PROCESSO BRACCIALI-STARACE, NUOVO RINVIO

Su richiesta dell'avvocato di Starace, la Corte d'Appello ha rinviato l'udienza al 2 ottobre. Il presidente, ha dichiarato, giudicherà sul merito.
lunedì, 28 Settembre 2015

TENNIS – Nuovo rinvio nel processo d’appello che vede imputati Bracciali e Starace. Stavolta, la richiesta arriva dall’avvocato di Poto, Luigi Chiappero. La Corte Federale d’Appello, che deve depositare sentenza e motivazioni entro l’8 ottobre, ha rinviato l’udienza al prossimo 2 ottobre.

Il procedimento riguarda soltanto una partita, il match di Barcellona 2011 in cui Starace si ritirò sotto 4-6 6-1 2-0 contro lo spagnolo Gimeno-Traver. Escluse invece dal processo le altre due partite citate nelle intercettazioni agli atti della Procura di Cremona, il quarto di finale di Monaco di Baviera 2009 contro Daniel Brands, e la finale di Casablanca del 2011 contro Pablo Andujar.

La tesi dell’accusa, fatta propria dai giudici di primo grado, si basa su questi presupposti: Manlio Bruni è la mente dell’operazione, che insieme a Massimo Erodiani organizza il giro di combine e coinvolge i tennisti. Bruni sfrutta la precedente conoscenza con Bracciali, che a quel punto diventa intermediario che trascina Starace e lo persuade a perdere apposta. Questa, ripetiamo, la tesi dell’accusa. Ma il processo è fortemente indiziario, e come tutti i processi indiziari legato a interpretazioni e sfumature. Il presidente della Corte d’Appello, Biagini, ha già dichiarato che giudicherà solo sul merito. E giudicare sul merito vuol dire rispondere alla più complessa delle domande: Starace ha perso davvero apposta, si è davvero ritirato senza ragione nel match di Barcellona? Se la risposta a questa domanda fosse no, verrebbe a cadere anche il resto dell’impianto accusatorio.

Come in ogni processo indiziario, ci sono elementi per sostenere entrambe le posizioni. Da una parte, Starace quel giorno ha problemi di stomaco e l’andamento anomalo delle quote potrebbe anche essere dovuto alle giocate di scommettitori presenti sul posto che si sono accorti dei problemi fisici dell’azzurro prima dei bookmakers. E poi Betfair, su cui si sono concentrate le puntate, non ha pagato la vincita a Bruni viste le anomalie nello sviluppo delle quote.

Il giudizio. “Le “ manovre” per convincere Starace ad aderire alla combine” si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado, “iniziano il giorno prima dell’incontro, il 18/04/2011, allorché Braccio 2, non pienamente convinto che “Poto” presti il suo consenso, chiede lumi a Bruni: “Quanto gli posso dire a Napoli?”. Bruni lo rassicura: “ digli 25 e 50 col primo .Ma non credo sia quello il problema, ma se vuoi digli anche di più , però se perde facile vedrai che facciamo poco .Ma per te lo conosce ? Ci può parlare?”.” Alle 18.02, si legge, “giunge la “ buona “ notizia ….Braccio 2 ha compiuto la sua opera …” l’ho convinto … ok .” Ma Bruni ( ore 19:05 ) vuole essere sicuro ed insiste : “L’altro lo conosce ? Perché temo che se perde in due faremo poca roba”. A questo punto Braccio 2 però, “considerata la delicatezza del tenore dei messaggi inoltrati , suggerisce : “ siamo noi , chiamaci a quel numero “, e le comunicazioni , per quel giorno si interrompono. Riprendono il giorno della gara (19/04/2011) ed alle 10:39 , prima ancora che l’incontro inizi , una delle punte di diamante del sodalizio degli scommettitori, Massimo Erodiani , chatta con Bruni e lo avverte : “ ma stamattina non ti hanno detto niente di Starace che perde ?

Il 26 novembre 2014, nella sua deposizione, Bruni “conferma in toto, quanto è avvenuto : l’opera di convincimento posta in essere dal Bracciali, l’adesione al progetto illecito perpetrato dallo Starace ( a cui sarebbero stati destinati € 40.000,00 della vincita), nonché la successiva restituzione della società di scommesse Betfair, di quanto era stato scommesso (€ 50.000,00), con il conseguenziale mancato riconoscimento della vincita di € 104.000,00. A tale proposito da ultimo non si può sottacere come, giustamente rilevato dalla Procura, la corrispondenza intercorsa tra Betfair e Bruni, in ordine ai motivi ed al perdurare della sospensione del conto dello scommettitore, viene inoltrata dallo stesso Bruni all’indirizzo e-mail di Bracciali (braccio78@hotmail.com), e ciò al sol fine di dimostrare allo stesso Bracciali , quali erano i motivi per i quali non poteva pagarlo. La valenza probatoria di tale comunicazione, non è da ricercare tanto in ordine alla ricezione dell’atto, quanto, naturalmente , in riferimento invece, all’invio certo dell’e-mail stessa da parte del Bruni, e dal significato probatorio che tale invio riveste”.

La difesa. L’email inviata il 5 maggio 2011 alle 9,45, è al centro della perizia di parte firmata per la difesa di Bracciali sa Umberto Rapetto, ex generale della guardia di finanza e comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche. Già nei documenti presentati nella conferenza stampa del 9 giugno, Rapetto ha sottolineato come sia impossibile attribuire la paternità di quella mail, mandata attraverso un Black Berry. In questi casi, ogni messaggio acquisisce uno specifico ID, che lo identifica in maniera univoca e permette di risalire sia allo specifico mittente che alla casella email del destinatario. Eppure, ha sottolineato Rapetto, nonostante il software sia riuscito a risalire all’ID del messaggio, non sono state effettuate ulteriori analisi per risalire, attraverso questa sorta di “ricevuta digitale”, all’effettivo mittente, all’ora di invio e anche al testo originale del messaggio, oltre alle eventuali ragioni tecniche che possono aver portato alla mancata ricezione che Bracciali sostiene.

C’è poi il discorso dei nickname che sarebbero per l’accusa associati a Bracciali nelle chat via Skype agli atti del procedimento: “Braccio78”, “Braccio2” e “MUCCA PAZZA”. Da quest’ultimo account, nel 2008, sarebbero partiti messaggi compromettenti per Bruni: “Quanto possiamo dargli se perde due set a uno? (…) “Gli dico di vincere il primo set e ritirarsi…”. Messaggi in cui però non si fanno nomi di giocatori. Ma il testo di questi messaggi è stato recuperato analizzando solo le conversazioni Skype di Bruni, che li avrebbe scritti e inoltrati a terzi. Ma, come già sottolineava Rapetto nella conferenza stampa di giugno, il computer, il telefono di Bracciali non sono stati mai controllati per verificare se davvero li avesse ricevuti, per certificare la corrispondenza fra quanto scritto da Bruni e quanto ricevuto dal giocatore. Nella situazione attuale, affermava il perito di parte, non è possibile escludere che Bruni abbia modificato o inventato quei messaggi, magari per millantare una conoscenza più profonda del reale con terze persone.

A “Braccio 2”, si legge ancora nella sentenza, è legata anche un’utenza telefonica che ha ricevuto sms e telefonate da Bruni. Per la difesa, quell’utenza telefonica apparterrebbe in realtà a un’altra figura centrale nella rete di scommettitori che ruota intorno a Bruni e Erodiani, Enrico Sganzerla. Tra il 2010 e il 2012, infatti, quella scheda era intestata alla sua compagna, Giorgia Onofri.

Per i giudici di primo grado, “nel processo disciplinare sportivo vige la regola della preponderanza del ragionevole dubbio o del “più probabile che non”. Nel caso che qui occupa il Tribunale Federale sulla mancanza di validi elementi di riscontro su cui fondare la prova dei fatti, come sostenuto con forza dalla difesa degli incolpati, ritiene invece che si abbia un riscontro, sebbene inferiore alla certezza, più probabile nel loro divenire che non, e tale livello probatorio, è ottenuto sulla base di indizi che si sono rivelati gravi, precisi e concordanti, tali da far acquisire una ragionevole certezza non solo circa l’evento ma anche sotto l’aspetto della prova dell’elemento psicologico che ha determinato l’evento”.

Per la difesa, invece, non ci sarebbe alcun rilievo probatorio negli indizi presentati per sostenere le tesi dell’accusa. E sarà su questo che dovrà decidere il presidente della Corte d’Appello Biagini. È su questo che si gioca il merito della vicenda.

 

 


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