QUANTO CONTA IL COACH NEL TENNIS?

TENNIS - Può un allenatore influire in modo consistente e determinante sull'andamento della carriera di un giocatore? Chi sono i migliori allenatori in questo senso?
giovedì, 24 Ottobre 2013

Tennis. Nel tennis di oggi la figura dell’allenatore – o coach, o assistente – è piuttosto ambigua, equivocabile. È utile? Serve a qualcosa nel concreto? Qual è il suo peso specifico? Influisce in modo determinante sul gioco del suo assistito? Nel calcio – o più in generale negli sport di squadra – l’allenatore è allo stesso tempo stratega, gestore di risorse umane, catalizzatore e psicologo. È altresì il principale responsabile del rendimento della squadra; se le cose non vanno, se i risultati non arrivano, è lui il primo a pagare. Ma nel tennis? Ha un ruolo altrettanto importante, essenziale? La risposta è sì, e non perché lo diciamo noi, ma perché ci sono prove piuttosto evidenti a corroborare questa tesi. Prendiamo l’esempio più lampante, il giocatore più in vista, il più amato e idolatrato, Roger Federer. È vero, quando era al massimo dello splendore tennistico e pisco-fisico ha vinto (e ha vinto parecchio) anche senza un coach (nel 2004 e poi anche nel 2009). Però Federer – specie quel Federer – rappresenta un unicum nel panorama tennistico mondiale. Troppo talento, troppa fiducia, troppa facilità di gioco. A un certo punto però pure lo svizzero ha avuto bisogno di una guida, di qualcuno in grado di spronarlo e motivarlo, di un occhio esterno. Con Paul Annacone Roger è tornato numero del mondo e ha vinto Wimbledon, ha – soprattutto nei primi mesi – proposto un gioco (ancora) più offensivo, cercando di accorciare gli scambi il più possibile; ha ritrovato motivazioni, fissato obiettivi. Altri fenomeni della racchetta hanno invece legato indissolubilmente la loro carriera a un solo allenatore. Nadal è cresciuto, maturato e diventato un campione sotto l’egida costante – e talvolta pure ingombrante – dello zio Toni; Djokovic ha fatto lo stesso con Vajda. Insomma, la centralità e l’importanza del coach non dovrebbero essere in discussione. Ma cosa fa di un allenatore un grande allenatore? E chi sono i migliori allenatori attualmente in circolazione? 

Un coach non può certo essere giudicato in base al ranking del suo assistito, sarebbe semplicistico e oltremodo banale. In campo ci vanno comunque i giocatori, col loro bagaglio tecnico e la loro esperienza. Un coach può correggere, migliorare, cesellare, di certo non inventare e modellare da zero – non a questi livelli quantomeno. La base è fondamentale. Ciò detto, prendiamo in esame le ultime stagioni. Alcuni giocatori, da quando hanno cambiato guida tecnica, hanno mostrato miglioramenti più che evidenti sotto diversi punti di vista, ottenendo, in certi casi, risultati mai conseguiti prima. Ed è questo, probabilmente, il vero compito di un coach di tennis: trarre il massimo dal potenziale che ha a disposizione.

Tra i coach capaci di tirar fuori quel quid – presente ma nascosto – c’è sicuramente Ivan Lendl. Murray prima del suo arrivo era né più né meno che un discreto perdente di successo, aveva perso tutte e 4 le finali Slam giocate e sembrava soffrire psicologicamente gli appuntamenti importanti. Sotto la guida del ceco sono arrivati un torneo Olimpico e le prime due vittorie Slam (US Open 2012 e Wimbledon 2013); nessun passo avanti ben visibile dal punto di vista del gioco, ma tutta la differenza del mondo per quanto concerne approccio ai match-clou e fiducia.Ivan mi ha insegnato come giocare i tornei dello Slam. Abbiamo anche lavorato sul dritto, rendendolo più efficace, ma soprattutto mi ha spiegato come vanno affrontati questi tornei, come risparmiare energie”. Mica poco.

Un altro esempio riguarda sicuramente l’ascesa di Stanislas Wawrinka. Lo svizzero da aprile si è legato a Magnus Norman, ex numero 2 del mondo, già allenatore in passato di Thomas Johansson e Robin Soderling. Da allora l’elvetico ha ottenuto diversi successi: ha vinto a Oeiras battendo Ferrer in finale, ha raggiunto l’atto conclusivo del Masters 1000 di Madrid e i quarti di finale del Roland Garros; ha giocato un’altra finale a ‘s-Hertogenbosch e soprattutto si è issato fino alla semifinale degli US Open (la prima in carriera a livello Slam), arrivando a un passo dall’impresa contro Djokovic. I progressi compiuti dal punto di vista del gioco sono notevoli, come anche quelli riguardanti l’aspetto mentale. Norman gli ha dato fiducia e oggi Wawrinka è un giocatore maggiormente consapevole delle proprie capacità e potenzialità. Prima dell’arrivo dello svedese, il numero 2 svizzero aveva un record del 32% di vittorie contro i top 10. Oggi la percentuale di vittorie contro i primi 10 è salita al 66%. “È merito suo, ora gestisce tutto molto meglio. Ancora non crede in sé stesso al 100%, ma sta lavorando duramente”, ha detto Norman, che tende giustamente a minimizzare l’importanza del proprio apporto.

Così come Franco Davin, coach di Del Potro dal 2008: “L’influenza del coach è minima, però è allo stesso tempo importante. Credo possa influenzare il livello di un giocatore del 15-20 %, non di più”. Sarà. Però Del Potro, prima del suo arrivo, non è che se la passasse benissimo. Numero 65 al mondo, a 21 posizioni dal suo best ranking raggiunto 8 mesi prima. Con Davin, improvvisamente, la svolta. “Ha cambiato il mio gioco, ha cambiato la mia mentalità, ha cambiato tutto. Quando gioco e lo vedo in tribuna, mi dà fiducia, posso giocare rilassato” disse allora Delpo, che chiuderà quell’anno raggiungendo i quarti di finale agli US Open, prima dell’esplosione fragorosa e definitiva del 2009, che porterà in dote la prima vittoria Slam, sempre a Flushing Meadows. Insomma, 15, 20, 30, 40%, che importa? La figura dell’allenatore rimane comunque importantissima per (quasi) tutti i giocatori, siano essi di prima, seconda o terza fascia. Perché un coach, un grande coach, è in grado di determinare non solo l’andamento di una stagione, ma di un’intera carriera. 


1 Commento per “QUANTO CONTA IL COACH NEL TENNIS?”


  1. Fab ha detto:

    Eric Schmidt:” Everyone needs a coach”

    http://www.youtube.com/watch?v=a7qnTMvw92U

    Chi è:

    Eric Emerson Schmidt (born April 27, 1955) is an American software engineer, businessman, and the executive chairman of Google In 2013, Forbes ranked Schmidt as the 138th-richest person in the world, with an estimated wealth of $8.3 billion.

    Cordiali saluti.


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