ATP FINALS: LE PAGELLE

Assegniamo i voti ai protagonisti della settimana. Dal fuoriclasse Federer all'encomiabile Tsonga, fino agli ingolfati Nadal e Djokovic.
lunedì, 28 Novembre 2011

Londra – Calato il sipario sulle Atp Finals, e con esse sulla stagione 2011, è il tempo di dare i voti ai nove protagonisti del torneo londinese. Federer da record, Tsonga da applausi, Ferrer da ammirare. Il flop di Djokovic e Nadal. Ecco le pagelle.

Federer 10 Rieccolo, King Roger. Il 2011 era stato il suo anno peggiore, tanto da rinvigorire lo stucchevole ritornello di chi lo spaccia per finito da anni. Non è l’ora. Come spesso gli accade, i palazzetti d’autunno lo hanno rivitalizzato mostrandoci un Roger a tratti formato deluxe. Arrivato a Londra col ruolo di favorito cucito addosso, ha vestito quei panni con grande autorità rinverdendo i fasti di un tempo. Ignorando il ranking, nessuno si sarebbe accorto che si trattava “solo” del numero 4 del mondo. Ha vinto un girone complicato, prendendosi il lusso di umiliare l’amico-rivale Rafa. In semifinale ha domato la tenacia di Ferrer, mentre nell’ultimo atto ha saputo soffrire per arginare il ritorno di uno splendido Tsonga. Ha conquistato il titolo senza perdere un solo match. Oggi è il solo uomo nella storia ad aver vinto 6 Atp Finals. È il Maestro più “anziano” di sempre. È colui che ha vinto più partite in questo torneo (37, come Lendl). È al 70° titolo su 100 finali. È alla 807° vittoria in carriera. È, con buona pace dei detrattori, il più forte di tutti i tempi.

Tsonga 9 Chapeau, Jo. Gran bel giocatore, potente, vario, spettacolare, indomito. Soprattutto, impavido. Ci sono molti buoni giocatori in giro che, però, faticano a tenere il palcoscenico di fronte ai top players. Quando si dice: pecca di personalità. Fattore che non è imputabile al possente franco-congolese, il quale sciorina una sanissima irriverenza contro chiunque si ritrovi di fronte. Trascina il pubblico, si esalta, blatera, ma è sempre “in the match”. Non è mai, lui, quello che si presta da sparring partner per l’esibizione di turno del più acclamato rivale. Anche lui, come Roger, ha vissuto un autunno da protagonista e alla O2 Arena ha spesso regalato spettacolo. Ha fatto tremare lo svizzerotto, mostrando un innato coraggio nei punti che contano. Esce tra gli applausi e chiude la stagione al numero 6 (best ranking). In Australia sarà temibilissimo.

Ferrer 8 Eccolo qui, l’operaio per antonomasia del tennis contemporaneo. Un eccellente operaio, che non merita certo la dispregiativa definizione di “onesto pedalatore”. Forse lo era, ora non più. Oggi David è molto altro, è un esempio per tutti. Perché, benché Madre Natura non lo abbia ricoperto di talento, lui è stato capace di “sfondare” appigliandosi al suo marchio di fabbrica: determinazione&abnegazione. E merita un encomio, perché ha fatto il triplo della fatica rispetto ai predestinati. Gli esteti storcono il naso quando lo scorgono nei “Fab Eight” ma lui, cocciuto com’è, ha ben legittimato la sua presenza. Piegati Murray e Djokovic, si è arreso a Federer. Cosa chiedergli di più?

Berdych 7.5 Croce e delizia di molti appassionati. Capace di sprigionare tanto talento quanta sciagurataggine. Anni fa erano in tanti a preconizzargli una carriera gloriosa e, date le qualità, ne avevano tutte le ragioni. Altrettanti, però, lo consideravano e lo reputano tutt’ora sopravvalutato e poco ambizioso. A lui, lungagnone di Valasske Mezirici, è stata spesso affibbiata la frase “Se ci sei batti un colpo”. E lui, a piccole dosi, si risveglia da un persistente stato di torpore e si fa vivo. Come al Roland Garros nel 2010(semifinale), a Wimbledon un mese dopo (finale), alle Finals la settimana scorsa. Ha buttato alle ortiche un match praticamente vinto contro Djokovic, ma è riuscito comunque a piazzarsi primo nel suo girone grazie alle vittorie su Tipsarevic e Ferrer. Tsonga lo ha stoppato in semifinale, in un match difficile ma non proibitivo. Gli manca sempre il grande acuto, ma è il leitmotiv della sua carriera.

Tipsarevic 6.5 Gradita new-entry. Alzi la mano chi a inizio stagione lo avrebbe pronosticato a Londra. D’accordo, è arrivato in riva al Tamigi da riserva e senza il forfait di Murray se ne sarebbe stato seduto sugli spalti come un comune spettatore. Ma così non è stato e, una volta in campo, Janko ha onorato al meglio il suo impegno togliendosi lo sfizio di eliminare il connazionale Djokovic (prima vittoria contro Nole). A 27 anni è all’apice della sua carriera, ma vederlo ancora più su in classifica (oggi è n.9) sarebbe sorprendente.

Djokovic 5 Da un serbo all’altro. Detiene, in coabitazione con Rafa, la palma di “delusione del torneo”. Non che ci si aspettassero faville, sia chiaro. I problemi fisici accusati nel periodo post-Us Open hanno inficiato il suo finale di stagione, declassandone gioco e risultati. La gestione del suo infortunio non è stata inappuntabile, tutt’altro: il rientro-lampo a Belgrado per giocare la Davis è stata una scelta pagata a caro prezzo. Arrivato a Londra dopo uno stop di 10 giorni, si è salvato per il rotto della cuffia all’esordio con Berdych salvo poi incepparsi di fronte alla maggiore solidità di Ferrer e Tipsarevic. Ergo: fuori nel girone. Djokovic conclude come peggio non poteva una stagione che lo ha visto dominare per 8 mesi, conquistare 3 Slam su 4 e diventare il numero 1. Per ottenere tutto ciò è stato sorretto da una condizione atletica straordinaria, fintanto che il motore è scoppiato. La pausa invernale serviva a lui più di chiunque altro.

Nadal 5 Ogni anno la stessa storia, o quasi. Eccezion fatta per la finale dello scorso anno, il bilancio di Rafa alle Finals continua a essere deficitario. Per l’ennesima volta il maiorchino arriva a fine stagione con le gomme a terra. Scarico, spossato, molle. La lezione, durissima, impartitagli da Federer non è circoscritta a quella partita ma travalica il campo. È una lezione che si estende alla gestione del proprio fisico, già logorato nonostante l’età (25 anni) da un tennis troppo dispendioso. Ha saltato in toto la stagione indoor europea per rigenerare le pile ma i 40 giorni di riposo non gli sono stati sufficienti. Ha battuto Fish ma ha perso lo scontro diretto contro Tsonga, sconfitto dallo strapotere atletico del transalpino. Le Atp Finals, se arriva sempre in questo stato, saranno sempre una chimera.

Fish 5- Spiace assegnargli il voto più basso, specie perché arriva alla fine della stagione migliore della sua carriera. Ma il voto riflette solo il rendimento alle Finals e, risultati alla mano, è stato il peggiore (0 vittorie e 3 sconfitte). Per lui, però, vale il discorso di Ferrer: coi mezzi che ha, tanto di cappello. Non è stato graziato dal sorteggio, che lo ha collocato in un gruppo di ferro con Federer, Nadal e Tsonga. A quasi trent’anni (li compirà il 9 dicembre), ha finalmente compreso che essere in forma non è un optional. Ha sottratto a Roddick lo scettro di numero 1 d’America ed è il secondo giocatore più “anziano” nella top ten dietro ad un certo Federer. Ammirevole.

Murray s.v. Una sola partita non è sufficiente per dare un giudizio completo. Resta il fatto che quella partita l’ha persa e malamente. Ferrer lo ha “matado”, giocando meglio i punti decisivi al cospetto di un Andy abulico e falloso. La decisione di ritirarsi subito dopo (strappo) ha dato adito ai maligni di supporre che, in caso di vittoria, il forfait non sarebbe mai arrivato. Lui si è difeso sottolineando di aver anticipato i tempi di recupero per essere in campo e di non voler compromettere la preparazione in vista del 2012. Intanto, però, anche questa stagione si conclude senza un grande titolo che non sia un Masters 1000. Perennemente rimandato.




1 Commento per “ATP FINALS: LE PAGELLE”


  1. VANE ha detto:

    non c’è nulla da fare… Federer è sempre da 10!!!


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