1976: I MIRACOLI DI PANATTA

Adriano annulla un match-point a Pavel Hutka e si avvia a vincere il Roland Garros. Ecco la storia di quei 20 interminabili secondi
giovedì, 1 Marzo 2012

A volte il destino, che ha buona memoria, si traveste da cameriere e ti porta il conto. Del resto, come aveva osato quel figlio del Colosseo annullare undici match-point all’incredulo australiano Kim Warwick e andarsi poi a prendere il prestigioso trofeo degli Internazionali d’Italia al Foro Italico?

Tempo una settimana, l’ultima di maggio di quell’incredibile 1976, e la sorte passa a riscuotere. Siamo a Parigi, adesso, e gli dei che avevano salvato Adriano Panatta nella sua Roma non sono stati invitati al Roland Garros. Quattro mesi prima, precisamente il 29 gennaio, il film di Bernardo Bertolucci “Ultimo tango a Parigi” veniva definitivamente condannato al rogo da una sentenza della Corte di Cassazione, che poneva fine alla controversa disputa legale a cui era stata sottoposta la scandalosa pellicola per circa tre anni.

Italia e Francia, dunque, ma non solo. A Hollywood, nella notte degli Oscar, trionfa “Qualcuno volò sul nido del cuculo del regista ceco Milos Forman, che ha perso entrambi i genitori nei campi di concentramento e si è trasferito negli Stati Uniti dopo la Primavera di Praga. Il film, ambientato in un ospedale psichiatrico, esalta l’interpretazione di Jack Nicholson e ci ricollega a Panatta che, per sua stessa ammissione, dichiarerà decenni più tardi al regista Mimmo Calopresti: “per fare il tennista professionista bisogna essere un po’ pazzi”. E una pura follia sarà anche il modo in cui respingerà al mittente il conto del cameriere.

Pavel Hutka è al suo primo French Open. Il 27enne di Sumperk, Cecoslovacchia, è un curioso esemplare di tennista che serve e schiaccia con la mancina mentre per i colpi di rimbalzo si affida alla mano destra. Insomma, stravaganze tecniche a parte, sembra proprio il miglior avversario auspicabile al primo turno di un major. Panatta invece è alla sua ottava presenza nel torneo, una vicenda iniziata nel 1969 allorquando il pariolino si qualifica per il tabellone principale giusto per essere sconfitto dal tedesco Hans-Jurgen Pohmann e proseguita tra alti e bassi nella prima metà degli Anni Settanta: i quarti del 1972, dopo aver eliminato Nastase, e le semifinali del ’73 e ’75, ma anche il terzo turno del ’71, vittima di Dominguez, e il secondo del 1974, battuto di nuovo da Pohmann, costituiscono il termometro di Adriano, che è tanto talentuoso quanto incostante.

L’incontro è schizofrenico, almeno nell’andamento del punteggio. Hutka entra più rapidamente nelle dinamiche della sfida e fa suo il primo set 6-2; Panatta gli prende le misure e restituisce lo sgarbo con gli interessi vincendo a sua volta secondo e terzo parziale sempre per 6-2. Nel quarto l’italiano abbandona virtualmente il campo per una ventina di minuti e subisce un cappotto (6-0) fuori stagione. Il quinto è un set drammatico e indirizza improvvisamente il match sul binario dell’equilibrio. Un gioco alla volta, Panatta e Hutka arrivano sul 10-9 per il cecoslovacco e il sesto punto del ventesimo game finirà per essere il più importante di tutti.

Panatta serve da sinistra sul 30-40 per restare nel torneo. La prima palla, indirizzata sul rovescio dell’avversario, finisce appena sotto il nastro; la seconda è una fotocopia, solo più alta quel tanto che le consente di scavalcare il net. La risposta in back di Hutka, lenta di per sé, viene ulteriormente smorzata dal nastro e Panatta, conquistata rapidamente la rete, compensa il cambio di traettoria affidandosi alla sensibilità della sua mano, che accompagna la demi-volee di dritto ancora verso il rovescio del rivale. Pavel, che stava andando verso il centro del campo, fa mezzo passo indietro e alza un eccellente lob liftato in cross. Il colpo è pregevole e, giocato contro un destro, intelligente in quanto non dà tempo per armare lo smash.

Ma Adriano ha depositato il copy-right di un colpo che il giornalista Rino Tommasi, rifacendosi a un gesto del torero durante la corrida, ha ribattezzato “veronica”: la volee alta di rovescio, che è una sorta di smash con le spalle rivolte alla rete e nel quale il compito di schiacciare la pallina viene affidata per lo più alla forza del polso. Panatta si arrampica in cielo e riesce a intercettare la palla con la parte alta della racchetta. Ne viene fuori un colpo lento, nei pressi della linea laterale, che Hutka raggiunge a costo di una spaccata con tanto di scivolata in avanti. Nel frattempo Adriano, dopo la giravolta su se stesso, ha recuperato la posizione a rete con un passo in avanti ma per la soluzione trovata dal cecoslovacco, un rovescio incrociato in back in allungo, è troppo distante.

Panatta ha mezzo secondo per pensare. Troppo poco. É a quel punto che l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento sulla ragione. Vistosi passato, il romano si tuffa in tutta la sua lunghezza sulla destra e impatta la volee di rovescio che atterra a qualche centimetro dalla linea del servizio nell’altra metà del campo e rende inutile lo scatto disperato di Hutka. Panatta si rimette in ginocchio e sbircia l’estremo tentativo di recupero dell’avversario, prima di accasciarsi nuovamente sulla terra rossa e guardare il cielo parigino attraverso le corde della racchetta. Perso il treno, Hutka non si riprenderà più e perderà 12-10.

Come detto, nell’anno bisestile che vede la nascita in California di una società di informatica e personal computer il cui logo è una mela morsicata, tutto può succedere. Anche che un tennista vinca due tornei consecutivi come Roma e Parigi annullando match-point al primo turno. Undici, di cui dieci sul servizio dell’australiano Warwick, in Italia; uno solo ma, come abbiamo visto, terribile contro Hutka in Francia. Tutto il resto, al confronto, è noia (o quasi), come suggerisce la canzone di Califano. Panatta arriva alla fase cruciale del torneo con l’aura del miracolato e a farne le spese, negli ultimi tre turni, saranno nientemeno che il bi-campione in carica Bjorn Borg e i “gemelli” statunitensi Eddie Dibbs e Harold Solomon.

Il 1976 è anche l’anno olimpico di Montreal, l’edizione boicottata da buona parte dei paesi comunisti (che verranno ripagati quasi con la stessa moneta quattro anni più tardi a Mosca), mentre le sonde della NASA denominate Viking 1 e Viking 2, partite da Cape Canaveral nella primavera del ’75, arrivano su Marte. Il pianeta rosso. Come la terra calpestata da Panatta nel suo lungo viaggio verso la gloria, che ci conclude il 18 dicembre a Santiago del Cile con la conquista della prima (e finora unica) Coppa Davis nella storia del tennis italiano. Hua Kuo-feng e Jimmy Carter sono i nuovi presidenti di Cina e Stati Uniti, la terra ha tremato in Friuli e in Turchia mentre il francese Jacques Mayol è sceso a -100 di profondità al largo dell’isola d’Elba. In superficie, invece, Adriano scala la classifica ATP fino alla posizione numero 4, la più alta mai raggiunta da un tennista italiano.


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