RAFAEL NADAL E I SUOI TIC, ROBA DA NEUROLOGO

Cosa c’è dietro i tic di Rafael Nadal? Nel corso degli anni sono diventati famosi, per capirli meglio abbiamo intervistato un neurologo di chiara fama, il Prof. Giuseppe Amadio Amabile, che li ritiene un "discorso di tipo psicogeno"
venerdì, 15 Novembre 2013

Tennis. Rafael Nadal passerà alla storia come uno dei più grandi tennisti di sempre, ma senza dubbio porterà con sé anche l’etichetta di tennista dagli innumerevoli tic. Da quel giorno dell’aprile del 2002, quando vinse il suo primo match in un torneo Atp, il mondo ha piano piano cominciato a conoscere ed a imparare a memoria tutti i suoi movimenti prima del servizio o durante il cambio di campo.

La lista dei tic di Nadal è lunga ed è aumentata nel corso degli anni. Dal mettere in ordine maniacale le bottigliette durante il cambio campo a quelli famosissimi prima del servizio: la famosa “smutandata”, il tocco sulla spalla sinistra, poi quella destra, il naso, poi i capelli spostati dietro l’orecchio sinistro, di nuovo il naso e chiusura con i capelli dietro l’orecchio destro. Aggiungendoci, tra gli altri, nelle partite sulla terra, la meticolosa pulizia della riga. Un iter scientifico, sistematico, che ha suscitato non poca curiosità nel corso degli anni e anche un po’ d’ilarità in chi magari non è tifoso dello spagnolo.

Nell’ultima finale dell’anno, quella persa con Novak Djokovic nell’Atp World Tour Finals di Londra, i famosi tic non l’hanno accompagnato a vincere il titolo di Maestro dei Maestri, unico suggello che ancora manca alla sua carriera. È però interessante capire, dove possibile, se tutti i movimenti e i gesti dello spagnolo abbiano in qualche modo influito, insieme alle caratteristiche tecniche e fisiche, per vincere in questi anni. Per cercare quindi di capire meglio cosa c’è dietro il mondo dei tic di Rafa Nadal, abbiamo intervistato il Professor Giuseppe Amadio Amabile, esperto di Neurologia e  docente di Neurologia I presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma.

D. Professore, prima di tutto, per capire di cosa parliamo, può rendere brevemente chiaro cosa s’intende per tic?

Prof. Amabile. I Tic sono delle contrazioni involontarie, però dobbiamo distinguere tra queste contrazioni quelle che possono essere per esempio delle scosse ripetute per una crisi epilettica parziale, da quelle che invece hanno una propria struttura, che è un movimento non una contrazione pura: ad esempio l’alzare la spalla o fare l’occhietto, oppure un tic più complesso, come toccarsi sempre una parte del corpo. Tra questi tic, tornando a quelli che hanno una sua struttura e un suo significato, ci sono quelli di tipo strettamente neurologico, che sono quindi una malattia, o quelli di tipo psicogeno, cioè indotti da una situazione psicologica. Specifico questo perché esiste la malattia dei tic, la sindrome di Tourette. Ci sono persone che sono continuamente animati da contrazioni particolari e non riescono a fermarsi, in questo caso c’è però una base genica. Quelli di tipo psicogeno, invece, insorgono in genere in situazioni tensive e tendono sempre a presentarsi nello stesso contesto e nello stesso modo. Sono, anche questi, legati a un eccesso di emotività, ma accanto a questo sistema esistono i cosiddetti cerimoniali. Ovvero quando c’è sempre la stessa manovra, ma che compare quando l’individuo deve fare certe cose, come a far si che quello che sta per venire avvenga nel modo migliore. Questo tipo di tic, o cerimoniale propiziatorio, può rientrare nell’ambito del cosiddetto disturbo ossessivo – compulsivo: io faccio quello perché così le cose andranno meglio, io starò meglio.

D. E il caso di Rafael Nadal quindi dove può essere inquadrato secondo Lei?

Prof. Amabile. Il caso Nadal rientra sicuramente nell’ambito del cerimoniale propiziatorio, che è quasi un pensiero magico, che poi è presente nel disturbo ossessivo – compulsivo. Che poi rientra nella famiglia di quelle persone, che ad esempio, nel giorno dell’esame si mettono la stessa camicia.

D. Quindi, nel caso specifico dello spagnolo, quello che è un suo particolare rituale ha un compito preciso o nasconde qualche patologia?

Prof. Amabile. Ecco, la parola giusta è rituale. Alcuni, infatti, usano la definizione cerimoniale propiziatorio o, appunto, rituale. Sulle patologie, non vogliamo psichiatrizzare il mondo, diciamo che ognuno di noi ha una sua personalità con dei tratti, e lui rientra nell’ambito delle persone meticolose, nell’ambito appunto ossessivo – compulsivo. Ovviamente tanto lo fa anche la superstizione. In Nadal, però, compiere tutta la sua famosa serie, dimostra che c’è una componente un po’ più sulle righe. È vero che anche tanti tennisti hanno una propria superstizione, come fare sempre tre palleggi invece che due prima di battere. Nel caso di Nadal però si è creata nel tempo una catena, una sequenza, e solo alla fine di tale sequenza raggiunge lo stato perfetto per controllare la situazione. Una piccola parentesi neurologica può spiegare meglio. Il sistema dei tic è controllato dalla dopamina, che è il trasmettitore che controlla anche l’umore. L’eccesso della dopamina sarebbe appunto la causa dei tic, si dice infatti che nei tic c’è un eccesso di funzione dopaminergica, senza per forza che ci debba essere la patologia, ma magari una semplice prevalenza di questa; la dopamina inoltre è anche quella che far star bene e che dà sicurezza.

D. Può essere un motivo in più per spiegare la forza di Nadal, soprattutto nei momenti chiave delle partite?

Prof. Amabile. Allora, potrebbe essersi creato un meccanismo autoimposto però biologico. Con quella sequenza si attiva un pochino il sistema dopaminergico, è come alzare un minimo l’acceleratore, che a quel punto dà sicurezza da una parte e, perché no, anche migliore capacità motoria.  Però, senza arrivare ad affermare per certo che con quella sequenza lui attiva il sistema dopaminergico e lo sfrutta per giocare meglio (che potrebbe essere una cosa curiosa, da indagare e studiare), si può dire che la sua sequenza di riti propiziatori ha l’aspetto ripetitivo tipica dei tic, ed è legata al dare da una parte miglior controllo e dall’altra un aspetto positivo alla situazione. Naturalmente se non lo facesse ne sentirebbe la mancanza, per cui alla fine diventa anche un gioco obbligato da fare. Diciamo quindi che nel caso di Nadal non c’è una patologia o una malattia, c’è un discorso di tipo psicogeno che alla fine utilizza questi sistemi nell’ambito della ricerca di una regolazione. Probabilmente c’è un temperamento anche un po’ magico, essendo spagnolo (ride, ndr) basta guardare la Corrida dove c’è tutto un cerimoniale dove guai se non si fa tutto in un determinato modo.

D. Quindi a questo punto non diventa utile neanche provare a curare questi tic? E il fatto che negli anni siano aumentati può voler dire qualcosa?

Prof. Amabile. Se non disturbano, se non interferiscono nella vita e, nel nostro caso, nel gioco non c’è bisogno. Per quanto riguarda il fatto che siano aumentati rientra sempre nel discorso del pensare che le cose vanno meglio solo se fatte in un certo modo. Si riallaccia al discorso della ritualità e anche della superstizione, che in alcuni casi si svincola della razionalità per diventare un meccanismo automatico e propiziatorio. Nel caso di Nadal se questa ritualità non diventa talmente invadente dal disturbare la finalità dell’azione, diventa sicuramente favorente, propiziatoria e utile, anche se magari un po’ curiosa. C’è poi forse un po’ di teatralità ma non la vedo come una vera costruzione teatrale, lo fa, secondo me, perché gli viene e lo sa sfruttare.


13 Commenti per “RAFAEL NADAL E I SUOI TIC, ROBA DA NEUROLOGO”


  1. Carlo Sidoli ha detto:

    c’è chi critica il vostro giornalismo e non sa scrivere in italiano: difficile che abbia capito lo spirito dell’intervista

  2. luca ha detto:

    @Adriano…secondo te quindi il coacing prevede la grattata di culo ad ogni battuta?! allora perché non estenderlo anche ad altri gesti? Djokovic per esempio potrebbe scaccolarsi, Federer potrebbe pulirsi le unghie e Murray potrebbe sputare a destra e a sinistra…immagino già che grandi miglioramenti di gioco che avrebbero!! ma la domanda è: qualsiasi deficiente ha diritto di dire quello che pensa o ci sono dei limiti?? mah…

  3. Giuseppe ha detto:

    A mio modesto parere Nadal è affetto da sindrome ossessivo-compulsiva …. semplicemente.
    Non è una malattia mentale, è semplicemente un modus comportamentale determinato dalla ricerca spasmodica della giusta concentrazione e dello “stare in armonia” con il contesto.
    Rientra nella libertà personale di ogni individuo, ci mancherebbe altro, ma attenzione perché potrebbe anche rappresentare/diventare una sorta di “schiavizzazione” della propria psiche; a quel punto passerebbe ad essere una situazione patologica e a lungo andare diverrebbe logorante e ansiogena.

  4. CARLO ha detto:

    Nadal mi diverte, è una persona per bene che non protesta mai; se i tic lo affliggono mi dispiace, se lo aiutano a concentrasi buon pro

  5. arbe ha detto:

    Invece io spero spariscano dalla circolazione ‘sti 4 pirla che continuano a parlar male di un atleta che, nonostante tutti i suoi difetti, ha regalato al tennis delle pagine che si possono annoverare tra le più belle. Voi poveri disgraziati che non ne avete un’ idea di cosa sia il tennis, apritevi un social tutto vostro per insultare serenamente e liberamente Nadal, senza infastidire così coloro che le vostre fregnacce non hanno alcuna voglia di sorbirsele, please. VAMOSSS!!!

  6. Flavio da facebook ha detto:

    Un disabile con racchetta. Grande tennista ma le malattie mentali non si contano nemmeno. Nadal è un malato che inquina il nostro amato sport. Speriamo sparisca dalla circolazione al più presto, non ne possiamo più

  7. Matteo da facebook ha detto:

    Diciamo che i tic ci stanno, il grande Ivan ne sa qualcosa. MA “smutandarsi ad ogni punto anche tra prima e seconda ” ed ora ha aggiunto pure lo “smutandamento dal lato A ora è diventato disgustoso

  8. Giugiò ha detto:

    I tic non sono esercizi di coaching. Nessun professionista (psicologo/psicoterapeuta o psicologo dello sport) insegnerebbe ad un atleta a migliorare la propria performance grazie a movimenti stereotipati. Unica eccezione per i gesti di ” routine”, gesti che aiutano a scricare l’ansia, a trovare la giusta concentrazione e a regolare i livelli di arousal; un tantino più distanti dal disturbo ossessivo compulsivo…

  9. Maurizio ha detto:

    Belli i tempi in cui parlava chi sapeva, oggi qualsiasi scimunito che legga una pagina su internet diventa professore (e critico di professori)

  10. ADRIANO MANISCALCO ha detto:

    Spettabile redazione TENNIS.IT, sicuramente i termini di alcune frasi usate, potevano racchiudere un po’ di “disaccordo” con quanto espresso nell’intervista. Mi soffermo un attimo sul penultimo periodo da voi espresso […]un giornalismo che vuole capire e per questo intervista un luminare, il cui curriculum pone una pietra tombale alla discussione[…]. Assolutamente no! Voi non state moderando un forum, voi state scrivendo in uno, se non il più grande, social network che esiste, accettando che tutto possa essere commentato (senza ledere la suscettibilità di alcuno); figuriamoci quando si esprime un parere, sicuramente personale, su come è stato affrontato l’argomento di un’intervista. Per non parlare del fatto che, essendo il Professor Giuseppe Amadio Amabile, UN LUMINARE dal curriculum capace di mettere una pietra tombale ad una discussione, possa davvero “bloccare” una semplice conversazione per un commento, ad uno dei vostri innumerevoli articoli. Perdonatemi, ma la vostra suscettibilità non vi ha permesso di capire e comprendere quale fosse il reale argomento che ha comunque creato un CONTRADDITTORIO. Non volevano esserci insulti gratuiti, ma il modus praedicamentalis, dell’oggetto dell’intervista viene analizzato solo ed esclusivamente trattandolo come una patologia; non sarebbe stato così, se l’intervistato non fosse uno Psichiatra e Neurologo affermato. Tuttavia, la tipologia comunicativa sicuramente poteva essere affrontata diversamente; perché, quando si vuole fare la notizia, non bisogna essere “faziosi”, ma dare un’impronta sicuramente specialistica dell’argomento trattato senza trascurare l’eccezione, qualsiasi essa sia: positiva o negativa. L’argomento va trattato a 360°, vanno affrontate le varie facce della “medaglia”. Invece, su un argomento prettamente PSICOLOGICO e NON NEUROLOGICO, perché di questo si tratta nei confronti delle manifestazioni “esagerate” di Nadal, non lo si è fatto. Non si tratta di essere un tifoso che […]difenderlo anche dall’evidenza più smaccata. Giusto chi ha gli “occhi foderati di prosciutto” può non notare che nasconda qualcosa di neurologico[…]. Ma bensì, il modo di affrontare, anche presuntuosamente, un argomento con obiettività. L’obiettività è un fatto OGGETTIVO, proprio come nell’arte: il BELLO è bello perché OGGETTIVO, può piacere e non piacere e quello è SOGGETTIVO. Fatta questa piccola premessa, tutti i tennisti, tutti gli sportivi, tutti i geni hanno riti propiziatori o manifestazioni anche esagerate, ma parlare in questi termini di aspetti chei toccano una sfera neurologica, non è azzardato, credo sia molto peggio. Non esiste che qualsiasi individuo posso essere visto come uno con problemi “mentali” o neurologici (se lo preferite), perché troppo spesso siamo oggetto di questo tipo di valutazioni. Per questo ribadisco che la notizia debba comprendere uno studio, anche da parte del giornalista, che decide di intervistare il luminare di una materia, che non è sicuramente quella da affrontare per dare il quadro clinico ad uno sportivo, che sia Nadal o qualsiasi altro.

  11. Roberto Riccardi ha detto:

    Nessun disconosce i grandi meriti di Nadal, al punto che troneggia da mesi nella nostra pagina Facebook. E’ un campionissimo che rende il tennis meraviglioso e questo fa comprendere come possano esserci tifosi disposti a difenderlo anche dall’evidenza più smaccata.
    Giusto chi ha gli “occhi foderati di prosciutto” può non notare che nasconda qualcosa di neurologico il tirarsi le mutande in continuazione, il toccarsi sistematicamente il volto secondo una precisa sequenza, piuttosto che allineare due bottigliette d’acqua.
    Dunque, per favore basta con gli insulti gratuiti e qualunquisti nei confronti di un giornalismo che vuole capire e per questo intervista un luminare, il cui curriculum pone una pietra tombale alla discussione.
    I grandi campioni sono e rimangono tali anche se hanno qualche tic o rito propiziatorio. In merito agli altri giocatori, consiglio a Rudy di farsi un giro su Tennis.it, scoprirà con piacere che non facciamo sconti a nessuno, italiano o straniero che sia.

  12. RUDY ha detto:

    SCUSATE MA NADAL MANGIA A CASA VOSTRA CHE GLI DITE COSA FARE E COSA NON FARE ,PERCHE MI SEMBRATE DEI GIORNALISTI BANALI ,PERCHE GUARDATE DEELLE COSE DI N ADAL CHE FANNO RIDERE ED NON DISTURBANO ,MA SAPETE IN ITALIA CE FOGNINI CHE DI TIC NE HA PIU DI NADAL ,ROMPERE RACCHETTE ,PSICOCARETTERE INSTABILE ,ED ALTRO ANCORA ,BESTEMMIE IN CAMPO A VOCE ALTA ,ED POI ANDATE A GUARDARE IN CASA DEL NEMICO DI TUTTI ,MA MIO IDOLO PER QUESATOC MOTIVO ,CAPISCO CHE NADAL VE LA MEWTTE NEL CULO SEMPRE ,AQNCHE QUEST’ANNO AVETE DETTO VICNERA SOLO SU TERRA PERCHE LO DICE UN GIORNALISTA ITALIOANO ,MENTRE NADAL RIDE SOTTO I BASFFI E VI INCULA DALLA MATTINA ALLA SERA ,QUESTO è FUORICLASSE MENTRE VOI SIETE ANBITUATI A SOTTOPORRE IN SCANSIONE UN DIFETTO DI NADAL CHE SECONDO M E NON FA ALTRO CHE ENTUSIASMARE LE SUWE VITTORIE ,SIETE RIDICOLI ,ED INVECE DI GUARDARE NADAL ,GUARDATE IL BNESTEMMIATORE ED IL ROMPI RACCHETTE ED L’INSULTATORE DEEGLI ALTRI FABIO FOGNINI PWERCHE LUI è DA NEURIOLOGO ED NON NADAL ,CIAO MEDIOCRITA GIORNALISTICA ITALIANA

  13. ADRIANO MANISCALCO ha detto:

    Caro Professor Giuseppe Amadio Amabile, non basta una laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, specialistica in Neurologia; basterebbe aver studiato un po’ di PSICOLOGIA!
    I “TIC” di cui lei parla, a vanvera, sono dei veri e propri esercizi di COACHING (si vada a documentare!). Il COACHING è una strategia di formazione che, partendo dall’unicità dell’individuo, si propone di operare un cambiamento, una trasformazione che possa migliorare e amplificare le proprie potenzialità per raggiungere obiettivi personali, di team, manageriali e sportivi [fonte. WIKIPEDIA].
    Preferisco prendere dal web le parole fondamentali per spiegare a Lei, Sommo Neurologo, che bisogna imparare le nuove discipline e non, forti di un sapere che solo lei crede di avere, dire ad un giornalista, costretto poi a scrivere, delle grandissime IDIOZIE!


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