ATP MIAMI, PROMOSSI E BOCCIATI

Con il successo di Nole è calato il sipario sul secondo Masters 1000 della stagione. Proviamo ora a tirare le somme assegnando le pagelle ai protagonisti del torneo maschile: tra conferme, rivelazioni e flop
domenica, 1 Aprile 2012

Miami – Con la vittoria di Novak Djokovic è andato in archivio anche il secondo Masters 1000 della stagione. Come di consueto, tracciamo un bilancio finale sul torneo attraverso le pagelle date ai protagonisti. Ecco a voi promossi e bocciati, rivelazioni e delusioni.

Djokovic 10 Rieccolo, Fenomenole. Dopo l’appannamento post-Melbourne, a Miami ha ritrovato smalto e brillantezza dei giorni migliori. Strapotere fisico, ritmo forsennato, solidità spaventosa: queste le chiavi del successo. Titolo portato a casa senza cedere un set e – soprattutto – senza aver mai dato la sola sensazione di poterne perdere uno. Trentesimo trofeo Atp, undicesimo Masters 1000, terzo sigillo a Miami. Se sia tornato in versione cannibalesca non ci è dato sapere, ma da oggi ricomincia a far paura. Mattatore.

Monaco 8 E’ la rivelazione del torneo. Alzi la mano chi lo aveva pronosticato così avanti: giusto un mago avrebbe potuto esprimere una profezia tanto ardita. Eppure “El Pico” si è sempre adattato bene alle superfici rapide, tant’è che la sua unica semifinale in un Masters 1000 era stata ottenuta a Shanghai. Fatto fuori Monfils, si è poi ingraziato le simpatie degli americani eliminando prima Roddick e poi Fish. Fermatosi al cospetto di Nole, si consola con un balzo in classifica che lo riavvicina alla top 15.

Tipsarevic 7 Con fatica e dedizione, il numero due di Serbia sta pian piano ritagliandosi il suo spazio nel tennis che conta. Nessuna impresa titanica, ma Janko sta legittimando quel posto al sole guadagnato con l’ingresso nell’ambitissima top ten. La sua zona di tabellone era infestata di mine vaganti, ma ha saputo eliminare ogni insidia mettendo in fila gente come Nalbandian, Dolgopolov e Dimitrov. Ha messo paura a Murray, eclissandosi nel finale dopo essere stato avanti di un set e di un break. Ma è una bella realtà.

Dimitrov 6.5 E’ bastata una vittoria contro Berdych (la prima contro un top ten) per scatenare fiumi d’inchiostro su questo ventenne bulgaro dal talento purissimo. Non che prima non se ne parlasse, anzi: il problema è l’opposto.  Benché ci sia qualche analogia (rovescio a una mano, gesti fluidi, manina delicata), definirlo continuamente “erede di Federer” diventa alla lunga stucchevole. Grigor è ancora leggerino (manca un vero colpo killer) e acerbo (spesso cede di schianto nel set finale), ma è indiscutibilmente tra i prospetti più interessanti della new generation. Da seguire attentamente.

Murray 6.5 Da buon finalista, gli spetterebbe forse un voto inferiore al solo vincitore. Ma un giudizio basato unicamente sul piazzamento sarebbe inesatto, perché prescinderebbe da variabili ugualmente importanti. Anzitutto il percorso: per giungere in finale ha battuto Falla, Simon e Tipsarevic, non di certo dei mostri sacri. Ha usufruito di due forfait non di poco conto, considerando che sia Raonic che Nadal avrebbero avuto le armi per fermarlo prima (e forse ci sarebbero riusciti). E poi c’è lo stato di forma: Andy non ha mai incantato e nel primo set contro Djokovic è stato letteralmente asfaltato. Lo scozzese ha essenzialmente fatto il suo, ma non merita un encomio.

Tsonga 6 E’ partito a razzo, domando avversari infidi come i tedeschi Kohlschreiber e Mayer. Presentatosi nei quarti senza aver ceduto un set, ha perso al fotofinish contro Nadal in un match dove è però scattato dai blocchi dopo quasi un’ora. A quei livelli e contro quell’avversario, regalare un set e mezzo a suon di errori gratuiti (55) è un lusso che non puoi permetterti. Tanto esplosivo quanto scriteriato, quando è “on fire” rimane comunque uno dei pochi in grado di offrire spettacolo.

Roddick 6 Lo sgambetto a Federer gli ha regalato la più grande soddisfazione degli ultimi mesi. Neanche il tempo di “risorgere” che Monaco lo ha però bruscamente riportato sulla terra, ridimensionando la portata di un’impresa in cui ai suoi meriti vanno aggiunti i demeriti (notevoli) di Roger. Spiace non assegnargli un voto più alto, ma una notte di gloria non può offuscare l’ormai scarsa competitività nei grandi eventi. Sufficienza di stima.

Fish 6 Ha dato un senso al 2012, centrando il suo primo quarto di finale. Un traguardo però macchiato da una prestazione inguardabile contro Monaco, contro cui ha disputato una delle peggiori partite della sua carriera. In conferenza stampa se l’è presa con la superficie, giudicata lentissima: parole sacrosante, ma giocando così male non avrebbe avuto chance manco a Cincinnati. In leggera ripresa.

Federer 5 D’accordo, nell’ultimo mese ci aveva abituato fin troppo bene. Titolo a Rotterdam, titolo a Dubai, titolo a Indian Wells. Credenziali che, bando al ranking, facevano di lui il principale candidato alla vittoria. E invece il buon Roger si è arenato quasi subito, andando a sbattere malamente contro quell’Andy Roddick di cui ha disposto a piacimento per l’intera carriera (3° sconfitta in 24 sfide). Brutta prestazione che pone fine alla sua imbattibilità (16 partite) impedendogli l’accesso alle semifinali per la prima volta nel 2012.

Del Potro 5 Si dirà: ha battuto Karlovic e Cilic e poi ha perso da Ferrer. Ci sta. Forse sì, ma dall’argentino su questi campi è lecito attendersi qualcosa di più. Tra Indian Wells e Miami ha collezionato un quarto e un ottavo di finale, ma è uscito malamente in entrambe le occasioni racimolando cinque games contro Federer in California e sei contro il valenciano in Florida. Poca roba per chi espone in bacheca uno Us Open.

Isner 5 Le fatiche di Indian Wells hanno presentato il conto. In apnea sin dall’esordio con Davydenko, è poi “schiattato”con Florian Mayer. Un piccolo incidente di percorso in una stagione sin qui ottima, ma la versione dell’americano formato Miami non può essere giudicata altrimenti. Sfiatato.

Gulbis 4 Quinta sconfitta stagionale al primo turno. Pescare lui in un torneo equivale ormai ad una vincita alla lotteria. Stavolta il fortunato estratto è stato Sergei Bubka, ucraino noto ai più solo per il cognome che porta (è il figlio del plurimedagliato saltatore con l’asta). Un anno fa era alle soglie della top 20, ora rischia il tracollo che – a suo dire – potrebbe portarlo al ritiro. Imbarazzante.

Nadal s.v. E’ come giudicare un film senza aver visto il finale. Le passeggiate con Giraldo e Stepanek non possono essere indicative, così come i balbettii con Nishikori. Contro Tsonga è stato bravo a ritrovarsi nel finale, ma il miglior Rafa non si sarebbe fatto trascinare al terzo set dopo aver servito per il match nel secondo. Poi ha alzato bandiera bianca, stoppato da una tendinite che certifica come il logorio delle ginocchia sia ormai cronico. Difficile intuire cosa ne sarebbe stato del suo torneo, mentre una è la certezza: il numero zero accanto alla voce titoli stagionali. Riuscirà il “rosso” a rivitalizzarlo?

Italiani s.v. Quattro giocatori, quattro sconfitte al primo turno. Seppi, Cipolla, Starace e Bolelli hanno tenuto fede al solito copione che vuole salutino Miami prima che arrivino le telecamere. Ligi al dovere, eccoli cedere il passo a Bautista-Agut, Stebe, Harrison e Ramos: nessun fenomeno, insomma. Come loro, del resto. Urge terra ricostituente (e magari qualche ricambio).


1 Commento per “ATP MIAMI, PROMOSSI E BOCCIATI”


  1. Fabio ha detto:

    Federer 2. Ha voluto fare un grande favore al suo amico Andy Roddick, che puntualmente non ha saputo sfruttare lo slancio emotivo e l’enorme lasciapassare regalatogli. Ma col senno di poi, vedendo il ritiro di Nadal, le condizioni fisiche di Nole (tutto fuorché eccelse) e le condizioni mentali (gravissime) di Murray, ha fatto una boiata. Avesse evitato di fare il “buon samaritano”, probabilmente avrebbe vinto lui.

    Murray 2. Raggiungere una finale e, pur fresco fisicamente, schiantarsi così nettamente contro un Nole in palese affanno nel secondo set, senza mai lasciare andare il braccio o cercare di costruire qualcosa, denota una mancanza di propositività ENORME, necessaria per chi nutre ambizioni da Slam.


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