RICORDANDO IL “PROFESSORE”

Campione fuori e dentro il campo, Roberto Lombardi ha dedicato la sua vita al tennis, prima da giocatore poi da tecnico ed infine da giornalista e commentatore televisivo. Brillante, mai banale, ha lasciato dopo la sua prematura scomparsa, un testamento culturale e didattico al tennis italiano, che oggi in occasione dell’anniversario della sua nascita lo ricorda ancora con tanto affetto.

Tennis – 2 Ottobre 1950 ad Alessandria nasce Roberto Lombardi. Giocatore, tecnico e poi giornalista. “Il professore”, come amichevolmente venne soprannominato, ha legato la sua vita al mondo del tennis.

Prematuramente scomparso nel marzo del 2010, dopo aver lottato con dignità contro un avversario sleale come la Sclerosi laterale amiotrofica, Lombardi lascia un grande vuoto, ma allo stesso tempo, anche un’eredità importante che continua, nel suo ricordo, ad arricchire quello sport da lui tanto amato.

L’incontro con il tennis arriva in tenera età e riscuote da subito grandi consensi. Allievo di Giuseppe Cornara, da juniores si mette in mostra soprattutto nel doppio assieme al compagno, e futuro amico di sempre, Ubaldo Scanagatta. Storico fu il loro successo contro la coppia più bella d’Italia formata dai giovanissimi Adriano Panatta e Roberto Matteoli.

Partecipa a vari tornei, tra cui il Trofeo Bonfiglio non riuscendo tuttavia a confermare le proprie doti tecniche, una volta lasciata la categoria juniores.

Pur non trovando posizioni di vertice al livello mondiale, raggiunge comunque la posizione 226 nel ranking Atp, risultando il settimo tennista italiano nel suo migliore anno, il 1976. Memorabile fu il suo match a Washington DC, nel 1978, contro il grande John McEnroe al quale riuscì a strappare anche un set.

Dopo aver partecipato per cinque volte agli Internazionali d’Italia, l’ultima nel 1978, lascia il tennis giocato per intraprendere una nuova strada, quella da tecnico.

Nel 1987 indossati i panni da coach, porta Diego Nargiso alla storica vittoria del torneo juniores di Wimbledon, successivamente collaborerà con il Centro Tecnico Federale di Riano, dove contribuì alla scoperta e crescita di tennisti come Paolo Canè e Stefano Pescosolido.

Nel frattempo con Rino Tommasi, direttore dei servizi sportivi di Canale 5, Lombardi si cimenta con successo anche nella carriera giornalistica, affiancando Gianni Clerici ed Ubaldo Scanagatta nella redazione sportiva che si occupa di tennis.

Ai Championships del 1988, fa il suo esordio come telecronista, raccontando live il torneo di Wimbledon. Aperta una breccia nel mondo della comunicazione sportiva, passa nel ‘91 a Tele+ per poi trasferirsi insieme al marchio, nell’attuale Sky. Scrive inoltre per il Corriere della Sera e La Stampa.

Nel 2001 torna anche a collaborare con la F.I.T. dirigendo la Scuola Nazionale Maestri che, dopo la sua morte, prenderà il suo nome. Conduce inoltre un programma sul canale televisivo SuperTennis.

Negli ultimi anni, pur costretto dalla Sla sulla sedia a rotelle e con una maschera d’ossigeno, non taglierà mai il cordone ombelicale con il tennis, regalando fino alla sua scomparsa, perle tecniche attraverso il canale televisivo della FIT e contribuendo in prima persona alla realizzazione del libro “Cento anni di tennis in Italia”. Purtroppo l’uscita del volume arrivò dopo quel triste 18 marzo del 2010, e Roberto non riuscì di fatto a vedere stampata la sua creatura. Il corso del destino ha trasformato l’ultimo lavoro di Lombardi in una sorta di testamento culturale, che attraverso le pagine del libro, continua in qualche modo a parlarci di un uomo e del suo modo di vedere la vita, lo sport e naturalmente l’amato tennis.

Ricordando il compagno di mille telecronache, Rino Tommasi una volta disse: “Senza essere stato un campione, Roberto Lombardi, rimane una delle figure più importanti nella storia recente del tennis italiano. Ottimo giocatore, ha dato poi da tecnico, da giornalista e da commentatore televisivo un grande contributo allo sviluppo non solo didattico ma anche culturale del nostro tennis”


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