RICOMINCIO DAL ROSSO

TENNIS - Alla vigilia del debutto di Roger Federer presso il torneo Atp 500 di Amburgo, cerchiamo di esaminare la scelta dell'elvetico di aprirsi una ulteriore finestra sulla terra rossa inizialmente non prevista dal suo programma per la stagione 2013
lunedì, 15 Luglio 2013

Tennis. Due tweet. Due post apparsi sui principali social network su cui ha milioni di fans. In questo modo Roger Federer ha comunicato ai media e ai suoi accoliti l’intenzione di apportare due piccole variazioni al suo programma annuale. Prima con un tweet del 2 luglio ha fatto sapere al mondo che sarebbe tornato a calcare la terra di casa di Gstaad dopo tempo immemore, poi con un altro messaggio a reti unificate del giorno successivo ha rincarato la dose aggiungendo anche la partecipazione alla kermesse di Amburgo che prende le mosse proprio oggi.

Una improvvisa decisione di dare una scossa ad una tabella di marcia che dall’inizio dell’anno non ha per niente portato i risultati sperati. A metà di questo 2013 avaro di soddisfazioni per l’elvetico si contano 9 tornei giocati (compresi i tre Slam) con un parziale di 27 vittorie ed 8 sconfitte. Solo in due occasioni King Roger è riuscito ad ergersi sino all’atto finale di una manifestazione: è successo a Roma, quando è stato annullato dall’amico Rafael Nadal, e ad Halle, agli albori di Wimbledon, riuscendo finalmente a mettere in bacheca il primo trofeo annuale. Nei Major le prestazioni dello svizzero hanno osservato una curva pericolosamente discendente partendo dalla semi di Melbourne, in cui si arrese ad Andy Murray, proseguendo con i quarti di Parigi, battuto dal padrone di casa Jo-Wilfried Tsonga (ad oggi l’unico Top 10 sconfitto quest’anno dal 31enne di Basilea) per finire con il vero smacco di Wimbledon, l’eliminazione che ha fatto più male, probabilmente il vero campanello d’allarme che ha costretto lui ed il suo staff a riconsiderare anche quello che sarà il cammino di avvicinamento allo Us Open. Una sconfitta al secondo turno nel giardino di casa contro la meteora Sergiy Stakhovsky non è proprio andata giù, come era prevedibile, all’ex numero uno del mondo; tanto più che la precoce uscita di scena gli è costata la degradazione a numero 5 del mondo (con Berdych alla sesta che gli alita sul collo), dopo 10 anni di dominio ai vertici del tennis, e la perdita di una preziosa posizione nella Race to London (da quinto a sesto e sarebbe andata peggio se Juan Martin Del Potro avesse raggiunto la finale a Church Road).

Insomma, evidentemente l’atleta ed il suo staff hanno deciso di correre ai ripari e rimpolpare una tabella di marcia forse troppo esile, eccessivamente “scarna” in questi primi sei mesi. “Cosa fare dopo una sconfitta del genere? Semplice, tornare a lavorare sodo per ritornare in campo più forte di prima. Qualcosa di molto semplice. Ma a volte difficile da mettere in pratica”. Così si era espresso lo svizzero subito dopo la sonora sconfitta patita per mano del carneade ucraino. Le parole di Federer si sono dunque tradotte nei due tweet di cui sopra che hanno sorpreso e lasciato interdetti i vari addetti ai lavori. Perché? Semplice. Prima di tutto si tratta di aprire una inattesa finestra di due settimane sulla terra rossa, la superficie meno gradita a Roger tra l’altro, prima della preparazione all’ultimo Slam dell’anno con il consueto corollario di tornei sul cemento (l’elvetico ad agosto avrà da difendere il successo di Cincinnati, tanto per dirne una). Per non parlare del fatto che si tratta di manifestazioni cui non prende parte da tempo immemore. A Gstaad, circuito Atp 250, Federer non partecipa dal lontano 2004 quando vinse in finale su Igor Andreev. Per quanto attiene Amburgo, la fermata nella città tedesca era prima un must per lo svizzero. Questo fino al 2009 quando il torneo fu degradato da Masters 1000, e competizione probante per il Roland Garros che precedeva, ad Atp 500. Da allora il fuoriclasse ha preferito soprassedere all’impegno teutonico che ha comunque vinto ben 4 volte.

Quali le possibili motivazioni dunque? Le voci sul web si rincorrono. In molti mettono in evidenza la versione eccessivamente “light” del programma della prima metà di anno. Prima di Wimbledon Federer ha preso parte a sole 8 competizioni, giocando 35 match. Pochi, non si vedevano così pochi incontri giocati dallo svizzero dal 1999, anno in cui era ancora fuori dalla Top 100. In mezzo due mesi di assenza totale dalle competizioni agonistiche tra Indian Wells (Marzo) e Madrid (Maggio) che di sicuro non gli hanno giovato, sebbene sia uscito dal Masters 1000 californiano con la schiena a pezzi. A quanto pare però questo alleggerimento della tabella di marcia, inserito anche per far fronte alle grandi fatiche del 2012 quando lo svizzero si fece in quattro per riprendersi la vetta della classifica mondiale ai danni di Nole Djokovic – e battere così il record di Pete Sampras di settimane totali al primo posto del ranking – trovando anche un attimo per infilarci la settimana olimpica ed un’estenuante tour di esibizione in Sud America a dicembre, non sta dando i suoi frutti. Quindi sotto con Gstaad torneo, che come lui stesso ha ricordato, lo vide muovere i suoi primi passi da professionista alla tenera età di 16 anni ed a cui è sempre rimasto legato affettivamente. Non prima di fare una fermata ad Amburgo e riprendere confidenza con la tifoseria tedesca, a lui sempre molto legata.

Tornare alla origini della grandezza per poter essere di nuovo competitivo in vista dei non pochi punti da difendere durante l’estate americana. Questa l’idea di Federer e del suo staff o, se vogliamo renderla un po’ più prosaicamente, mettere qualche partita in più nelle gambe, sporcarsi le mani nella terra svizzera e tedesca, che lo tengono anche alla larga da eventuali noie fisiche, in modo da non incorrere in altre cadute rovinose come quella dei Championships e magari, chissà, migliorare il modesto quarto di finale ottenuto a Flushing Meadows lo scorso anno. Il tabellone di Amburgo, dove ovviamente sarà testa di serie numero uno, lo ha relegato nel quarto, e nella metà, più ostici dove scalpitano i vari Ernests Gulbis, ottavi di finale, Feliciano Lopez e Alexandr Dolgopolov, quarti, per non parlare dei possibili contendenti delle semi, Jerzy Janowicz e Fernando Verdasco su tutti. Ecco, uscire vincente da questo tabellone di ferro costituirebbe di sicuro una vitale iniezione di fiducia in vista di impegni molto più duri sul cemento nordamericano. Far capire che il suo regno non è ancora giunto al capolinea, che può ancora dire la sua ad alti livelli, questo è possibile. Del resto l’elvetico gode dell’endorsement di illustri addetti ai lavori, Pat Cash in primis, tutt’altro che convinti che Roger sia effettivamente al canto del cigno. L’ex campione australiano ha confessato qualche giorno fa a Tennis World che non si stupirebbe affatto di vedere l’elvetico mettere tutti in fila al prossimo Us Open, per lui questo tangibile calo di rendimento culminato con il fattaccio di Wimbledon è fisiologico e dovuto soprattutto ad un avvicendamento all’interno dell’ordine di priorità di un’atleta, che per anni ha dato tutto al tennis e per il tennis, mentre ora ha spostato il suo core di attenzione verso altro (vedi alla voce famiglia et similia).

Come sta Federer? Ce lo diranno a breve Daniel Brands o il nostro Paolo Lorenzi cui toccherà in sorte, al secondo turno di Amburgo, proprio l’elvetico.


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