PIETRANGELI E QUEL COMPLEANNO A GINEVRA

Compie oggi 81 anni una leggenda del tennis italiano. "Peccato trovarmi in Svizzera, mi sarebbe piaciuto festeggiare a Roma. Anche se c'è poco da fare festa..."
giovedì, 11 Settembre 2014

TENNIS – Nicola Pietrangeli ha un unico cruccio: “Mi trovo a Ginevra, sarebbe stato bello festeggiare il compleanno a Roma. Anche se, in fin dei conti, non è che ci sia tanto da festeggiare. Gli anni passano…”. Nicola Pietrangeli è arrivato da poco a Ginevra, sede della semifinale di Coppa Davis tra la monumentale Svizzera e la sorprendente Italia. Chiacchiera al telefono col cronista mentre mancano poche ore alla cena ufficiale tra le due delegazioni; mancano poche ore, soprattutto, all’11 settembre. Nicola Pietrangeli è nato proprio l’11 settembre, del 1933, in quel di Tunisi. Ottantun anni, la soddisfazione di aver scritto la storia del tennis italiano e tanti sorrisi da dispensare nel corso della cena con gli svizzeri. Nicola Pietrangeli e vicino a lui Roger Federer, il suo beniamino, l’unico eroe dei nostri tempi – per dirla alla Minà – che il Grande Nick segue da sempre con fervida ammirazione.

“In Pietrangeli ha sempre prevalso l’essere umano sulla macchina, capace di giocare alla perfezione”, disse di lui Jaroslav Drobny. Nello stile la forza, la cura del particolare. Eleganza fuori e dentro il campo, dove da giocatore sfoggiava un rovescio patrimonio dell’Unesco. Ma il lavoro duro meglio lasciarlo ai gregari. Perché il Grande Nick ha sempre amato vivere. Nel campo da gioco si crea il campione, fuori il personaggio. Ebbene, in questo caso il confine è estremamente confuso.

“Quando tornerò a Roma farò finta che non sia successo niente – ci dice prima della famosa cena a Ginevra – A questa età si può festeggiare perché sei ancora vivo. Comunque sia è un’età, una bella età: 81 sono tanti”. Presidente onorario del Circolo Canottieri Roma, più o meno tra una settimana sarà nuovamente lì, in quella splendida struttura sul Tevere, a giocare alla Peppa con gli amici. Raccontando di Fognini e Seppi. E di Roger…

C’era una volta il Nicola Pietrangeli giocatore. Due vittorie al Roland Garros, tra il ’59 e il ’60. Basterebbe questo per la leggenda, se non fosse che all’incredibile bilancio sulla terra parigina bisogna aggiungere anche il titolo ottenuto in doppio con Orlando Sirola e quello in doppio misto con la britannica Shirley Bloomer. In tutto trentasei i trionfi in singolare conquistati dal 1955 al 1970; diciotto le finali perse, due delle quali soltanto a Parigi. Numero 1 d’Italia dal ’59 al ’70 e, sempre nel ’59, numero 3 del mondo. Capitano della Nazionale trionfatrice in Davis nel 1976. Il vecchio Centrale al Foro Italico porta il suo nome; assieme a Gianni Clerici unico italiano nella International Hall of Fame.

Lo sanno anche i sassi, ed è brutto. Sì, è brutto inscatolare Nicola Pietrangeli in freddi numeri e classifiche. È una vita da romanzo quella del Grande Nick. Vuoi per i natali tunisini – suo padre Giulio, imprenditore, curava lì i suoi affari – vuoi per la sua prima partita “ufficiale”. La disputò a 12 anni, nel campo di concentramento tunisino dov’era internato il papà: proprio assieme al genitore giocò in doppio e vinse. Il premio? Un pettine ricavato da schegge di bombe.

E ancora la movimentata vita privata. La relazione con Licia Colò dopo la fine del matrimonio con Susanna Artero. Destarono scalpore quei 29 anni di differenza tra l’ex tennista e la conduttrice tv. Gli sono poi stati attribuiti diversi flirt. C’è molta leggenda intorno alle mie avventure – dichiarò una volta sul ‘Corriere della Sera’ – Sono stato sposato per quasi vent’anni e ho tradito mia moglie solo quando ero lontano da Roma. Sono stato sette anni con Licia e non le ho mai messo le corna. Altro che donnaiolo”.

Nicola Pietrangeli è l’ambasciatore del tennis italiano nel mondo. A Roma come a Parigi, come a Ginevra. E lo merita. A noi non serve altro. Buon compleanno, Grande Nick.


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