. Ma non chiamatela dieta: “È un approccio diverso alla nutrizione. Io cerco di rispettare tutto quanto vedo nel piatto” dice sottolineando che il cibo è diventato un hobby per lui e per la moglie Jelena. “Oggi il 50% di quello che mangio è crudo”.

Djokovic è stato campione prematuro e, nonostante i 28 anni, può dirsi un veterano del circuito Atp. Inevitabile, quindi, una domanda sul futuro del tennis e sui giovani tennisti che saranno in grado di ripercorrere la strada tracciata da lui, da Federer, da Murray e da Nadal: “Fino a poco tempo fa ero preoccupato per il nostro sport. I giovani dimostravano potenzialità, ma non maturavano. La gente ama Roger e Rafa, ma i nostri giorni sul circuito stanno per finire. Tuttavia, negli ultimi anni credo che si siano viste un sacco di stelle con un futuro promettente come Borna Coric e Nick Kyrgios”. Già, Kyrgios, quello degli insulti a Stan Wawrinka. Non proprio un esempio di integrità: “In fondo penso sia un bravo ragazzo – sentenzia il numero 1 del mondo – ho parlato con lui a New York e l’ho criticato perché mi piaceva parlagli chiaro. Ma volevo anche ricordagli che anche io ho vissuto momenti simili per alcune esplosioni di rabbia in campo. Infine gli ho detto che può contare su di me se ha bisogno di parlare con qualcuno e qualche volta ci siamo allenati insieme e abbiamo scambiato qualche idea. È un bravo ragazzo e ha un grade talento”.

Una sensibilità molto acuta quella del campione di Belgrado. Un sentimento sempre presente, soprattutto se si parla della sua amata Serbia, paese che sembra aver ritrovato unità dopo gli eventi tragici degli anni Novanta: “È stato uno dei momenti più difficili della storia del popolo serbo” afferma Novak Djokovic. “Ogni giorno la gente faceva la fila per comprare il pane. E nel 1999, durante i bombardamenti eravamo in pericolo in qualsiasi momento. Un sacco di persone innocenti hanno perso la vita. Ma quelle vite sprecate mi hanno aiutato a diventare la persona che sono, mi hanno reso forte e mi hanno dato benzina per arrivare al successo. Li ho tutti nel cuore e non posso dimenticarli, anche se tutto quello che resta è andare avanti, perdonare e utilizzare questa brutta esperienza come energia positiva. Se si riesce a incanalare nel modo giusto, la paura diventa forza”.

Foto: Novak Djokovic con il trofeo degli Australian Open 2015 (www.zimbio.com)


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