LO STRAORDINARIO RECORD DI ROGER

Il francese Edouard Roger-Vasselin è tra i tennisti usciti indenni dalla massacrante settimana di qualificazione a Wimbledon. Lui, Kristyna Pliskova e Kenny De Schepper verranno tratteggiati in questo articolo, perché autori di imprese di diversa caratura
sabato, 18 Giugno 2011

Roma – Che dell’erba esistano giocatori particolarmente amanti, nonostante il tennis non sia più quello di una volta, non è una scoperta che facciamo dopo questa settimana, piuttosto disagiata, di qualificazioni a Roehampton – luogo adibito per la contesa secondaria dello Slam di Wimbledon – conclusesi in maniera miracolosa con oltre 48 ore di ritardo. Perché, per giocare bene sui manti erbosi, sono necessarie alcune caratteristiche che, talvolta, vanno anche oltre la tipologia di gioco: ad esempio il sapersi muovere bene è una dote che più che su altri campi può essere utile. Edouard Roger-Vasselin, figlio d’arte del tennis transalpino, a fronte di un fisico piuttosto leggero, sul campo sa muoversi in maniera rapida e tempestiva, tanto che, se dovesse scegliere – pur essendo dei dintorni di Parigi e pur avendo avuto un padre che, nell’anno in cui è nato, al Roland Garros ha raggiunto la semifinale (1983) – indicherebbe Wimbledon come manifestazione in cui disputare il “torneo della vita”. E non è un desiderio figlio soltanto della suggestione che i campi verdi lasciano nella mente della maggior parte degli appassionati, visto che Edouard, che proprio oggi ha colto la qualificazione per il main draw, ha un record, a Roehampton, da far invidia ai suoi pari livello.

Curriculum quasi intonso. Dal 2007 ad oggi, Roger-Vasselin non ha saltato nemmeno una volta l’appuntamento con l’antipasto di Wimbledon, e il suo ruolino parla di uno score di 13 vittorie ed 1 sola sconfitta, che gli sono valse ben quattro qualificazioni – da cui ha saputo cogliere anche un terzo turno, suo miglior risultato Slam. L’unico capace di rifilargli un rovescio fu l’australiano Bernard Tomic nel secondo turno del 2010 – Bernard che lo ha superato anche recentemente nel quarto di finale del challenger di Nottingham – che si era vendicato del netto passivo che il più esperto francese gli aveva riservato nel turno decisivo di qualificazione del 2009. Aldilà di Tomic, nessun altro giocatore di particolare rilievo è caduto sotto le grinfie del ragazzo nato a Gennevilliers, che ha comunque mostrato una solidità e una capacità di raggiungere il risultato stupefacenti: ora ad Edouard non resta che continuare il suo cammino anche nel tabellone principale, dove, dopo l’exploit dell’esordio, non è più stato in grado di incamerare alcun match a suo favore. Basta non avere sorteggi particolarmente sfortunati, perché la superficie è quella e in pochi sanno giocarci, tra i qualificati, come Edouard.

Tratti distintivi. Pur essendo gemelle, Karolina e Krstyna Pliskova detenevano una qualità che permetteva agli appassionati, soprattutto quelli particolarmente distratti, di non cadere nel rischio di confonderle. Nate a Louny, capoluogo di un distretto perso in una Repubblica Ceca non troppo distante dai confini tedeschi, il giorno in cui, calendario alla mano, è cominciata l’estate del 1992 (21 marzo), le due figlie di Radek e Martina – nomi curiosamente coincidenti con quelli di Stepanek e Hingis – sono ben distinguibili, sul campo da gioco, per il fatto di essere una destra e l’altra mancina. Karolina, la destra, è sempre stata delle due la più precoce, la prima ad ottenere risultati di un certo valore a livello ITF ed anche la prima, tra le due, ad aggiudicarsi un titolo del Grande Slam Junior, quello di Melbourne del 2010. Kristyna, invece, oltre ad essere avanti negli scontri diretti disputati nei main draw di manifestazioni professionistiche (2-1), ha col tempo recuperato il gap con la sorella, ma soprattutto ha manifestato un’insospettabile predilezione, non condivisa dalla gemella, ovvero il feeling per l’erba. Un sentimento, ci è lecito immaginare, nato in maniera del tutto casuale, visto il forte ascendente nei confronti della terra battuta che le Pliskova hanno mostrato dai primi passi fino a poche stagioni fa.

Programmazione particolare. Che Kristyna, però, potesse chiedere al suo tennis mancino qualcosa in quelle poche occasioni in cui il tour fa tappa sui green inglesi, lo si era capito lo scorso anno, quando, nelle ultime sgambate da junior, la ceca era stata capace di fare doppietta tra Roehampton e Wimbledon, ovvero le due tappe più importanti del circuito under 18. E così, quest’anno, complice la wild card che nei tornei del Grande Slam viene accreditata per i tornei di qualificazione alle vincitrici della competizione juniores dell’anno precedente, Kristyna ha diversificato la programmazione rispetto a Karolina e si è preparata passando due settimane a Nottigham, prendendo parte, peraltro senza brillare in maniera particolare, alle due manifestazioni ITF preludio al torneo cadetto dello Slam “verde”. Nonostante siano arrivate una mancata qualificazione nel 75.000$+H d’esordio e solo un secondo turno nel 100.000$+H successivo, Pliskova si è comunque garantita un paio di vittorie di tutto rispetto, tra cui quella sull’astro nascente britannico Laura Robson, avversaria dei tempi da junior e anche lei passata campionessa all’All England Club: un ripasso che le ha fatto di certo comodo, quando, al suo ritorno 12 mesi dopo a Roehampton, è tornata a disporre delle avversarie proprio come faceva quando era “piccola”. Laura Thorpe, la connazionale Eva Birnerova e Arina Rodionova – la giocatrice che una settimana prima aveva sconfitto Kaia Kanepi a Birmingham – le tenniste cadute sotto i colpi della sorella di Karolina, che nel frattempo si è tenuta ben lontana dalle competizioni su erba, preferendo cimentarsi sui campi di Grado – dove fu campionessa 2 anni fa – e quelli di casa di Prerov, prima di ricevere una wild card per il WTA di Copenhagen. Perché lei, l’erba, da junior aveva dimostrato di non digerirla molto: d’altro canto, mica sono identiche in tutto e per tutto.

All’improvviso arriva un nuovo transalpino. Nel noto cartoon “South Park” c’era un personaggio, Kenny, che era caratterizzato da un particolare funereo, ovvero il venire ucciso nella quasi totalità degli episodi, sebbene nel successivo riapparisse come se nulla fosse accaduto. Al tennista azzurro Simone Bolelli probabilmente, se fan della serie, potrebbe essere accaduto di rivivere una situazione simile nel corso del terzo turno di qualificazione, visto che il suo avversario, il francese De Schepper, che peraltro di nome fa Kenny, in diversi momenti del match sembrava tennisticamente morto, salvo riprendersi e finire col fare propria la posta in palio. Soprattutto quando si è trovato sotto per 0-4 nel tie break del quarto set – con il parziale delle frazioni favorevole al giocatore bolognese – Kenny avrà con ogni probabilità pensato che la sua ora era giunta, senza peraltro meravigliarsi troppo, data la sua assoluta verginità a questi livelli. Pur avendo 24 anni, per De Schepper questa era la seconda volta in una qualificazione di un torneo dello Slam – la precedente il mese scorso a Parigi – dove non aveva racimolato mai una vittoria e soprattutto, prima del torneo del Queen’s di quest’anno, mai si era mosso su distese di erbetta verde per disputare un torneo.

Oltre i propri limiti. Di sicuro, l’altezza (supera i 2 metri) e il buon servizio che ne consegue, e che tanto gli ha giovato soprattutto nei tornei indoor di terza fascia vinti in questi ultimi 12 mesi, lo hanno agevolato,  ma era davvero impronosticabile anche per lui essere già a questo punto. Perché De Schepper non ha mai avuto grandissime ambizioni, non ha frequentato la scena dei tornei internazionali juniores, solitamente visti come un passaggio fondamentale per chi vuole avere una carriera da professionista, ed ha impiegato non poco tempo per mettere assieme i pezzi del suo tennis. Lo scorso mese di ottobre, quando bazzicava attorno alla 500esima posizione del ranking, si era dato tempo due anni per essere un giocatore da challenger, avendo così la possibilità di giocare le qualificazioni del Roland Garros. Beh, grazie ad un 2011 al di sopra di ogni più rosea attesa, Kenny ha bruciato tutte le tappe ed ora è tra i 128 giocatori che da lunedì prenderanno parte al torneo più affascinante del mondo, Wimbledon. Niente male per uno che all’ultimo turno di qualificazione sembrava già morto.


Per saperne di più sul torneo londinese:


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