QUEL FILANTROPO DI ROGER FEDERER

Non è nuovo Roger Federer nell’aiutare e sostenere, tramite la sua fondazione, progetti di educazione infantile in Africa meridionale. L'amministratore delegato della sua fondazione rivela al 'Guardian' i prossimi progetti della Roger Federer Foundation.

Tennis. L’anno scorso, uno studio del Reputation Institute statunitense ha messo Roger Federer nella lista delle persone più rispettate al mondo. Dietro di lui si sono piazzati Bill Gates e Ban Ki-moon, e davanti a lui solo Nelson Mandela. Ed è giusto e sacrosanto dire che la stella del tennis svizzero ha di certo una reputazione da mantenere nel campo della beneficenza.

La Roger Federer Foundation (RFF) è stata fondata per supportare i progetti di educazione per i bambini che vivono in condizioni di povertà nel 2003, l’anno della prima vittoria di Federer a Wimbledon, quando i suoi genitori ritennero che fosse importante fare qualcosa, aiutare chi le stesse possibilità del figlio non avrebbe mai potuto averle.

Molti trovano impensabile che uno sportivo di alto profilo come Federer possa avere la tenacia di perseguire un progetto del genere per motivi che non avessero come obiettivo quello di massimizzare i rendimenti di sponsorizzazione. Eppure, piazzando Roger come atleta al sesto posto tra i più commerciali al mondo ed al quinto come quello con più alto guadagno, la Svizzera sembra andare oltre tali preoccupazioni. Se non altro, afferma l’amministratore delegato della Fondazione, Janine Händel, l’altruismo di Federer lo mette in grado di fare la differenza, vista la sua posizione importante.

“Se fai la carità e sei una persona di rilievo, è molto importante farlo bene”, spiega. “E’ un rischio che si prende per la propria reputazione.”

Händel proprio in questi giorni è a Londra per discutere, con altri rappresentati del mondo del tennis, sul fatto che questo sport e i suoi ricchi praticanti debbano meglio aiutare la società. Nomi importanti, ex giocatori di tennis quali Pat Cash, Justin Gimelstob e Ion Tiriac si stanno adoperando per eventi di raccolta fondi, e a tal proposito la fondazione di Roger Federer insiste sul fatto che ciò di cui il mondo ha bisogno non è più soldi, ma soldi meglio investiti.

“La filantropia non è solo questione di soldi, si tratta di qualità, di come si investe in questioni sociali, dell’impatto che si ha sul campo”, dice. “La mia ambizione non è quella di prendere 1 dollaro e avere un impatto uguale ad 1 dollaro. Se lavoro in quel modo, ho fatto un cattivo lavoro. La mia ambizione è quella di prendere 1 dollaro, investire sul campo, e avere un ricavo di 10 dollari.”

E per i 54 mila bambini del Malawi che potranno beneficiare di una iniziativa di formazione primaria gestita dalla RFF, è di certo una buona notizia. Il progetto, che ha avuto inizio nel 2010, in partnership con Credit Suisse ed in collaborazione con ActionAid Malawi, avrà una durata di dieci anni. Il suo scopo è quello di creare potenzialmente 80 strutture tra asili nido e scuole primarie in sei diversi distretti del Malawi, dove quasi un quarto di milione di bambini di età compresa tra i sei e gli 11 anni non riescono ad iscriversi a scuola (e solo circa il 40% di coloro che riescono ad iscriversi completa la scuola primaria).

8000 di centri come questo sono stati costruiti negli anni ‘90, ma l’istruzione, allora, non era tra le priorità del governo per lo sviluppo nel decennio successivo, e ora meno del 20% di quelle strutture sono funzionali. La linea della Roger Federer Foundation è quella di aiutare le comunità a diventare autosufficienti, quindi è concesso il sostegno per i locali e le strutture che cercano di migliorarsi da sé. Inoltre, sono stati ‘arruolati’ circa 800 volontari come educatori della prima infanzia, con un accento particolare sulla qualità dell’apprendimento.

Uno dei problemi nel Malawi è proprio quello della qualità della scuola che non si sviluppa alla stessa velocità nella quale nascono le scuole, dice Händel. “C’è un enorme divario. Ecco perché ci concentriamo sulla qualità dell’istruzione.” In pratica, questo significa introdurre competenti accademici che possano incentrare l’apprendimento su tematiche sociali, ambientali e sanitarie.

Molte persone non si fidano delle figure di alto profilo che entrano nel campo umanitario, ma Händel non è certo tra queste. “Se il denaro proviene dallo sport o da un’attrice, non mi può fregare di meno”, dice. “Devi solo capire il tuo ruolo. Roger decide se investire in sanità, istruzione o altro… ma come lo si realizza è di natura tecnica, una decisione professionale sulla quale io posso consigliarlo.”

Händel sottolinea che Federer capisce benissimo la realtà che riguarda i paesi poveri. “La povertà lui l’ha conosciuta da bambino, perché ha trascorso le vacanze con la famiglia di sua madre in Sud Africa,” dice.

L’esperienza personale tende a plasmare le attività filantropiche dei giocatori di tennis, si pensi all’Andre Agassi Education Foundation di Las Vegas, o al Guga Kuerten Institute, che lavora con i bambini svantaggiati nel mondo ma il quale calendario fitto lascia poche opportunità di visitare i paesi in via di sviluppo.

Di certo non aiuta il fatto che davvero pochi tornei si svolgono nei paesi poveri. Un eventuale cambiamento, però, sarebbe problematico. “Dipende tutto da quello che è più commerciabile, si inseriscono nel calendario quelle zone dove esiste un ‘appetito’ per il tennis”, dice Gimelstob, rappresentante dei giocatori dell’ATP World Tour, che ha descritto la visita estiva all’Arthur Ashe Tennis Centre di Soweto come ‘straziante e stimolante’. “Come si fa a legare la struttura di Soweto con l’opulenza degli US Open? Come si gestiscono queste forze opposte?” è la domanda che si pone.

In assenza di risposte facili, l’ATP si concentra nel dare il proprio sostegno agli sforzi dei singoli giocatori, e questo grazie all’importanza che organizzazioni come la Roger Federer Foundation hanno raggiunto anno dopo anno. Oltre al progetto di punta del Malawi, la fondazione lavora in Zambia, Zimbabwe, Sud Africa, Etiopia, Tanzania e Svizzera. Il piano di Federer è quello di incrementare queste attività dopo il suo ritiro dal tennis professionistico.

“La fondazione ha una visione a lungo termine e arriverà il momento in cui Roger sarà molto più coinvolto”, dice Händel. Per i bambini sudafricani è un countdown che si spera sia breve. Per gli appassionati di tennis invece è un momento che non si vorrebbe mai vivere… tuttavia reso più dolce dagli alti propositi di Roger.


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