PERSONAGGIO DEL MESE, DICEMBRE: IL GIORNALISTA

E' lui a chiudere la rubrica in cui vi abbiamo proposto il meglio del 2014. Cosa ha raccontato, cosa vorrebbe raccontare nella prossima stagione
giovedì, 25 Dicembre 2014

TENNIS – Sì, il giornalista. Cos’è quella faccia? Non avete mai letto un pezzo autocelebrativo, senza capo né coda, per denunciare delle cose, lodarne delle altre e rivolgere stravaganti appelli, per giunta nel giorno di Natale? Se la risposta è “No”, siate i benvenuti. Se, al contrario, la risposta è “Sì”: poveri voi, che robaccia leggete? Nelle ultime undici settimane vi abbiamo proposto una nuova rubrica, per salutare a modo nostro il 2014. Tanto tennis, personaggi, risultati, record… Per quest’ultima puntata vi intratteniamo così, accogliendo, coccolando, ringraziando una figura oggi fuori moda, ma generosa, combattiva sebbene sovente vilipesa e insultata come quella del giornalista. Sì, vilipesa e insultata. Anzi, agli ultimi Internazionali, al Foro Italico, c’è mancato poco che un onesto (e bravo) rappresentante della categoria finisse knock out. Rischi del mestiere, ma stiano tranquilli i detrattori: i giornali chiudono e la professione prevede da tempo porte automatiche scorrevoli all’uscita. Come i supermercati.

I giornalisti del tennis hanno avuto molto da raccontare. Talvolta troppo, se ci fermassimo ad elencare i tanti aspetti extra-sportivi che siamo stati costretti a leggere quest’anno. Dal caos scommesse che aprirà le cronache della prossima stagione, agli svizzeri che perdono l’aplomb e la storica neutralità per darsi addosso a causa di un “Crybaby”, passando per la peggiore edizione mai vista di un Masters o per i giocatori di primo piano fuori causa infortunio. Passando, ancora, per i tornei cancellati a causa di tensioni politiche (Tel Aviv), per le sedi di Coppa Davis cambiate per la stessa ragione. Per l’addio al tennis cui è stata obbligata Li Na. Per Elena Baltacha, andata via davvero troppo presto.

Per Fabio Fognini c’è bisogno di un capitolo a parte. Le sfuriate contro il giudice di sedia, le racchette spezzate, le sconfitte clamorose non sarebbero state nulla se il ligure non avesse aggiunto anche, qui e là, un insulto razzista e un dito medio. Il bad boy del tennis italiano. Per alcuni (giornalisti, appunto) semplicemente l’incompiuta del tennis italiano. Qualcosa che vorremmo fosse ma ancora non è. Nonostante la vittoria contro Andy Murray in Coppa Davis, per esempio, sia materiale per stropicciarsi gli occhi.

Certo, non dimentichiamo le cose belle. Il career grand slam del doppio Sara Errani-Roberta Vinci, Wimbledon che per una volta si tinge di azzurro. Una delle immagini più incredibili, da scolpire nel marmo. La rivalità sanissima, e a colpi di successi, tra Flavia Pennetta e la stessa Errani per guadagnare la palma di numero 1 d’Italia. La semifinale di Coppa Davis attesa sedici anni. L’incredibile scalata di Simone Bolelli. Ciò per rimanere in Italia; fuori dai nostri confini, invece, i successi a sorpresa di Wawrinka a Melbourne e Cilic a New York, l’anno d’oro degli outsider ma anche dell’inossidabile Federer. Tra le donne, infine, una stagione ricca di colpi di scena, che Serena Williams ha chiuso in trionfo.

Cosa chiedere al 2015? Beh, i giornalisti sanno essere anche ottimisti sebbene non abbiano scritto “Giocondo” in fronte. Vorrebbero anzitutto scrivere di tennis, e lasciare ai colleghi cronisti di nera certi argomenti. Sperano allora che venga fatta piena luce sulla vicenda nelle mani della Procura di Cremona, nel frattempo – sul fronte sportivo – chiedono già da gennaio un’edizione degli Australian Open da incorniciare. Soprattutto in chiave maschile, qualcosa che cancelli definitivamente la mestizia londinese. Che tornino le rivalità degli ultimi anni, ma che al contempo sia un bel vedere anche tra gli “attori non protagonisti”. Che sia un gran tennis per tutti. Ma soprattutto che sia una stagione da ricordare con orgoglio, nel 2016.


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