LA FURIA DELLE ASTURIE

Arriva da una terra originale Pablo Carreno-Busta, pronto a cogliere l’eredità dei suoi illustri predecessori spagnoli
venerdì, 30 Dicembre 2011

Le Asturie, terra sospesa e schiacciata tra i cosiddetti picchi d’Europa e le maestose onde del Mar Cantabrico, hanno nel tempo generato professionisti di diverse discipline sportive, basti pensare al ciclismo (Samuel Sanchez), alla formula 1 (Fernando Alonso) e al calcio (David Villa), ma, se si eccettua Galo Blanco, nemmeno in questo decennio così ricco di gloria per il tennis iberico, hanno mai regalato alcun professionista degno di nota alla causa dell’Invincibile Armata. Vuoi per il clima, freddo e non in sintonia con l’idea che abbiamo di Spagna, vuoi per la mancanza di strutture, i pochi giocatori nati e cresciuti nelle Asturie sono costretti ad “evadere” se hanno intenzione di fare sul serio con la racchetta. E’ il caso di una delle attuali giovani promesse, Pablo Carreno-Busta.

Nato a Gijon il 12 luglio del 1991, Pablo Carreno-Busta vide comparire la prima pallina nella sua vita attorno ai 5 anni e da quel momento cominciò a frequentare la scuola tennis, partendo da un beneaugurante, almeno stando al nome, Gruppo Covadonga, la località asturiana in cui ebbe inizio, nel corso del VIII secolo, la Reconquista spagnola. Come detto, però, se un giocatore proveniente da Gijon, come Pablo, da Oviedo, come Galo, o da qualche altro centro minore della regione stretta tra Galizia e Cantabria vuole emergere, deve forzatamente lasciare il Principato per volare verso lidi che consentano di giocare in maniera più continua e più competitiva. Giungiamo così al 2006, quando Carreno, ormai 15enne, decise di chiamare il CAR (Centro de Alto Rendimiento) per unirsi alla struttura che sorge a Sant Cugat del Valles, vicino a Barcelona. L’esito fu positivo e dal settembre di quell’anno Pablo entrò nell’ottica di diventare un professionista.

Tra il settembre del 2006 ed il dicembre del 2010 sono passati oltre quatto anni, in cui Carreno-Busta è cresciuto alle direttive del CAR e ha ampliato le sue capacità, non snaturando la sua indole di giocatore, portata a schemi meno classici rispetto a quelli che siamo usi attribuire ai tennisti provenienti dalla penisola iberica, anche grazie alla sua altezza – già a 15 anni era alto 188 centimetri – che gli ha permesso di affinare un buonissimo servizio. Pur cominciando senza grandissimi riflettori puntati su di lui, a livello juniores Pablo, conquistando diversi tornei di seconda fascia, entrò nella top-10 di categoria, viatico sufficiente per renderlo oggetto delle attenzioni degli addetti ai lavori.

Il suo esordio tra i grandi, però, a differenza di quanto avvenuto per molti altri suoi colleghi connazionali, è tardato ad arrivare, collocandosi a ridosso dei suoi 18 anni, come se il suo staff avesse voluto attendere appieno la sua maturazione fisica e mentale prima di “lanciarlo” nel circuito, evitandogli così un poco raccomandabile passaggio sotto le forche caudine. L’intenzione è stata assecondata dai fatti, perché alla prima prova del 2009, Pablo, senza classifica ed ammesso al tabellone grazie ad una wild card, ha ottenuto una semifinale nel future di Cartagena – città spagnola così lontana da Gijon – utile a confermare quanto il lavoro fino a quel momento svolto fosse assolutamente corretto.

Proseguendo lungo il suo percorso di crescita, Carreno, nel corso dell’estate di quello stesso anno, colse anche il primo successo della sua carriera, nel porto franco spagnolo in Africa di Melilla, ancora una volta sul veloce, così come a Cartagena, a ribadire come a rendere unico il profilo di Pablo fossero qualità piuttosto disattese in giocatori spagnoli, maturi e non. La crescita del giovane talentino asturiano è continuata l’anno successivo, sebbene non abbia ascritto altri tornei al suo palmares, disimpegnandosi con buonissimo rendimento anche in alcuni tornei challenger, in maniera particolare quelli africani di primavera, e, mediante tre finali futures nella seconda parte di stagione, l’iberico si è spinto fino a ridosso della top-300 ATP, a 20 anni ancora da compiere.

Pur soddisfatto di quanto fatto, Carreno-Busta ha optato per una scelta impopolare, perché, pur essendo cresciuto tennisticamente e umanamente a Sant Cugat des Valles, ha compreso che per fare un ulteriore salto di qualità fosse necessario servirsi di un team che si concentrasse soltanto su di lui, per evitare di rimanere a sguazzare tra challenger e futures per diverso tempo, come già accaduto a tanti altri tennisti prima di lui. La scelta è caduta su Javier “Dudu” Duarte – un nome di un certo prestigio nell’ambito del tennis spagnolo, visto che sotto la sua egida sono passati Albert Berasategui, Carlos Costa e Albert Corretja – che lo ha fatto  trasferire nel Club de Tennis Barcelona.

Che sia tutto merito di questo nuovo sodalizio, oppure no, non potremmo mai saperlo, ma ad andare a riguardare i risultati del 2011 ci viene il sospetto che se Dudu Duarte è considerato una sorta di guru del tennis iberico un motivo ci deve pur essere. Partito dal circuito ITF già nel mese di gennaio, Pablo ha fatto registrare, alle prime quattro partecipazioni, due vittorie e due finali – e siamo tutti consapevoli di quanto sia duro emergere nelle manifestazioni ITF spagnole di inizio anno  – per poi passare ai challenger, dove, passo dopo passo, è giunto fino al successo, in maggio, nel torneo di Alessandria. Questa perla non è rimasta a lungo isolata, perché ad inizio settembre è stata accompagnata da un altro titolo conseguito nel Belpaese, a Como, senza dimenticare che in estate si era tolto il lusso di vincere un ricco future a Irun, nei Paesi Baschi.

Solo a causa di una leggera flessione sul finire dell’anno – Pablo ha chiuso con 5 sconfitte consecutive sul groppone – lo spagnolo non è riuscito ad andare oltre il 133esimo posto del ranking ATP, ma l’aver reso il suo gioco piuttosto eclettico, tanto da ambientarsi bene sia sul veloce, ma questo era un retaggio dei tempi che furono, sia su terreni più lenti, grazie agli insegnamenti di Duarte, lo rende un tennista da mettere sotto osservazione nel 2012. Alto, con buoni fondamentali ed ora nemmeno più allergico ai lunghi scambi: Pablo Carreno-Busta può davvero essere la risposta spagnola che non ti aspetti.


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