1987: L’ESPLOSIONE DI STEFFI GRAF

La tedesca batte 64 46 86 Martina Navratilova nella finale del Roland Garros e conquista il suo primo slam

Il 23 febbraio 1987, dalla galassia satellite della Via Lattea denominata Grande Nube di Magellano, è possibile vedere l’esplosione di una supernova avvenuta in realtà 168 mila anni prima in cielo. SN 1987a, questo è il suo nome, è la più vicina ad essere osservata da quella del 1604, più nota come “Stella di Keplero”.

Keplero, astronomo e matematico tedesco, scoprì le leggi che regolano il movimento dei pianeti ma non poteva certo prevedere che 383 anni più tardi una sua connazionale sarebbe esplosa diventando una delle stelle più luminose del tennis mondiale.

Fenomeno di precocità, Stefanie Marie “Steffi” Graf non ha ancora diciotto anni quando conquista la finale degli Internazionali di Francia al Roland Garros ma nessuno si stupisce. La tedesca è numero 2 delle classifiche mondiali e si presenta a Parigi con ottime credenziali: 14 tornei vinti in due stagioni, di cui gli ultimi quattro sulla terra verde di Hilton Head e Amelia Island e quella rossa di Roma e Berlino.

Lo sanno tutti che il primo slam di Steffi è dietro l’angolo ma le prime favorite in Francia restano Martina Navratilova e Chris Evert. Mentre, tra marzo e aprile, le tv degli Stati Uniti mettono in onda i primi episodi di Beautiful e dei Simpson e, ai primi di maggio, il candidato democratico nella corsa alla Casa Bianca, Gary Hart, è costretto alle dimissioni dopo lo scandalo della sua love-story con la modella Donna Rice, in Italia il Napoli di Maradona si aggiudica lo scudetto e un milione di persone si riversano sulle strade per festeggiare.

Fino alle semifinali, Steffi Graf concede alle cinque avversarie incontrate durante il viaggio appena 18 giochi. Nel penultimo atto però, dall’altra parte della rete c’è una ragazzina di un anno più giovane che diventerà ben presto una delle sue dirette antagoniste: Gabriela Sabatini. L’argentina sprigiona già un fascino insostituibile ed è depositaria di un tennis tutto sudamericano, ricco di top-spin sia nel dritto che nel rovescio. Come indicheranno le sfide future, se si giocasse in Florida Gabriela sarebbe imbattibile per Steffi (8-0 per l’argentina gli head-to-head nello stato americano) ma a Parigi, come a Roma due settimane prima, prevale la tedesca sia pur di poco: 64 46 75.

Nell’altra semifinale invece, Martina ha strapazzato Chris con un doppio 62 e il 6 giugno, giorno della finale, è lei la giocatrice da battere.

Ma il 1987, se ancora non l’avete capito, è l’anno dei tedeschi e il 28 maggio Mathias Rust, partito dalla Germania con il suo Cessna 172, atterra nel bel mezzo della Piazza Rossa, a due passi dalla cattedrale di San Basilio, tra lo stupore generale. Siamo in piena guerra fredda e quello che vorrebbe essere un emblematico gesto di distensione si trasforma in enorme imbarazzo per l’aviazione sovietica e in un boomerang per lo stesso Rust, accusato in patria di aver attentato alla pace mondiale.

Ma torniamo al tennis. L’ottavo confronto diretto tra Navratilova e Graf (5-2 Martina i precedenti) inizia sotto un cielo azzurro in cui veleggiano migliaia di nuvole a pecorelle. I dodici anni abbondanti di differenza si fanno sentire nell’atteggiamento aggressivo della Navratilova, che parte subito 0-30 con due attacchi nel game iniziale della sfida. Da quel momento, tra folate di vento che scompigliano i capelli alle due protagoniste e si infilano nel microfono di Bud Collins, telecronista della NBC, la Graf si scrolla di dosso ogni timore e inizia a mulinare il suo tennis fatto di gambe tanto lunghe quanto veloci che le consentono di spostarsi sul dritto micidiale, che gioca quasi piatto e talvolta anomalo.

All’angolo di Martina ci sono la fidanzata Judy Nelson e Renee Richards, il transessuale che ha giocato partite ufficiali sia con i maschi che con le femmine. Nel sesto gioco del primo set, la Navratilova scivola 0-40 sul suo servizio; annulla le prime due palle-break ma non la terza ed è 4-2 Graf. Per rimescolare le carte alla tedesca, Martina cerca di offrirle palle basse sul dritto e di insistere sul rovescio, anche e soprattutto quando cerca di guadagnare la rete. La tattica le consente di ricucire immediatamente lo strappo con il contro-break (3-4).

Nell’ottavo gioco l’americana di origine cecoslovacca annulla una palla-break con la volee che segue una seconda coraggiosa e pareggia sul 4-4. Il primo punto del nono game scatena la reazione della tedesca, dopo che il passante di rovescio della Navratilova atterra vicinissimo alla riga laterale; per Steffi è fuori ma sia il giudice di linea che quello di sedia sono di avviso contrario ed è 0-15. Inizia così un gioco lungo, nel quale la tedesca è a sua volta costretta a fronteggiare una palla-break prima di salire 5-4. Al rientro in campo, il vento intensifica la sua azione e disturba Martina al servizio ma questo non basta a giustificare il break a zero ottenuto da Steffi con quattro rovesci, il terzo dei quali è un passante in top-spin che spegne la luce alla numero uno del mondo.

Come suggerisce il titolo del film campione d’incassi, che uscirà nelle sale il 23 ottobre, “L’ultimo imperatore” (in questo caso imperatrice) non vuole certo abdicare così facilmente e nella seconda frazione prende in mano le redini della sfida e restituisce alla Graf il 6-4 del primo set. Più che quello di Bernardo Bertolucci, il film giusto sarebbe “Via col vento” tanto le giocatrici ne sono condizionate. La qualità della partita rimane più che eccellente, trattandosi di una finale, e saranno gli ultimi giochi a regalare il thrilling.

Martina è avanti di un break nel terzo e serve per il titolo sul 5-4 in suo favore ma avverte la tensione più della sua giovanissima rivale e l’urlo di uno spettatore tra la prima e la seconda palla sulla situazione di 15 pari cambia la storia del match. Martina si distrae, commette due doppi falli consecutivi (15-40) e al break-point n°2 deve arrendersi al fulmine di dritto in risposta della Graf: 5-5 e tutto da rifare.

La tedesca chiude con un ricamo il game che la porta avanti 6-5 (una demi-volee di dritto accarezzata, alla McEnroe) ma la Navratilova tampona l’emorragia e si riporta in parità sul 6-6. Le emozioni sono appena iniziate. Martina conquista la palla-break con due attacchi ma la volee di rovescio del 7-6 le resta sulle corde. Steffi ringrazia, nel punto successivo calibra un lob di rovescio di solo polso per il vantaggio e si va a sedere avanti 7-6 dopo il dritto fuori misura della statunitense. 

Il 14° gioco è anche l’ultimo. La Graf si tiene in scia con due passanti di rovescio (30-30) e conquista il match-point con la complicità della riga, che rende insidiosa la sua risposta d’attesa e induce all’errore la Navratilova. In un silenzio tombale, Martina serve il doppio fallo che consegna alla Graf il titolo di più giovane vincitrice nella storia del torneo: 64 46 86 e le lacrime esplodono come la Supernova 1987a.

Steffi è imbattuta in stagione (39 vittorie e 7 tornei di fila) e lo rimarrà fino alla finale di Wimbledon, dove Martina si prenderà la rivincita battendola in due set, così come nella finale degli US Open. Saranno le uniche due sconfitte della tedesca nel 1987, chiuso con un bilancio incredibile di 74-2. Impossibile fare meglio, si potrebbe pensare. Ma il 1988 è alle porte e, come suggeriscono gli U2 nel loro album appena uscito con il titolo “The joshua tree”, la Graf non ha ancora trovato ciò che cerca (I still haven’t found what i’m looking for, recita uno dei singoli). Lo troverà appunto nel 1988 e avrà un nome e un cognome: Grande Slam. 

Ma, come sempre, quella è un’altra storia.


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