QUANDO IL QUALIFICATO DIVENTA TOP

Questa settimana 9 giocatori provenienti dalle qualificazioni dei tre tornei ATP (su 12) hanno passato il primo turno. Quando il qualificato diventa attore principale della manifestazione: le storie più clamorose
sabato, 5 Maggio 2012

In un clima di fervidi preparativi per una nuova edizione degli Internazionali BNL d’Italia non si fa che parlare di qualificazioni o, per dirla tutta, pre-qualificazioni. L’invenzione della nostra Federazione per dare spazio e merito a chiunque di raggiungere un agognato posto al sole ha portato quest’anno oltre 1000 iscritti, da cui ne sono emersi i nomi dei sette vincitori e vincitrici delle altrettante tappe cittadine che, unite ad un nome di un fortunato ripescato ed altri otto atleti scelti proprio dalla Federazione, andranno a comporre un mini-torneo di pre-qualificazione che si svolgerà sui campi del Foro Italico il 9 ed il 10 maggio. Un’iniziativa sicuramente meritocratica, che ha i suoi pro ed i suoi contro. Ma non è questa la sede in cui discuterne.

Abbiamo preso spunto dalle pre-qualificazioni perché è tema attuale e perché, ancor di più, mostra in tutta chiarezza con quanta difficoltà e quante tappe occorrono prima di arrivare a giocarsi le proprie carte in un tabellone principale. Nei tornei Futures i giocatori si dannano l’anima ma non beneficiano di alcun punto in caso di passaggio nel main draw. Nei Challenger una miseria. Nei tornei ATP qualcuno di più, ma sono comunque soggetti a spendere sudore e fatica per poi, nella maggior parte dei casi, non passare nemmeno il primo turno. E’ questo il destino difficile di quei giocatori classificati tra la sessantesima e la centesima posizione del ranking che, a seconda dei vari tornei, rischiano nel primo “taglio” di rimanere appena fuori i tornei di categoria mille, e nel secondo di dover disputare le qualificazioni anche dei tornei ATP minori. Ma molto spesso, anche giocatori di più bassa classifica sono chiamati, a causa di ritiri o di un cut-off piuttosto alti, a giocarsi le proprie carte nelle qualificazioni e perché no, superarle e giocarsi la loro “prima volta” in un torneo ATP.

Soltanto questa settimana, statistica interessante, ben 9 atleti che hanno disputato le qualificazioni hanno superato il primo turno: 3 all’Estoril, 3 a Monaco di Baviera e 3 a Belgrado. Nei primi due tornei, addirittura due giocatori hanno raggiunto i quarti di finale. Si tratta di Munoz de la Nava in Portogallo (che ha sconfitto anche il nostro Flavio Cipolla) e di Marinko Matosevic, già capace quest’anno (da qualificato) di raggiungere la finale al ‘250’ di Delray Beach. Sempre quest’anno, caso unico sino adesso in questo 2012, la scalata completa è riuscita al finlandese Jarkko Nieminen, bravo a Sidney a vincere ben otto partite (di cui 3 di quali!) e conquistare il suo secondo titolo in carriera.

Scorrendo negli anni casi simili, la memoria ci riporta al 2008, quando un fino ad allora semi sconosciuto Kei Nishikori stupì tutti e partendo dalle qualificazioni si impose sempre a Delray Beach. Ma ancora più incredibile fu la storia, nello stesso 2008, di Sergiy Stakhovsky, allora 22enne e numero 209 del mondo. Lui le qualificazioni addirittura non le passò, perché perse al turno decisivo contro lo sloveno Blaz Kavcic. Venne tuttavia ripescato, ed intraprese la settimana più spettacolare della sua carriera: mise in fila uno dietro l’altro Ivo Karlovic, Viktor Troicki, Janko Tipsarevic, Simone Bolelli e infine Ivan Ljubicic, alzando al cielo il suo primo titolo in carriera.

La stessa cosa avvenne l’anno dopo sull’erba di Newport allo statunitense Rajeev Ram, anch’egli lucky loser e anch’egli vincitore. Il suo tabellone fu decisamente più agevole, ma in finale dimostrò di meritarsi il successo, piegando in tre set Sam Querrey. Andando indietro con gli anni, nel 2007 fu Steve Darcis ad Amersfoort a completare la scalata, mentre un anno prima toccò a Nicolas Almagro nel torneo di Valencia. Per trovare un altro qualificato che vince il torneo poi, bisogna andare fino al 2004: lo spagnolo Santiago Ventura si impose a Casablanca, il francese Jerome Haehnel a Metz, in quella che fu praticamente l’unica settimana di rilievo della sua vita. Basti pensare che in tutta la carriera ha vinto solo 8 incontri nel circuito maggiore, 5 dei quali nello stesso torneo.

Ma il connubio qualificato-vincitore torneo che prima di ogni altro ci ritorna in mente sentendo queste due parole, ci riporta all’anno 1996 ed al Masters Series di Amburgo. Un perfetto sconosciuto, numero 143 del mondo, Roberto Carretero, firma la sua (unica) impresa più grande della sua carriera. Parte dalle qualificazioni e passo dopo passo arriva fino all’ultimo atto, dove sconfigge anche Alex Corretja tra lo stupore generale ed una incontenibile gioia che si scatena in una festante corsa per tutto il campo. E’ stato un lampo, un fulmine a ciel sereno. Dopo quel torneo è letteralmente sparito, prima di ritirarsi, giovane, dal circuito ed aprire un Accademia insieme a Carlos Moya, diventando maestro di tennis oltre che telecronista sportivo. E’ stato senza dubbio il suo, per la portata del torneo in cui si è imposto, il caso e la storia più bella tra quelle che vi abbiamo raccontato. Ma ogni volta che un giocatore proveniente dalle qualificazioni si fa strada anche nel tabellone principale e poi, addirittura, va fino in fondo, c’è sempre dietro una storia da raccontare. Un campione in rampa di lancio, o una meteora, come per Carretero. In attesa che nuovi profeti si facciano luce tra le ombre delle quali.

La finale di Amburgo 1999, vinta dal semi-sconosciuto Carretero:


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