QUANTA “RIVOLUZIONE” DALL’IPTL?

Lo hanno presentato come il torneo che cambierà il tennis. Esperimenti tanti, da salvare forse poco. Eccezion fatta per il... cancelletto di partenza
sabato, 29 Novembre 2014

TENNIS – “La rivoluzione non è un pranzo di gala”. E non è nemmeno da sbandierare ai quattro venti. Al più si mettono in piazza le modifiche pensate, si getta l’amo e si attende pazientemente. Ci permettiamo di scherzare, cari organizzatori dell’International Premier Tennis League, nome pomposo pensato per confezionare un giocattolone “con fumi e raggi laser” (Franco Battiato docet) per riempire i vuoti di un fine stagione altrimenti ammorbante. Ci permettiamo di scherzare soprattutto perché ve la siete cercata, presentando questa sorta di Champions League asiatica della Racchetta come la competizione che potrebbe cambiare il mondo del tennis. Sarà davvero così? Noi, per rispondere alla domanda, abbiamo assistito attentamente alla prima giornata andata in scena tra la mattinata e il pomeriggio italiano di ieri e ne abbiamo ricavato quanto segue.

SOLDI & FRUIBILITA’ Ieri, a Manila, sono andate in scena Indian Aces-Singapore Slammers e Manila Mavericks-UAE Royals. Oggi i match sono Royals-Slammers e Mavericks-Aces. Confronti resi possibili soprattutto grazie alla pioggia di dollaroni che ha richiamato nelle Filippine il gotha del tennis mondiale. Di oggi e addirittura di ieri. Spettacolo, un’esibizione come tante, con il vantaggio però di avere alle spalle un budget importante. Poi, per fortuna, il tennis, al quale si è cercato di dare una veste nuova. “Smart”, come dicono quelli bravi. Rapida e concisa, accorciando i game e strutturando in maniera intensiva (e un filo caotica) i set. Partiamo proprio da qui.

PUNTEGGIO Ogni match consta di cinque set. I game vinti in ciascun set disegnano il punteggio finale. Banditi i 7-5 e i 7-6. Giunti sul 5-5, subentra infatti lo shoot-out, di fatto un tie break di 5 minuti in cui chi realizza il maggior numero di punti vince. E qui sorgono i primi problemi: allentare il ritmo tra uno scamio e l’altro, dilatare i tempi morti pur avendo appena venti secondi per servire, è abbastanza facile. Ora, fin quando si tratta di un’esibizione ci può anche stare: si sorride magari per un Ivanisevic che si allaccia le scarpe per allungare il brodo e buonanotte. Ma immaginatevi la stessa cosa al terzo e decisivo set di un Master 1000…

PUNTI KILLER E DOPPI Ancora: aboliti i vantaggi. Sul 40-40 il “killer point” decide il vincitore del game. Non solo: è anche possibile giocarsi un “power point”, il cui nome fa già sorridere colletti bianchi ed esperti di informatica. Di fatto, il giocatore che riceve può scegliere di attribuire al punto il doppio del proprio valore: lo giochi sullo 0-30, vinci il game. Ebbene, da quanto si sta vedendo nelle Filippine, ciò somiglia di molto all’anti-tennis. Il game diventa quasi esperienza fugace, una sorta di coitum interruptum che fa felice soltanto le tv, ansiose di mandare in onda la pubblicità.

PROTAGONISTE/I Primo set: il confronto tra le vecchie glorie. Che scendono in campo con lo stesso spirito guascone dell’ATP Champions Tour: dunque tennis, ma senza prendersi troppo sul serio. Secondo set: il doppio uomini. Terzo set: il doppio misto. E con la parola “doppio” intendiamo semplicemente due giocatori che hanno risposto affermativamente alla domanda “Vi andrebbe di giocare insieme oggi pomeriggio?” Quarto set: il singolare femminile. Quinto set: il singolare maschile. Che viene tenuto per ultimo in nome dello spettacolo ma che diventa decisivo soltanto in caso di stravagante allineamento dei pianeti. Le probabilità che una squadra conosca il proprio destino già ai primi game dell’ultimo singolare sono infatti altissime e allora ciò che resta è mera esibizione, comunque apprezzata – e non potrebbe essere altrimenti – da un pubblico non certo abituato a vedere questi campioni dalle proprie parti.

SUPER SHOOT OUT E CLASSIFICA D’accordo, questa parte è per gli eccentrici amanti del fanta-tennis e incide poco nel discorso rivoluzione introdotto all’inizio. Semplicemente, qualora il conto totale dei game tra le due squadre fosse pari, si procede alla disputa di un set supplementare detto “Super Shoot Out”. Per quanto concerne la classifica, il team vincitore guadagna quattro punti; quello perdente, invece, due se avrà ottenuto più di venti punti, uno se avrà conquistato da dieci a venti punti, zero qualora si trovasse sotto questa soglia. Praticamente, più che l’assegnazione di un punteggio, siamo al cospetto di una nuova legge elettorale con lo sbarramento al 10%.

OROLOGIO, MALEDETTO OROLOGIO L’abbiamo già scritto: per servire,  ogni giocatore ha a disposizione soltanto venti secondi. Gli ultimi dei quali sono scanditi da un suono che ricorda quello del cancelletto di partenza di Tomba a Saint-Moritz. Effetto che andrà anche bene per lo sci, ma non per il tennis. Anche perché è un continuo… Decisamente contraria allo “Shot Clock” si è dichiarata Maria Sharapova, il cui infinito rituale pre-battuta in venti secondi è di fatto annientato. Ci ha provato, nel corso del mini-match contro Kristina Mladenovic, a servire con i propri tempi. Risultato: venti secondi bruciati, punto assegnato alla sua avversaria e viso imbronciato di chi ha appena messo le mani nella marmellata ma soltanto per testare che fosse effettivamente marmellata al cospetto dell’arbitro.

Nei match di IPTL hai venti secondi di tempo tra un punto e l’altro, quarantacinque secondi per il cambio campo, sessanta secondi per un time out (ne hai a disposizione uno per ciascun set), centottanta secondi tra un set e l’altro. E nel mezzo il suono del cancelletto di partenza. Un incubo. Il tennis, così, sarà anche smart ma decisamente ansiogeno. Delle altre “rivoluzioni” se ne può parlare. Ma magari a bassa voce.

Foto: account Twitter IPTL (@iptl)


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