QUELLA VOLTA A MADRID…

Stefano Pescosolido compie 39 anni. Vincitore di due tornei ATP in carriera e con un best ranking di numero 42, il tennista italiano viene ricordato soprattutto per un diritto devastante e per un match indimenticabile giocato in Coppa Davis nel ’94 contro la Spagna

Roma. Il 27 marzo del 1994 era una domenica. Io ero solo un ragazzino appassionato di tennis al primo anno di Liceo e quel giorno ho assistito ad un match incredibile, uno degli incontri più appassionanti disputati da un tennista azzurro che, ad oggi, mi sia mai capitato di seguire. Il grande protagonista di questo match è stato Stefano Pescosolido, che oggi compie 39 anni.

Una carriera in un match. In quel week-end era programmato il primo turno di Coppa Davis e l’Italia era impegnata in Spagna per una trasferta molto complicata. Tra gli iberici, infatti, c’erano due terraioli temibili come Carlos Costa e Alberto Berasategui, ma soprattutto Sergi Bruguera, campione in carica del Roland Garros. L’Italia, sotto per 2-1 si giocava tutto nel singolare d’apertura che vedeva opposti il tennista ciociaro, portato in Spagna da Panatta solo come riserva poi subentrato ad un acciaccato Canè, contro Bruguera. Perso il primo parziale di misura, Pesco si produceva in un’ora di tennis da antologia: solo vincenti da tutte le parti del campo e con tutti i colpi e l’impotente re della terra rossa, che di lì a qualche mese avrebbe bissato il successo a Parigi, a subire l’umiliante parziale di 6-0 6-1. Stefano ha continuato a mantenere alto il livello anche nel quarto ma soprattutto nel quinto set (nel quale conduceva 3-1) ma alla fine di è dovuto arrendere dopo quasi tre ore di gioco, consegnando il punto della vittoria ad una Spagna che aveva temuto il peggio.

Dotato e fragile. È stata un po’ come quel match la carriera di Pescosolido: gli è sempre mancato qualcosa. Nato ad Arce, in provincia di Frosinone, nel 1971, Pesco ha avuto sempre a disposizione un tennis brillante, vario, potente ma non ha mai posseduto fino in fondo il killer istinct, la cattiveria agonistica necessaria per programmarsi per un grande obiettivo e provare a raggiungerlo. Un estemporaneo spesso in balia del momento, capace di stupirti per una giocata da fuoriclasse e un attimo dopo di farti cadere le braccia per un’apatica banalità. Altrimenti non si spiega come un giocatore in possesso del «miglior diritto del mondo», come disse John McEnroe commentando un match di Pesco al Roland Garros contro Jim Courier, abbia raggiunto solo la 42esima posizione in classifica mondiale come best ranking, nel lontano 1992. Qualche problema, va detto, lo aveva dal punto di vista fisico, il tennista azzurro, non troppo incline al lavoro duro ma anche afflitto da anemia mediterranea, ma qualche rimpianto nel cuore degli appassionati lo ha lasciato.   

Carriera in pillole. Professionista dal 1989, Stefano ha vinto due tornei ATP in carriera, entrambi sul cemento, superficie che ben si adattava al suo gioco offensivo. Il primo a Scottsdale, nel 1992, superando in finale l’americano Brad Gilbert, il secondo, l’anno successivo, a Tel Aviv in finale sull’idolo di casa Amos Mansdorf dopo aver superato in semifinale Thomas Muster. Di scalpi eccellenti nei suoi sedici anni di circuito ne ha conquistati diversi: gli appassionati ricorderanno soprattutto la vittoria su Andrè Agassi (ancora convalescente, va detto) a Roma nel 1994, ma Pesco vanta successi anche contro Michael Chang, John McEnroe e proprio quel Sergi Bruguera che gli ha probabilmente negato la gioia più grande della sua vita tennistica. Pesco ha preso parte a 20 tornei dello Slam, guadagnandosi due terzi turni a Parigi nel 1993 e in Australia nel 1995. In Davis, dove vanta 8 convocazioni in 6 anni, Pescosolido ha un bilancio di 5-5. Proprio in Davis Stefano ha forse subito la sconfitta più dolorosa: nel 1992, nel caldo di Maceiò, uscì in spalla per crampi nel singolare decisivo che condannò l’Italia ad una brutta sconfitta contro il Brasile di Jaime Oncins.   

Dopo il professionismo. Pesco, che ha chiuso da numero uno d’Italia nel 1993 e per tre stagioni (’92, ’93 e ’95) ha finito l’anno nei top-100, si è ritirato definitivamente nel 2006 dopo una buona carriera condita anche da due titoli assoluti italiani in singolare (’93 e ’97). Sposatosi nel 2001 e diventato papà, Stefano, dopo aver smesso con il professionismo, non ha abbandonato il tennis: si è dedicato ai tornei open (ancora oggi ha una classifica 2.3) e soprattutto alle gare a squadre. Per qualche anno con il TC Parioli in serie A1 è stato uno dei migliori dell’intera competizione perdendo praticamente mai. È anche diventato Maestro ed è attualmente responsabile del settore tecnico del Salaria Sport Village di Roma. Ogni tanto, inoltre, si cimenta nel commentare i match di tennis per la Rai e Super Tennis. Noi appassionati non scorderemo mai le grida del grande “Bisteccone” Galeazzi durante il suo splendido match di Davis contro Bruguera, la sintesi della carriera di un bravo ragazzo, oggi uomo, molto dotato dal punto di vista tecnico, ma forse troppo buono per diventare un grande del nostro sport. Che, alla fine, è un complimento…


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