RAFAEL NADAL, IL PIÚ LENTO DEGLI ULTIMI 25 ANNI

Era prevedibile, ma ora è supportato da una ricerca scientifica basata sugli ultimi 25 anni di tennis. Il primato, tra i tennisti vincitori di Slam e plurititolati, spetta proprio al maiorchino. Poi ci sono Novak Djokovic e Andy Murray. Roger Federer risulta, invece, il più veloce tra i Fab Four.
venerdì, 12 Giugno 2015

Tennis – La lentezza di Rafael Nadal a rimettersi in sesto dopo un punto giocato è un fatto di dominio comune. Pagine e pagine di giornali sono state sprecate per evidenziare la “freschezza” con cui il nove volte vincitore del Roland Garros si fa passare le palline, si asciuga, si sistema la bandana, parte con il rito dei celebri tic e poi, finalmente, decide di dare il via alle ostilità in campo.

Recentemente, dopo un match giocato a Parigi, Rafa ha giustificato per l’ennesima volta questo suo atteggiamento affermando di essere molto stanco dopo i logoranti scambi sulla terra battuta. Ma la verità, come sempre, sta in mezzo. Il mancino di Manacor non è sempre stato così, ma ci sono stati anni in cui era il più veloce tra un punto e l’altro. Tuttavia, nella media risulta quello più lento degli ultimi 25 anni. Tale verità va attribuita al sito fivethirtytight.com, che ha effettuato una ricerca sui tempi morti tra un punto a l’altro dei match riuscendo a chiarire una volta per tutte quali siano i giocatori più veloci e quali quelli più tranquilli.

In linea di massima, i giocatori più lesti a riprendere il gioco si sono visti tra il 1995 e il 2000. In questo lustro la tendenza media è stata quella di riprendere il gioco tre secondi prima del consentito. Ma i valori sono crollati a partire dal 2012, da quando cioè il gioco è stato ripreso in media con cinque secondi di ritardo rispetto al tempo limite.

A questo si aggiunge anche la maggiore severità degli arbitri nel richiamare i giocatori. Negli ultimi tempi Rafael Nadal è stato più volte ammonito. Gli esperti sono concordi nel dire che tali perdite di tempo ammontano a 15 minuti ogni match. E un minutaggio così importante sconvolge, in qualche modo, i palinsesti delle tv che il tennis lo trasmettono giorno per giorno. È anche questo uno dei motivi alla base dell’invito inoltrato dall’Atp ai giudici di sedia perché siano sempre meno tolleranti nei confronti di chi perde troppo tempo prima di servire. Lo spartiacque è stata la finale di Melbourne nel 2012, quando Rafael Nadal e Novak Djokovic sono rimasti in campo per 5 ore e 53 minuti. Da allora la tolleranza gli arbitri è notevolmente diminuita.

Anche la superficie ha la sua importanza. I campi in erba sono quelli in cui i tempi tra un punto e l’altro rimangono più ridotti. Gioco più veloce, pause più veloci e tempi di recupero più brevi, come accade a Wimbledon (-2,98 secondi) al torneo Olimpico di Londra 2012 (-2,62 sec.) a Manchester e Eastbourne. Agli anitipodi rispetto all’erba c’è ovviamente la terra battuta. Il torneo di Rio de Janeiro, nella fattispecie, è quello che porta i giocatori a perdere in media 5 secondi in più rispetto al consentito. E questo è dovuto sicuramente al grande tasso di umidità della metropoli brasiliana.

Veniamo ora ai tennisti. Il più veloce tra un punto e l’altro è Dustin Brown, che conserva ben 6,37 secondi sul tempo limite consentito. Roger Federer è 36° in questa speciale classifica, con una media di 2,37 secondi in meno. Il numero 1 del mondo Novak Djokovic e il numero 3 Andy Murray sono tra i più lenti del circus con 2,21 e 2,53 secondi in più rispetto al consentito. Il povero Nadal ha invece una media ben superiore, con 5,92 secondo in più sul limite.

È davvero il più lento degli ultimi 25 anni? Esclusi Goran Ivanisevic e Roger Federer, rispettosi dei tempi consentiti e inconfrontabili con il maiorchino, solo Nicolas Massu e Emanuel Couto riescono a far peggio di Rafa.

Ma ciò che lo penalizza di più è la media negli anni da professionista. Perché se si scava a fondo e se si prendono in considerazione le singole stagioni Rafael Nadal non è affatto una lumaca con la racchetta in mano. Escluso Federer, sempre molto costante nei suoi tempi, Djokovic e Murray fanno notare un allargamento deciso nei loro tempi morti tra i punti, passando da circa due secondi in meno a tre secondi in più nel corso della loro carriera. Invece, Rafa Nadal è uno dei più veloci nel 2010 e nel 2013. Si tratta di annate in cui il 14 volte vincitore di Slam è stato ben dentro i tempi e sono anche gli anni in cui ha vinto di più (tre slam nel 2010 e due nel 2013 con il maggior numero di Master 1000). Ma rappresentano solo due picchi di una curva che, in altre stagioni, rimane ben al di sotto della media totale di tutti i giocatori.

E qui si apre il dibattito. È nato prima l’uovo o la gallina? O meglio, Nadal è più veloce quando vince o vince quando è più veloce? Si tratta per lo più di una provocazione. Perché quando Nadal  avrà ritrovato il proprio gioco e sarà in grado di regalare ai propri tifosi altre annate storiche non penserà certo a quanto tempo perderà, in media, tra un punto e l’altro. E forse non ci penseremo più neanche noi. Forse.

Foto: Rafael Nadal sulla terra battuta del Roland Garros (www.zimbio.com)


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