PETE SAMPRAS: “ESSERE NUMERO 1 MI HA ACCORCIATO LA CARRIERA”

Venticinque anni fa il campione americano saliva per la prima volta in vetta al ranking Atp e a distanza di tanto tempo ripercorre il suo cammino sottolineando quanto gli è costato rimanere al top per tanto tempo
venerdì, 13 Aprile 2018

TENNIS – Venticinque anni fa diventava per la prima volta in carriera numero uno del mondo, e a distanza di tanto tempo Pete Sampras, il giocatore che più volte di tutti ha chiuso la stagione al primo posto della classifica mondiale (ben 6 dal 1993 al 1998) e secondo solamente a Federer come numero di settimane complessive passate in vetta al ranking, riflette sulla sua parabola tennistica in una lunga intervista rilasciata all’Atp.

“Tutti i bambini dicono che diventare numero uno del mondo è un sogno – diceva Sampras poco dopo aver guadagnato la prima posizione del ranking – ma non dicono sul serio. Il mio primo obiettivo è stato sempre quello di vincere a Wimbledon, per essere menzionato insieme a Laver e Rosewall, diventare numero uno del mondo è stata semplicemente la ciliegina sulla torta”. “Ovviamente – afferma oggi il tennista americano – rimanere in cima alla classifica è stata la parte più difficile, perché oltre al talento ci vuole tanto cuore e una grande forza mentale per restare lassù così a lungo. C’è bisogno del cuore per vincere anche quando non stai giocando bene, c’è bisogno della mente per superare le tante sfide che ti si pongono davanti, e c’è bisogno di una volontà fortissima che i pochi possiedono.E’ un qualcosa che hanno avuto solo i più grandi di sempre, come ad esempio Federer e Nadal”.

Nel suo caso, vincere Wimbledon rappresentò il decollo definitivo verso la gloria, ma soprattutto il passo fondamentale per considerarsi il migliore del mondo. “Mi sono preparato per essere il numero uno – prosegue Sampras – e quando ci sono arrivato la soddisfazione è stata grande, però è stato dopo aver vinto a Wimbledon che mi sono reso conto di meritare la vetta del ranking. Di sicuro però, quando sono diventato numero uno del mondo, insieme al mio allenatore Tim Gullikson abbiamo capito che potevamo lavorare per vincere anche altri Slam”. Con il passare del tempo quindi la pressione è inevitabilmente aumentata e con essa anche la voglia di rimanere lassù più tempo possibile. “Inizialmente non ho avuto un grande impatto psicologico dovuto al fatto di essere diventato il numero uno del mondo, solo quando sono arrivato a Wimbledon sapendo che potevo vincere un titolo così importante ho cominciato a sentire un po’ di pressione. Fu lì che me resi conto veramente di avere in me le qualità per essere il numero uno, e di conseguenza per vincere tante partite e tornei”.

E quel record di stagioni chiuse in vetta alla classifica mondiale, che neanche Federer è riuscito a battere, ha sempre un posto speciale nel suo cuore. “Sapevo che avrei dovuto sacrificarmi molto per chiudere sei stagioni in cima al ranking. Ci sono stati momenti in cui Agassi, Rafter e Rios mi sopravanzavano, ma poi riuscivo sempre a recuperare prima della fine dell’anno, anche perché sapevo che potevo giocare tornei aggiuntivi e mettere in tasca punti preziosi”. Facendo questo però, Sampras ha speso tantissime energie che con ogni probabilità, come lui stesso ammette, gli hanno accorciato la carriera. “La sola volta che ho dovuto lavorare veramente duro per restare numero – conclude lo statunitense – è stata nel 1998, quando ho perso e riguadagnato la prima posizione del ranking più volte. Ho giocato un paio di settimane in più in Europa per battere il record di Jimmy Connors di cinque anni consecutivi chiusi da numero uno del mondo, e quando ci sono riuscito sono stato felice, ancora oggi questo traguardo ha un significato speciale per me. Quando poi persi lo scettro nel novembre del 2000 non ero assolutamente triste, perché non avevo più nulla da dimostrare, ma di certo mi è costato molto mantenere la vetta del ranking per così tanto tempo, e probabilmente sì, essere numero uno del mondo durante un arco di tempo così ampio mi ha accorciato la carriera”.

(Nella foto Pete Sampras – www.zimbio.com)


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