TENNIS USA: QUERREY OTTIMISTA

Il giocatore statunitense non vede nessuna crisi nel movimento tennistico americano. Andiamo quindi ad analizzare la stagione 2011 degli statunitensi nella top 100, attraverso le classifiche e i numeri
domenica, 11 Dicembre 2011

Nessun tennista nelle semifinali dei quattro tornei dello Slam, nessuno capace di imporsi in un Masters 1000, nessuno in grado di avvicinarsi e competere con i Top 4. Appare netta la crisi del tennis statunitense, che trova solo in Mardy Fish, n.8 del ranking Atp, qualcosa di positivo in una stagione che ha visto Andy Roddick terminare fuori dalla Top 10 per la prima volta dal 2001. E per una nazione che era abituata a dominare il circuito fino ai primi anni 2000, e successivamente (con lo stesso Roddick) almeno a competere nei tornei importanti, un buon Mardy Fish è troppo poco. Mancano i successi nei grandi eventi, come Slam e Atp Finals, in cui gli americani non sono mai riusciti a lasciare il segno nel 2011. Fish è infatti uscito dalle Finals senza alcun successo, sprecando quell’occasione che forse non avrà più nella sua carriera.

Ma c’è chi questa crisi non la vede, o almeno tenta di prendere il lato positivo della situazione, pensando ad un 2012 che potrà portare grandi soddisfazioni agli americani. Stiamo parlando di Sam Querrey, che ha dichiarato di essere molto fiducioso per la prossima stagione: “Mardy è al top, ma c’è un gruppo importante di giocatori americani che ha la possibilità di vincere. Tutti noi siamo buoni giocatori, e penso che potremmo raggiungere la top 20 in sei o in sette. Penso che succederà.”

Con otto tennisti nella Top 100, uno in Top 10, e tre in Top 20, Querrey non riesce quindi a considerare negativa la situazione globale del movimento tennistico americano. Andiamo quindi ad analizzare la stagione 2011 degli statunitensi, attraverso i giocatori più rappresentativi, le loro classifiche e i risultati.

Mardy Fish. Chiude il 2011 come n.1 del suo paese, superando, al termine di un lungo periodo senza rivali, Andy Roddick. Dopo una prima parte di stagione “normale”, con la semifinale di Miami a rappresentare l’unico acuto fino al mese di giugno, Mardy ha iniziato a fare sul serio a Wimbledon, dove ha raggiunto i quarti di finale, ed è stato eliminato in 4 set da Rafael Nadal. Il capolavoro Fish l’ha però fatto in estate, grazie ad una serie impressionante di risultati: vittoria ad Atlanta, finale a Los Angeles e nel Masters 1000 canadese, e semifinale a Cincinnati, che gli hanno permesso di vincere la U.S. Open Series. Purtroppo, Mardy ha steccato nei due appuntamenti più importanti della sua stagione. Nello Slam di casa, ha infatti vanificato un vantaggio di 2 set a 1 contro Jo-Wilfried Tsonga, facendosi eliminare dal francese negli ottavi di finale. Nelle Atp World Tour Finals, come detto, ha invece perso tutti gli incontri del round robin. Termina quindi la stagione al n.8 del mondo, con un record di 43 vittorie e 25 sconfitte.

Andy Roddick. Non è più lui il n.1 americano. Il 2011 è stato un anno negativo, nel complesso, per il cinque volte finalista nelle prove dello Slam. Ha iniziato bene, con la finale a Brisbane, seguita dagli ottavi all’Australian Open, e dal successo nell’Atp 500 di Memphis. Da quel momento in poi, il buio. Roddick ha iniziato infatti a perdere una partita dopo l’altra nei Masters 1000, fino ad uscire dai primi 20 nel mese di agosto, dopo la sconfitta nel primo turno del torneo di Cincinnati. Poi la ripresa, con la semifinale a Winston-Salem, i quarti agli U.S. Open, a Shanghai e a Basilea. Ha chiuso la stagione con la sconfitta netta (6-2 6-2) negli ottavi di finale del Masters 1000 di Parigi, contro Andy Murray. Roddick termina quindi il 2011 al n.14 del ranking, con un record di 34 vittorie e 16 sconfitte.

John Isner. Isner rappresenta senza dubbio una delle sorprese più positive del 2011 per il tennis americano. I primi 6 mesi dell’anno sono stati praticamente disastrosi per John, con 11 vittorie e 14 sconfitte, che dalla posizione n.20 con cui aveva aperto la stagione, lo hanno portato al n.46 del dopo Wimbledon. Unico “acuto” di questo periodo, il primo turno giocato al Roland Garros contro Rafael Nadal, perso per 6-4 6-7(2) 6-7(2) 6-2 6-4. Isner è riuscito infatti a portare Nadal al quinto set nel Roland Garros, impresa riuscita solo a lui fino ad oggi, nelle 46 partite giocate da Nadal a Parigi (Robin Soderling è stato l’unico giocatore a battere Nadal, ma lo ha fatto in 4 set). Detto questo, la stagione dell’americano è iniziata a luglio, quando si è imposto sull’erba di Newport, superando Olivier Rochus in finale. Da quel momento Isner non si è più fermato, raggiungendo la finale ad Atlanta, la semifinale a Wiashington, e vincendo il suo secondo titolo stagionale a Winston-Salem. Agli U.S. Open ha poi dato continuità al suo grande momento, giocandosela quasi alla pari contro Andy Murray nei quarti di finale, ed uscendo sconfitto solo al tie-break del quarto set. Ha chiuso l’anno con la strepitosa semifinale al Masters 1000 di Parigi, dove ha superato David Ferrer, per poi andare ad un passo dal successo nel penultimo atto contro Tsonga (3-6 7-6 7-6 il punteggio finale in favore del francese). Isner chiude quindi il 2011 al n.18 delle classifiche mondiali, con un record di 36 vittorie e 21 sconfitte.

Donald Young. Criticato da tutti fin dalle prime esperienze a livello Atp, Young trova finalmente in questo 2011 la svolta della sua carriera. Anche Donald, come Fish e Isner, non ha iniziato molto bene la stagione. Si è qualificato all’Australian Open, ma è stato estromesso subito da Marin Cilic nel primo turno, in maniera molto netta. A marzo è arrivato il primo segnale veramente positivo, nel torneo di Indian Wells. L’americano ha infatti superato le qualificazioni, per poi eliminare nel tabellone principale prima il nostro Potito Starace, e successivamente Andy Murray, reduce dalla finale all’Australian Open. Netta la sconfitta nel terzo turno contro Tommy Robredo, che non ha comunque cancellato le ottime prestazioni precedenti. Ad aprile è poi arrivato il successo nel Challenger di Tallahassee, mentre nel mese successivo, ha raggiunto la finale in un altro Challenger, a Savannah. Fino ad agosto, tutto sommato, discreti risultati, ma niente di eclatante. Ma anche nel suo caso, è stata l’estate americana a regalargli grandi soddisfazioni: semifinale nell’Atp 500 di Washington e ottavi di finale agli U.S. Open, superando nel secondo turno Stanislas Wawrinka al termine di un grande incontro, con il punteggio di 7-6 3-6 2-6 6-3 7-6. A Bangkok, è poi arrivata la prima finale Atp della carriera, dove è stato superato da Murray. Young chiude quindi una stagione molto positiva, e che fa ben sperare per il futuro, alla posizione n.39 del ranking, con un record di 19 vittorie e 17 sconfitte (più 13 vittorie e 5 sconfitte nei tornei Challenger).

James Blake. In un’annata in cui rischiava di precipitare in classifica, Blake ha deciso di spartire la sua attività tra circuito Challenger e circuito Atp. In questa maniera, l’americano è riuscito a giocare con regolarità, chiudendo la stagione vicino alla Top 50. Non ha avuto settimane di grazia il buon Blake, che ha fatto della costanza la sua migliore dote: solo due le sconfitte al primo turno, in un 2011 in cui ha giocato 21 tornei. Nove sono state le sconfitte agli ottavi di finale (tre delle quali negli Atp 500 di Memphis, Washington e Basilea). Due successi e una finale a livello Challenger. Blake termina la stagione al n.59 del mondo, con un record di 18 vittorie e 16 sconfitte (altre 18 vittorie sono arrivate nei Challenger, con appena 3 sconfitte).

Ryan Sweeting. Sweeting è il secondo degli americani fuori dalla top 50. E’ stata una stagione particolare la sua, iniziata con la mancata qualificazione nel torneo di Auckland, suguita da una buona prestazione all’Australian Open (qualificazione centrata, e sconfitta al secondo turno per mano di Rafa Nadal). Nel Masters 1000 di Indian Wells, è riuscito ad ottenere un’altra qualificazione, per poi superare Marcel Granollers e Juan Monaco, prima di essere eliminato solo al terzo turno dal solito Nadal, che anche in questo caso non gli ha concesso alcuna chance (7 i games vinti da Sweeting contro lo spagnolo tra Australian Open e Indian Wells). Ma l’acuto vero e proprio è arrivato a Houston, nel mese di aprile, quando Sweeting ha vinto il primo titolo Atp della sua carriera, superando Kei Nishikori in una finale sorprendente, tra due giocatori fuori dai primi 50 del mondo. Lo statunitense non è poi riuscito a dare continuità a quel risultato, chiudendo l’anno con una lunga serie di sconfitte. Sweeting conclude il 2011 come n.72 Atp, con un record di 14 vittorie e 19 sconfitte.

Ryan Harrison. Il giovane americano è considerato da molti un potenziale n.1 del mondo. In realtà nel 2011 non si è distinto per successi importanti ottenuti, e nemmeno a livello Challenger è riuscito a fare la differenza, vincendo il suo unico titolo nell’ultima settimana di gennaio, a Honolulu. Per il resto, qualche buona prestazione, come gli ottavi di finale a Indian Wells, ed un ottimo secondo turno giocato a Wimbledon contro David Ferrer. Due semifinali consecutive nei 250 di Atlanta e Los Angeles. Onestamente, ancora troppo poco per parlare di grandi obiettivi. Harrison chiude l’annata in 79sima posizione, con un record di 14 vittorie e 19 sconfitte.

Sam Querrey. Chiudiamo con Sam Querrey, al momento l’ultimo degli americani nella Top 100, che vede con ottimismo la situazione del tennis statunitense. Sam ha dovuto, in questo 2011, superare un momento molto difficile: dopo 6 mesi molto deludenti, prima un infortunio al gomito, poi un’infezione al cordone ombelicale, l’hanno infatti costretto ad uno stop forzato di 3 mesi. Tornato nel mese di settembre, fuori dai primi 100, ha giocato tre tornei Challenger, a Tulsa, Sacramento e Tiburon, ottenendo due semifinali ed una finale. Ha poi fallito la qualificazione a Vienna, mentre nell’Atp 500 di Valencia si è comportato molto bene, superando Ernests Gulbis e Jo-Wilfried Tsonga, prima di essere eliminato nei quarti di finale da Juan Martin del Potro. Ha chiuso l’hanno con la mancata qualificazione nel Masters 1000 di Parigi Bercy. Uscito dalla crisi, Querrey è oggi n.93 delle classifiche mondiali.

Quale momento migliore poteva scegliere quindi Sam, per dare ottimismo a tutto l’ambiente. E’ vero, forse gli Stati Uniti sono stati abituati a qualcosa in più, ma abbiamo visto come ci siano stati anche molti aspetti positivi nella stagione 2011 del tennis americano. Isner è in crescita, Fish è nel miglior momento della carriera, Young è nella top 40, Sweeting ha vinto il suo primo titolo, Querrey è in ripresa. Forse pensare alla possibilità di avere sei/sette giocatori in top 20 è troppo, ma essere ottimisti non fa mai male.


2 Commenti per “TENNIS USA: QUERREY OTTIMISTA”


  1. Michela Rossi ha detto:

    Esatto… è stata una decisione del direttore!

  2. Mariarosa ha detto:

    Ciao Marco, ho notato il cambio della parola da “positivo” a “ottimista” suppongo per la facilità di interpretarla male?


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