“CREDERCI E LAVORARE”

È il motto del gigante francese Kenny De Schepper, che nelle ultime settimane ha conquistato due tornei Challenger consecutivi, portandosi a ridosso dei top 100. E pensare che a 18 anni meditò di smettere perché non si sentiva all'altezza del mondo 'pro', e in seguito fu costretto a due anni di stop per problemi di crescita
giovedì, 18 Ottobre 2012

A livello Challenger è l’uomo del momento. Kenny De Schepper, venticinquenne mancino di Bordeaux, è in serie positiva da 13 partite, e nelle ultime due settimane ha vinto prima il ricco torneo belga di Mons e poi quello di Rennes, nella sua Francia. Due successi di qualità ma tutt’altro che sorprendenti per un ragazzo dal grande talento e con una curiosa storia alle spalle. Nato il 29 maggio del 1987 in una famiglia che ha la racchetta nel sangue, con il padre Eric (di origini belghe) ex professionista di squash e il fratello Joffrey (classe ’91) che quest’anno è andato vicino ai primi 1000 del ranking, il francese ha iniziato a giocare a tennis all’età di 7 anni, e a 13 è entrato nel giro dei migliori, trasferendosi a Poitiers per allenarsi al Centro Tecnico Nazionale sotto la supervisione dei maestri della Fft. Come tutti i suoi coetanei sognava un futuro di successi, e stava facendo il massimo per raggiungerlo, ma a 18 anni, in uno dei momenti fondamentali della crescita, meditò di abbandonare il tennis. Credeva che le proprie qualità non gli avrebbero mai permesso di diventare un professionista, ma grazie all’aiuto del suo allenatore continuò a lavorare duro, sistemando qualcosa nel suo gioco per sentirsi più sicuro. “Fu un momento difficile, perché non sapevo cosa fare e non ero maturo a sufficienza per decidere. Non mi piaceva più il mio tennis, così per provare a diventare più offensivo scelsi di passare al rovescio a una mano”. Grazie a qualche accorgimento tecnico tornò a crederci e puntare in alto, ma poco dopo arrivò una pesantissima ‘tegola’, che lo costrinse a due anni di stop. “Ero cresciuto 20 centimetri in dodici mesi, e avevo male alla schiena, alle ginocchia, dappertutto. In quelle condizioni non ce la facevo più a reggere i carichi di lavoro, così decisi di tornare a Bordeaux, e attendere la fine della mia crescita fisica”. Invece che spegnere del tutto il suo sogno, però, i due anni di pausa l’hanno fortunatamente alimentato, e una volta tornato sul campo da tennis Kenny non ha più avuto dubbi. “Ho deciso di diventare professionista nel 2009, quando mi sono accorto che il mio tennis era progredito. All’inizio è stata una scommessa, perché le spese erano superiori alle soddisfazioni. Ma grazie all’appoggio di tante persone non ho smesso di crederci, ed è andata bene”.

Proprio al biennio 2009-2010 risalgono infatti i suoi primi risultati degni di nota nel circuito Futures e la conseguente progressione nella classifica mondiale, dove entrò per la prima volta a vent’anni e quattro mesi, decisamente tardi rispetto agli standard della gran parte dei suoi colleghi. Una serie di ottimi piazzamenti (in primis una finale e sette semifinali) fu la scossa che lo spinse a cercare costantemente gloria anche fuori dai confini francesi, sino a quel momento varcati solo in rarissime occasioni. Una scelta giusta e che ha presto dato i suoi frutti, tanto che proprio dall’estero (più precisamente da Glasgow, in Scozia) arrivò nel primo torneo del 2011 la vittoria numero uno in un Futures, preludio all’exploit di qualche settimana dopo. All’esordio nel main draw di un challenger, guadagnato attraverso le qualificazioni sul veloce indoor di Quimper, Kenny sorprese tutti arrivando a suon di vittorie a due soli punti dal titolo, prima di cedere al tie-break del terzo set in finale contro il connazionale David Guez. È la svolta. Nei mesi successivi arriva la qualificazione a Wimbledon (dove spreca un vantaggio di due set a zero al primo turno contro Olivier Rochus) e il primo titolo Challenger, ottenuto sul cemento spagnolo di Pozoblanco. A seguire una finale a Recanati e poi 11 sconfitte nelle ultime 12 partite, che danno il la a un periodo di alti e bassi che si protrae sino a giugno di quest’anno. Con l’arrivo dell’erba Kenny torna a esprimersi al meglio, e dopo essersi qualificato al Queen’s lo fa anche a Wimbledon, dove questa volta riesce anche a passare un turno. Batte Matthias Bachinger prima di perdere con onore da David Ferrer, mostrando al grande pubblico il suo tennis. Ma malgrado il doppio colpo londinese il suo momento non particolarmente brillante prosegue, sino alla doppietta delle scorse settimane. Partito dalle qualificazioni, a Mons (in quello che è forse il miglior Challenger del mondo) ha sbaragliato con 136 ace complessivi la concorrenza di dodici top 100, superando giocatori come Nicolas Mahut, il padrone di casa Olivier Rochus e perfino Michael Llodra, beffato al tie-break del terzo set in finale. Vittorie di carattere, che dimostrano come il transalpino ci sappia fare per davvero, e immediatamente confermate dal titolo vinto a Rennes. In Francia non ha dovuto battere nessun top 100, ma ha messo tutti in fila con una facilità disarmante, senza mai cedere la battuta in 51 turni di servizio. Una doppietta che gli ha permesso di scalare ottanta posizioni in due settimane, e ottenere così un nuovo best ranking al gradino numero 123.

Dall’alto dei suoi 203 centimetri (per 100 chilogrammi di peso), De Schepper gioca un tennis potente ma talentuoso (che ricorda quello del connazionale Michael Llodra), basato su un servizio mancino tanto veloce quando efficace (anche grazie a una seconda sempre ‘carichissima’), frequenti discese a rete e un buonissimo tocco. Da fondo campo gioca meglio di diritto, mentre di rovescio ha poche alternative. O gioca in back o colpisce piatto, e malgrado entrambe le soluzioni siano piuttosto efficaci, deve crescere ancora. Ci sta lavorando a Biarritz (piccola città dell’Acquitania, nel dipartimento dei Pirenei Atlantici) dove si allena con coach Jean Christophe Dupont (che lo segue dal settembre 2010), mentre il preparatore atletico François Ousset (con lui da poco più di un anno) sta cercando di farlo progredire nella mobilità, che comunque – per un ragazzo della sua statura e che ha avuto i suoi problemi – è già discreta. Amante della lettura, e con la classica faccia da bravo ragazzo, De Schepper è timido e composto, ma dentro di sé nasconde grande sangue freddo (lo stesso che gli ha permesso di vincere tutti gli otto tie-break giocati nelle ultime due settimane) e tanta determinazione. “Quando vado in campo non mi pongo limiti, non penso mai di aver davanti un impegno impossibile”. A 25 anni compiuti non è più un ragazzino, ma dopotutto è solo alla sua terza stagione vera e propria nel circuito, e ha sicuramente davanti a sé ancora parecchi anni per togliersi altre soddisfazioni. Il giorno in cui ha iniziato a fare sul serio si è posto due obiettivi: giocare i tornei del Grande Slam ed entrare fra i primi 100 del mondo. Il primo l’ha raggiunto già in tre occasioni, il secondo è più vicino che mai. Entro fine anno disputerà ancora tre tornei (il ‘1000’ di Parigi-Bercy e i Challenger di Bratislava e Helsinki), e per guadagnare un posto nei 100 potrebbero bastargli circa 80 punti, tutt’altro che impossibili da raccogliere. Ma anche se non ci riuscisse nessuna paura, visto che fino a metà del giugno prossimo difenderà solo 89 punti, e avrà quindi grandissime possibilità di raggiungere il tanto ambito traguardo. E se non ce la facesse nemmeno nel 2013? Pazienza. La sua storia può essere comunque un esempio per tutti, giovani e non, perché rappresenta la dimostrazione di come il famoso salto di qualità possa arrivare in qualsiasi momento. Il suo segreto? Crederci e lavorare.


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