1982: IL RITORNO DI “RAMBO” CONNORS

Dopo 8 anni, Jimbo vince di nuovo a Wimbledon. Sconfitto McEnroe 6-4 al quinto set. E' l'anno dell'Italia di Rossi e Bearzot, campione del mondo di calcio in Spagna
venerdì, 13 Aprile 2012

Sono i Simple Minds, con l’album “New Gold Dream”, a pubblicare la colonna sonora del 1982. La musica new wave della band britannica, che inneggia al sogno dorato di quei primi e per certi versi indimenticabili Anni ’80, promette, tra le altre cose, un miracolo (Promised you a miracle). E quasi miracoloso è il ritorno sul trono mondiale del tennis da parte di Jimmy Connors.

Il 1982 è anche l’anno di Rocky (III), Rambo e Sting. Il leader dei Police sta lavorando a quello che sarà l’ultimo disco del gruppo (ma Synchronicity uscirà solo l’anno dopo) mentre i due personaggi interpretati da Sylvester Stallone spopolano al botteghino. Ai botteghini di Wimbledon e Flushing Meadows, invece, impazza la “Jimbo-mania”. Il trentenne di Belleville, a cui le ripetute batoste rimediate negli ultimi tempi contro Borg e McEnroe erano valse un fin troppo prematuro funerale sportivo, mette a segno l’accoppiata più prestigiosa e diventa di nuovo il numero uno del mondo, ebbrezza che non provava dal 1979.

L’avviso ai naviganti, Connors lo legge nella Londra di inizio giugno scossa (e con lei l’intera Italia) dal ritrovamento, sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi, del cadavere di Roberto Calvi, ex-presidente del Banco Ambrosiano. In realtà, quando l’impiegato postale rinviene il corpo del banchiere impiccato a uno dei piloni di sostegno (18 giugno) del Black Friars Bridge, Jimbo è da quattro giorni campione del Queen’s, tradizionale antipasto di Wimbledon in cui ha sconfitto in finale John McEnroe.

É stata, quella, la decima vittoria in 18 confronti con il più giovane connazionale, che adesso è il numero 1 della classifica mondiale. Con questa credenziale, Connors si presenta a Wimbledon intenzionato a dare battaglia. Ma McEnroe è il campione uscente, colui che ha messo la parola fine alla lunga tirannia dello svedese Bjorn Borg dentro i cancelli intitolati ai fratelli Doherty. E McEnroe è anche il favorito del torneo.

Come l’agente Rick Deckard, che viene incaricato di trovare i replicanti sfuggiti al controllo nel sensazionale Blade Runner di Ridley Scott appena uscito sugli schermi, anche Connors ha la sua missione: battere l’androide McEnroe, alla ricerca della gloria eterna sul centrale di Wimbledon. Il 4 luglio, che negli Stati Uniti non è proprio un giorno qualsiasi, i due sfidanti si trovano racchetta a racchetta per derimere la questione. Collocati agli antipodi del tabellone, in virtù delle due prime teste di serie di cui sono accreditati, sia John che Jimmy sono approdati al banchetto di chiusura lasciando gli scarti ai dodici avversari affrontati: un set McEnroe (a Kriek), due Connors (uno ad Alexander, l’altro a Gitlin).

Connors, che la sera prima della finale non ha potuto sottrarsi al sermone di Segura che l’ha invitato a muoversi rapidamente in avanti dopo aver risposto al servizio, ottiene subito il break nel primo game del match e lo conserva fino al 3-2, quando McEnroe se lo riprende strappandogli la battuta addirittura a zero. É il primo di quattro game consecutivi con cui John fa suo il primo set (6-3).

SuperMac si trascina da diversi mesi alcuni problemi di varia natura: una lesione alla caviglia, il difficoltoso adattamento alla nuova Dunlop, lo smarrimento susseguente al precoce ritiro del suo rivale storico (Borg) e l’avvento di un nuovo avversario che l’ha battuto quattro volte consecutive: Ivan Lendl. Tuttavia, il gioco del mancino di Wiesbaden sembra ritagliato alla perfezione per l’erba, ancora meglio se bagnata da dieci giorni di pioggia sui tredici complessivi del torneo.

Connors è stranamente tranquillo, McEnroe infastidito da qualsiasi cosa. Ci sono tre break consecutivi in apertura di secondo set e due sono di Jimbo, che sale 3-1 e non si farà più raggiungere: 6-3 e parità. Della temibile risposta di Jimbo, che mette in evidente angoscia il rivale, si è già detto di tutto e di più ma è la battuta dello sfidante a fare la differenza. Connors sale di un break anche nel terzo ma i ripetuti doppi falli concedono più di una chance a McEnroe, che caccia un urlaccio per il dritto lungo sulla prima palla-break del quarto gioco e non ha nemmeno la forza di disperarsi quando, alcuni punti dopo, mette out uno smash a rimbalzo che più facile non si può.

Il numero 2 del tabellone conserva il vantaggio fino al 5-4, quando serve per portarsi in vantaggio due set a uno; dopo esser stato 0-30 con due errori e aver rimediato (30-30), Connors si suicida con quattro servizi consecutivi sbagliati e offre a McEnroe l’opportunità di rientrare: 5-5. Due giochi dopo è il momento del tie-break, che McEnroe domina fin dal primo punto, uno dei più spettacolari della finale: servizio e demi-volee accarezzata di dritto di Mac, lob quasi perfetto di Jimmy, precipitosa corsa all’indietro e passante di dritto di Mac che Jimmy intercetta con la volee bassa di rovescio bimane, corsa in avanti e passante stavolta vincente di McEnroe che imprime alla pallina il giusto top-spin per farla morire sulla linea di fondo campo.

Il nastro accomoda la volee che porta Mac sul 3-1, poi Connors commette il decimo doppio fallo per l’1-5 che prelude al 7-2 conclusivo. Jimbo adesso deve scalare una montagna ma parte subito con il piede sbagliato: 30-40 e palla-break, annullata con doppia dose di fortuna (seconda dentro di un centimetro, sulla quale McEnroe avrà parecchio da ridire, e volee che inciampa nel nastro prima di cadere nella metà campo del rivale). Ce ne sarà un’altra, che Jimmy annullerà attaccando con coraggio, e poi tutto filerà più o meno liscio fino al tie-break della quarta frazione.

Fino a quel momento, i dati sulla battuta sono eloquenti: 9 ace McEnroe, 12 doppi falli Connors. Nessuno si azzarderebbe a puntare un penny su Jimbo, ancora meno quando McEnroe sale 3-2 ed è a quattro punti dal confermarsi campione dei Championships. Il sesto punto del tie-break fa girare il vento dell’incontro: Mac serve una seconda centrale che Connors si toglie dalla pancia con il rovescio in cross, sulla demi-volee incerta del numero uno Jimbo si proietta verso la rete come un fulmine e piazza un passante che John trattiene a stento. La volee del ragazzo di Wiesbaden si impenna e Connors schiaccia di rovescio la palla del 3-3.

É il decimo il punto del destino. La seconda timida di Mac incappa nella risposta di dritto di Connors, che costringe il campione in carica a una volee in rete: 6-4, due set-point ed esplosione di gioia per Jimbo e la moglie Patty, che guarda il match dietro un paio di enormi occhialoni bianchi. McEnroe annulla il primo con la volee ma deve arrendersi sulla prima di servizio centrale del connazionale: sette punti a cinque e si va al quinto.

Nel terzo game, un ricamo imperfetto trascina McEnroe sul 15-40; anche stavolta, John annulla la prima ma sulla seconda palla-break Connors lo trafigge con una terribile risposta di rovescio: è la svolta definitiva dell’incontro ma c’è ancora tempo per un ultimo brivido. Connors serve nell’ottavo game avanti 4-3; McEnroe si aggiudica il primo quindici e nel punto seguente lascia sfilare un dritto di Jimbo molto vicino alla riga, credendolo fuori. Alla chiamata del “fifteen-all” SuperMac va su tutte le furie. “Era chiaramente out” urla al giudice di sedia mentre questi gli fa segno che la palla è buona. John non si perde d’animo, va sul 15-30 con un comodo smash ma a quel punto Connors si inventa tre soluzioni d’autore: un semigancio di dritto (30-30), un passante lungolinea sempre di dritto su attacco corto e molle, quel tipo di soluzione adottata con grande profitto da Ashe nella finale del 1975 (40-30) e infine un’inconsueta carezza di rovescio a una mano per il 5-3. Jimbo torna a fondo campo saltellando e indica, con l’indice, che adesso ne manca uno soltanto.

McEnroe tiene agevolmente il servizio del nono game e spera di mettere cattivi pensieri al rivale durante il cambio di campo. Ma questo Connors non trema: due attacchi vincenti e un dritto sulla riga lo portano 40-0, il tredicesimo doppio fallo non incide sul morale e il servizio seguente è quello buono. Quattro ore e 14 minuti per consacrare il ritorno di Jimbo, otto anni dopo la prima volta.

Il 12 luglio la nazionale italiana di calcio batte 3-1 la Germania in finale (dopo aver eliminato il Brasile con una clamorosa tripletta di Paolo Rossi) e si laurea campione del mondo a Madrid. Il 3 settembre, il giorno dopo che Connors ha compiuto 30 anni, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro vengono assassinati a bordo della loro automobile, in via Carini a Palermo. Nove giorni più tardi Connors batte Lendl in quattro set e vince gli US Open.

Il 1982 si avvia alla conclusione con l’uscita, l’1 dicembre, di “Thriller“; il disco di Michael Jackson diventerà il più venduto nella storia della musica. E’ stata una grande stagione per le sette note; i Roxy Music di Bryan Ferry e Phil Manzanera hanno dato degna conclusione alla loro vita di gruppo con l’incantevole Avalon, Alan Parson ha pubblicato il suo occhio nel cielo (Eye in the Sky) mentre in Italia Francesco de Gregori si rifà alla tragedia del Titanic e, settant’anni dopo, ci ricorda che “la prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento“. Insomma, il mondo è ancora diviso in classi e poco o nulla è cambiato. Tranne la classe, quella sì inaffondabile, di Jimmy Connors; un trentenne risorto a nuova vita agonistica.


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