PETRA KVITOVA: SCACCIARE I FANTASMI PER RIPRENDERSI LA VETTA

A 16 anni nelle prime 150, un 2011 magico e le solite maledette insicurezze: Petra Kvitova e la sua strada verso la finale di Wimbledon 2014.
sabato, 5 Luglio 2014

Tennis. Come in ogni buon romanzo per ragazzi o in un qualche film “indie” all’americana, le protagoniste della storia, visto che di ragazze si tratta, non possono che essere due: la reginetta della festa, con il mondo ai suoi piedi, e l’altra, quella con l’apparecchio, gli occhialoni ed il sorriso impacciato che non le porta in dote nient’altro che qualche altra risata maligna dietro le spalle. Fantasie a parte, la finale di questi Championships 2014 se la dovranno giocare la reginetta Eugenie Bouchard, con la sua avvenenza, sportiva e non, e la “secchioncella” Petra Kvitova, dal fisico robusto e la carriera vissuta su di un’altalena di risultati, tra alti e bassi.

Già, perché ad oggi il futuro è già in mano alla giovane canadese che, tra gli altri risultati, si è pure issata fino in semifinale per ben tre volte consecutive in un torneo Slam, e sembra essersi candidata per il ruolo di nuova mattatrice del circuito, con Serena Williams e Na Li, rispettivamente N.1 e N.2 del ranking, che sembrano essere arrivate ormai ai saluti, anche se non proprio tra un paio di giorni, sia chiaro. Della vincitrice 2011 non si ricorda quasi nessuno, o meglio si ricordano, solo che Petra ha dimostrato di poter essere una fulgida meteora, ma di non essere in grado (almeno per ora) di ricoprire il ruolo di protagonista indiscussa, di tennista sempre presente nelle fasi finali dei tornei che contano. Troppi incidenti di percorso, troppi cali di concentrazione che l’hanno vista uscire dagli schemi di chi pensa con un certo anticipo al tennis che verrà.

L’annata aurea, quel 2011 tanto caro a Petra e relativi sostenitori, è tanto lontano, e quattro trofei in due anni e mezzo, per una come lei, sono davvero troppo pochi, tanto da portare a credere che questo sia davvero l’ultimo treno per la gloria; come se in una partita ci si giocasse una carriera, che poi così non va mai. Puoi vincere e adagiarti nuovamente in un successo, per perdere ancora una volta la cattiveria necessaria per stare sempre al top, oppure perdere lasciando la propria autostima martoriata dentro ad un qualsiasi armadietto londinese.

Non è una partita a fare una giocatrice, ma potrebbero essere d’aiuto tutte quelle che la ceca ha affrontato fino a questo punto: livelli di difficoltà molto variabili che, tuttavia, costituiscono un unico denominatore, da sempre cartina al tornasole per chi macina campi da tennis giorno dopo giorno. Petra adesso può considerarsi grande, tanto conscia del suo talento quanto in possesso di una grande esperienza maturata negli anni, anche con le tante brutte sconfitte. Le basterebbe uno di quegli sprazzi di lucidità, una partita giocata al suo livello potenziale, per farla tornare luce degli occhi degli appassionati di tutto il mondo, permettendole di fare la voce grossa con ogni sua avversaria presente e futura, capace di vincere con chiunque.

Inutile parlarne ancora, non è più tempo di numeri e statistiche, ma solo di testa e di gambe, di polso e di cuore. Non prendiamola come uno scontro fra titani, fra la luce e l’oscurità, mi raccomando. Però va detto, che in quei romanzi ed in quei soliti film “indie”, a volte la storia sta tutta li, nella brutta della festa che capisce di quanto valga realmente, facendo vedere a tutti che si sbagliavano fin dall’inizio. E Petra, statene certi, sa perfettamente quanto vale.


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