RAFAEL NADAL: “VORREI GIOCARE LE FINALS SULLA TERRA. SI PUÓ FARE ANCHE A LONDRA”

Il maiorchino torna a Londra dopo una stagione difficile, la sua peggiore dal 2004 anche secondo zio Toni. Lo spirito è ben diverso rispetto a quello di 12 mesi, ma Rafa non risparmia una frecciatina all'Atp: "Non ho mai giocato questo torneo sulla terra battuta".
giovedì, 12 Novembre 2015

Tennis – È un Rafael Nadal molto felice quello in attesa dei sorteggi delle Atp Finals di Londra edizione 2015. È sicuramente più tranquillo dal punto di vista mentale rispetto all’anno scorso e i problemi fisici sembrano quasi dimenticati.

Certo, il mancino di Manacor ha vissuto la sua peggior stagione da dieci anni a questa parte. Non ha ancora vinto un titolo importante e ha mancato anche l’appuntamento per lui decisivo, il Roland Garros. Una verità ormai accettata anche dall’orgoglioso zio Toni, intervistato da radio 4G: “È stata una stagione di alti e bassi. Adesso è più tonico e sta concludendo l’anno meglio di come l’aveva iniziato. Non abbiamo vinto alcun titolo del Grande Slam dopo dieci anni e neanche un Master 1000. È stato l’anno peggiore della sua carriera”. Il coach con il maggior numero di Slam vinti ha dovuto dribblare la solita domanda sul suo futuro nell’angolo del nipote: “Abbiamo fatto le nostre valutazioni. Ma è una decisione che deve prendere Rafa. L’ultima parola è sempre la sua”.

Un tema, quello del cambio di allenatore, che è stato trasversale nella tormentata stagione del mancino di Manacor. Ma ora sembra una questione risolta, soprattutto dopo i buoni risultati ottenuti in questo ultimo scorcio di stagione. Rafa sembra aver ritrovato serenità mentale e divertimento nell’affrontare un match di tennis e le voci di un cambio nel suo box si sono fatte sempre meno persistenti.

Il torneo di Basilea edizione 2014 era stato per lui un autentico calvario, caratterizzato dalla sconfitta contro Borna Coric ai quarti di finale e dalla successiva operazione di appendicite che ne aveva pregiudicato le prestazioni alla O2 Arena di Londra: “Ho sensazioni diverse quest’anno. Ho avuto un sacco di problemi nella seconda parte della scorsa stagione a causa dell’infortunio al polso e dell’operazione di appendicite. È stato molto difficile”. Ma quei brutti momenti e quelle brutte sensazioni fanno ormai parte del passato, come lui stesso afferma in un’intervista al Daily Mail: “Sento che tutto è alle spalle. Sono stato in grado di migliorare durante tutta la stagione, soprattutto negli ultimi due mesi. Sento che sto giocando sempre meglio, che mi sto divertendo di nuovo. E riesco anche a essere più aggressivo anche perché controllo meglio le mie emozioni”.

Ma le teorie sul presente e sul futuro di Rafael Nadal si sono sprecate in questo 2015. Da Pete Sampras e John McEnroe, da Nick Bollettieri ad Alex Corretja, sono stati in tanti a dibattere sul logoramento fisico del maiorchino e sulla sua difficoltà a tornare competitivo dopo gli infortuni: “Stare bene fisicamente è troppo importante per me, perché mi fa recuperare fiducia nel mio corpo e nei movimenti. Solo in queste condizioni posso essere in grado di giocare come voglio e di fare quello che amo fare”. E per essere al 100% bisogna anche allenarsi al 100%. Un aspetto che il re della terra battuta non trascura mai, soprattutto in questo periodo: “Sto lavorando molto duramente per raggiungere la miglior forma possibile. Ma non è un sacrificio per me perché è questo che la mia testa mi sta chiedendo in questa fase. Ho grandissime motivazioni per arrivare al top all’inizio della prossima stagione e lavorando così credo che il 2016 sarà migliore del 2015”.

Soprattutto quando il circus tornerà sull’amata terra battuta, superficie che tanto fa bene alle malconce ginocchia dell’ex numero 1 del mondo. Lui, con un accenno di stizza, non risparmia una frecciatina: “Sarebbe bello giocare anche le Finals sulla terra battuta. Non sono sicuro che sia onesto al 100% cercare di qualificarsi le Finals giocando su terra, erba, duro e indoor e che dal 2005, anno della mia prima qualificazione, esse si siano giocate sempre sulla stessa superficie (indoor nella fattispecie ndr)”, sentenzia il maiorchino. “Non è giusto che uno come me non abbia mai giocato questo torneo su una superficie un po’ più favorevole. Ho sempre giocato sul terreno peggiore per me”.

Poi lancia la sua proposta: “La O2 è grande. È un posto fantastico per giocare le Atp Finals. L’atmosfera è splendida e sono molto felice di giocare lì. Ma potremmo anche giocare sulla terra battuta senza abbandonare la O2 Arena”. Riflessioni frutto anche dei risultati non brillanti ottenuti nell’ultimo atto della stagione Atp, evento in cui Rafa ha raggiunto la finale nel 2010 e 2013. Considerazioni inevitabili se si pensa al fatto che l’ultimo trofeo alzato al cielo nella capitale del Regno Unito risale al 2010, anno in cui il quattordici volte vincitore di Slam vinse il suo secondo Wimbledon. Negli ultimi anni le cose non sono infatti andate bene all’All England Club: “Nel 2012 e 2013 le mie ginocchia non erano ancora pronte per l’erba. Ma nel 2014 penso di aver giocato un buon torneo. Avrei potuto vincere contro Nick Kyrgios. Ero vicino ai quarti di finale e per me è stato un grande miglioramento. Quest’anno è stato difficile in generale. Credo di essermi preparato per il torneo nel migliore dei modi, ma ho giocato contro un giocatore ostico al secondo turno. Ho giocato male e ho perso”.

La mente torna inesorabilmente all’ormai lontano 2008, quando Rafa vinse il suo primo Wimbledon battendo in una finale epica il padrone di casa Roger Federer in uno dei momenti più alti della loro storica rivalità. I due sono tornati ad affrontarsi nella finale di Basilea qualche settimana fa dopo 21 mesi, con lo svizzero uscito vincitore in tre set: “Non riusciamo mai a trovarci – dice Nadal – quando sono stato io a giocare bene lui non era in grandissima forma. Quando era lui al top io non stavo bene. Ma questo non ci ha impedito di affrontarci tante volte. Ed è normale che quando giochi contro Federer sei in una fase avanzata del torneo. Mi manca tanto respirare l’atmosfera dei giorni precedenti una partita contro di lui. Abbiamo giocato le finali di tutti i tornei più importanti del mondo. Probabilmente ci manca solo la finale degli Us Open. Ma è stato tutto fantastico. E la combinazione dei nostri stili rende tutto ancora più speciale”.

Il dibattito sul futuro del vincitore, in questo 2015, dei tornei di Stoccarda, Buenos Aires e Amburgo si fa spesso insistente, soprattutto quando i risultati non arrivano e quando le condizioni fisiche non sono le migliori. Non si sa ancora per quanto Rafa resterà sul circuito, ma nel suo futuro c’è l’accademia di tennis che verrà aperta a Manacor il prossimo anno: “Si tratta di un progetto molto importante per me. Io amo lo sport, amo i bambini e credo che avere un’accademia in un posto meraviglioso come Mallorca sia grandioso perché le condizioni climatiche sono ottime per praticare sport”. Un coinvolgimento a tutto tondo: “Sono molto preso dal progetto perché ho fatto un grande investimento e voglio fare in modo che le cose vadano bene. Ho un team molto competente e sono felice di come stanno andando le cose. Abbiamo intenzione di essere operativi per la prossima estate dopo l’apertura di maggio”. E una presenza che sarà sempre assicurata: “Ho intenzione di stare lì per tutto il tempo che posso ed essere vicino ai ragazzi anche in futuro. Mio zio, la mia squadra, gli allenatori e i medici sono specialisti dello sport e credo che ormai abbiamo maturato la giusta esperienza per creare e gestire il centro. Inoltre, la scuola all’interno è molto importante per l’educazione dei bambini e per dar loro la possibilità di proseguire gli studi dopo l’accademia. Non tutti diventeranno tennisti professionisti, quindi lo studio li aiuterà nel loro futuro”. Si tratta dunque di un progetto non soltanto finalizzato al tennis: “L’obiettivo principale resta quello di aiutare i bambini a trovare la loro dimensione nel mondo del tennis, ma allo stesso tempo di dar loro educazione e valori per il futuro”.

Lecita, infine, una domanda sul futuro. Un futuro in cui Rafa potrebbe ripercorrere le orme di zio Toni e fare l’allenatore di tennis: “Non so se farò l’allenatore. Non posso dirlo ora. Sicuramente giocare con i bambini aiuta anche gli allenatori. Ma per il momento posso solo dire di essere entusiasta di questo progetto e mi auguro di aiutare bambini provenienti da tutto il mondo”.

Foto: Il diritto mancino di Rafael Nadal (www.zimbio.com)


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