IN QUATTRO PER LA CORONA

Sono in programma domani le semifinali femminili del terzo Slam stagionale. Restano in corsa Serena Williams, Victoria Azarenka, Agnieszka Radwanska e Angelique Kerber: uscirà da qui il nome della nuova regina di Wimbledon
mercoledì, 4 Luglio 2012

Wimbledon – Il cerchio si stringe. Sono rimaste in quattro per accaparrarsi il titolo più ambito, quello di regina dei Championships. Sono sopravvissute agli assalti delle avversarie, alle insidie dei prati, alle intemperie atmosferiche. E quando ti accorgi che l’All England Lawn Tennis Club è sempre meno affollato, quando gironzoli per l’impianto londinese e vedi che non fai più la fila per allenarti, quando ti addentri nella player lounge e scorgi sempre meno rivali, ecco che inizi a farci un pensierino. Comprendi che il grande risultato non è poi così lontano, che molte di quelle che temevi sono già andate a casa e che quelle che possono sbarrarti la strada sono sempre di meno, anche se sono quelle più dure da superare. Victoria Azarenka, Agnieszka Radwanska, Serena Williams, Angelique Kerber (in rigoroso ordine di ranking): ragazze diverse, tenniste diverse, nazionalità diverse. Tutte e quattro fanno però parte della top ten: come a dire, passi che ognuna abbia una sua storia e un suo curriculum, ma nessuna di loro è una sprovveduta.

Tuttavia, è innegabile che la presenza di Serenona nel gruppetto sposti leggermente l’asse delle quotazioni dalla sua parte. Tra le contendenti al titolo è la più forte, perché l’inflazionato motto “quando gioca è la migliore” vale eccome, e forse varrà anche stavolta. La numero 6 del mondo (già, suona male ma ranking rules) è l’unica delle quattro ad aver già assaporato il gusto della vittoria a Wimbledon, avendo vinto qui nel 2002, nel 2003, nel 2009 e nel 2010. Non vince uno Slam da due anni esatti, quando nell’ultimo atto dei Championships dominò una Zvonareva paralizzata dall’emozione, ma una campionessa come lei non avrà di certo dimenticato modi e maniere. E’ solita elevare il sui livello di gioco quando è necessario, prova ne è che nell’ultimo anno non ha mai perso contro una top 5 in nove sfide. Sulla sua strada troverà la più insidiosa delle giocatrici ancora in corsa: trattasi di Victoria Azarenka. La bielorussa è finalmente sbocciata quest’anno: il primo titolo dello Slam a Melbourne, l’ascesa al numero uno e l’imbattibilità per i primi tre mesi dell’anno l’hanno riscattata dalle nomee di “perdente” ed “emotiva”. Smarritasi in primavera, quando le stese contro Sharapova e Serena l’hanno riportata sulla terra, sembra ora tornata ad alti livelli tanto che in molti la danno per favorita. Il bilancio contro Serena (1-7) e la maggiore esperienza dell’americana potrebbero però contare non poco; in ogni caso, non è errato né offensivo considerare questa sfida una finale anticipata.

Nella parte alta del tabellone scorrono nomi forse meno altisonanti, ma non per questo meno degni di nota. La Radwanska ha definitivamente sfatato il suo personale tabù, ossia quello che la vedeva sempre respinta prima delle semifinali in un torneo dello Slam. Traguardo raggiunto non senza fatica, perché contro la polacca ci ha messo davvero del suo per fare harakiri anche stavolta contro un’indomita Kirilenko. Tennista atipica, mai banale, lontana dallo stereotipo “corri&tira”, dotata di braccio e sagacia tattica, ciò che l’ha sempre frenata è una velocità di palla inferiore a molte top players e una personalità non proprio dirompente. Quest’anno sembra aver cambiato marcia arrampicandosi fino al 3° gradino del ranking, ma per compiere il definitivo salto di qualità non basta vincere nei Premier, bensì imprimere la propria firma in un torneo con la T maiuscola: quale palcoscenico migliore potrebbe suggellare il suo ingresso nel gotha del tennis? Di questo parere non sarà la Kerber, giocatrice esplosa come una bomba in questa prima metà dell’anno. La mancina di Brema è senza dubbio la tennista che ha fatto più progressi nel 2012: continua, solida, combattiva, concreta. Passano i mesi, cambiano le superfici, mutano le città ma lei è una garanzia (“timbra il cartellino”, come si dice in gergo). Vederla giocare non è uno spettacolo, difende meglio di come attacca, ma scardinare il suo muro è cosa tosta. Ha mandato a casa la connazionale Lisicki, più talentuosa ma meno costante. Quando lo scorso anno sconfisse la Pennetta nei quarti agli Us Open, in molti ci disperammo perché sembrava un match alla portata della brindisina. Oggi Angelique è una certezza, e pronosticare uno sgambetto ad Agnieszka non è più roba da matti.

 

 


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