NEL ROSSO DIPINTO DI BLU

Mancano ormai poche ore all'inizio del Masters 1000 di Madrid, che quest'anno si giocherà su nuovissimi campi in terra blu. I primi ad averla provata l'hanno definita leggermente scivolosa e dal rimbalzo un po' diverso rispetto al solito. Chi ne trarrà i maggiori vantaggi?
giovedì, 3 Maggio 2012

Aprendo il sito ufficiale del Masters 1000 di Madrid ci si imbatte immediatamente nella scritta “QUEDAN 1 DÌAS PARA EL TORNEO DEL SIGLO XXI”. In italiano significa “meno un giorno al torneo del ventunesimo secolo” e dimostra ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) le grandi ambizioni degli organizzatori della manifestazione spagnola. Non bastava un impianto avvenieristico e il tentativo di rendere tutto più moderno possibile, non bastavano modelli e modelle come raccattapalle. Ci voleva qualcosa di più, e l’hanno trovato. Per un colpo di marketing (o un capriccio?) del magnate rumeno Ion Tiriac, la terra dei campi di gioco è stata colorata di blu. Una scelta che ha lasciato un po’ perplessi giocatori e addetti ai lavori (tradizionalisti in primis), ma che già prima dell’inizio torneo ha soddisfatto i desideri di Tiriac. Nel bene o nel male, infatti, tutti parlano del suo torneo, e la schiera dei migliori giocatori sarà al completo. Ma delle novità si è già discusso a sufficienza, e non è il caso di ripeterle di nuovo. Quello che a noi interessa, invece, sono le conseguenze di quest’ultima, ovvero il genere di superficie che Novak Djokovic e compagni troveranno sotto ai loro piedi.

Nei suoi primi tre anni di vita sulla terra battuta all’aperto (prima si disputava sul veloce indoor a fine anno) il torneo madrileno si era già distinto dagli altri due Masters 1000 primaverili (Montecarlo e Roma) per il fatto che si giocasse in altura, e quindi con condizioni di gioco più rapide. Da quest’anno anche l’incognita di una superficie diversa, e probabilmente non solo nel colore. Dopo varie spiegazioni, e alcuni video di presentazione, oggi la parola è passata ai giocatori, che dopo le critiche ‘a scatola chiusa’ delle scorse settimane, hanno finalmente potuto calcare i campi della Caja Magica. Uno dei primi ad essersi allenato sulla neonata superficie è stato Milos Raonic, che tramite il proprio account di Twitter ha definito i campi un po’ più scivolosi rispetto al solito, evidenziando anche come il rimbalzo sia più basso. La stessa differenza notata (specialmente con lo slice) dal campione uscente Novak Djokovic, che ha aggiunto: “ho molte sensazioni, ma è presto. C’è ancora tempo prima dell’inizio del torneo, e ho bisogno almeno di un paio di giorni per poter dare dei giudizi precisi”. Diversa invece l’opinione di Fernando Verdasco, secondo cui “la palla perde parecchia velocità quando tocca terra”, ma che si è riservato di tornare sull’argomento dopo aver provato i campi in condizioni soleggiate (e quindi meno umide e più veloci).

Ma chi può trarre vantaggio da queste condizioni? A parte i rimbalzi diversi rispetto al solito (che però sono uguali per tutti, e ai quali ogni giocatore si abituerà presto) un fattore da non trascurare sarà come sempre la già citata altura, che favorisce servitori e giocatori ‘da veloce’. Non a caso nelle scorse stagioni si è spinta sino ai quarti di finale gente come Ivan Ljubicic, Michael Llodra e Andy Roddick (che nel 2009 fece tremare il poi vincitore Roger Federer), tutti atleti rispettabilissimi, ma che non hanno mai fatto dei campi in terra il proprio pane quotidiano. In poche parole, quindi, ne guadagnano gli avversari di Rafael Nadal, che non a caso a Madrid ha vinto una sola volta in tre partecipazioni. Uno standard inferiore rispetto a quelli di tutti gli altri tornei importanti sul rosso, che invece sono affar suo da numerosi anni. Il maiorchino, come (purtroppo?) suo solito, ha già messo le mani avanti anche questa volta, allertando tutti sulle sue possibili difficoltà. “Il ginocchio ha dato risposte positive nonostante abbia giocato due tornei consecutivi, ma a Madrid sarà molto complicato, perché oltre a esserci tutti i migliori, giocare sarà più duro a causa dell’altura. Dovrò tenere un livello elevatissimo se vorrò ottenere un buon risultato.

Positivo, invece, il numero uno del mondo Djokovic, che pare aver superato le difficoltà mentali dovute alla mente del nonno, e guarda con fiducia all’imminente inizio del torneo. “Ho scelto di non giocare a Belgrado perché avevo bisogno di ricaricare le batterie, e ora mi sento pronto. Madrid è una città che mi piace molto, e ho dei bei ricordi di questo torneo. Nel 2011 qui ho vinto per la prima volta con ‘Rafa’ sulla terra, e quello è stato un match molto importante. Mi ha dato la spinta per iniziare a credere di poterlo battere anche sul rosso, e vincere grandi tornei su questa superficie. Spero di ripetermi quest’anno”. Proprio come lui, lo spera sicuramente anche Federer, vincitore nel 2009 della prima edizione outdoor. Lo svizzero non vince un torneo sulla terra dal Roland Garros di quell’anno, ma, viste le condizioni, si annuncia ancor più temibile del solito, forte del suo ineguagliabile slice di rovescio. Madrid lo attende, come la gente attende una sua opinione. Intanto, la curiosità continua a crescere. E Tiriac, sotto i suoi lunghi baffi grigi, se la ride.


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