RIO DE JANEIRO, NEL SEGNO DI MARIA ESTHER BUENO

Prosegue la marcia d'avvicinamento alle Olimpiadi. La racchetta rosa ha perso colpi in Brasile, ma l'esempio di Maria Esther Bueno è la forza trainante
lunedì, 1 Agosto 2016

TENNIS – Le favole non si programmano mai, né c’è la possibilità di prevederle. Le Olimpiadi di Rio de Janeiro, per quel che riguarda il tennis femminile, vedranno difficilmente una giocatrice brasiliana tra le protagoniste del singolare, considerando la concorrenza spietata delle big e l’assenza di un nome di peso nell’organico verdeoro. Se però c’è modo di appellarsi ad una figura simbolica in grado di trascinare la spedizione dei padroni di casa, l’esempio migliore è quello di Maria Esther Bueno, una leggenda per la racchetta rosa sudamericana.

Ripercorrere la carriera della tennista di Sao Paulo è un autentico dolor di cuore per il tennis brasiliano, considerando la situazione attuale che non presenta giocatrici tra le prime cento del ranking. Eppure, a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60, era proprio lei a comandare sui campi di Wimbledon e Flushing Meadows, sfiorando i successi anche a Melbourne e Parigi: tre vittorie alla corte di Sua Maestà, nel 1959, nel 1960 e nel 1964, mentre negli States il bilancio arriva a quota quattro, calcolando i trionfi del 1959, 1963, 1964 e 1966. A ciò si aggiunge il Grande Slam nel doppio femminile del 1960, ma anche un’esperienza di sei match disputati in Fed Cup.

Chissà cosa sarebbe potuto accadere, se avesse proseguito la sua carriera anche durante gli anni ’70. Maria Bueno si ritira nel 1969, ad appena trent’anni, dopo aver contratto una forma particolarmente aggressiva di epatite virale. Il prematuro abbandono dell’attività professionistica non le ha negato l’ingresso nella International Tennis Hall of Fame, formalizzato soltanto nove anni più tardi, nel 1978.

Da qui, dunque, riparte il Brasile, sperando di trovare improvvisamente una rappresentante in grado di farsi valere per la maggior parte delle Olimpiadi in ambito tennistico. Impresa che rimane ardua per il pubblico di casa, che sosterrà ugualmente il suo team, ma Maria Bueno è un esempio che esula dalla nazionalità: Rio de Janeiro è un momento da vivere e da rispettare, così come vanno rispettate e conosciute le leggende che hanno contribuito alla diffusione dello sport nel Paese ospitante. Anche le top players che approderanno sulla spiaggia di Copacabana, quindi, potranno godere dello spirito e dell’esempio fornito dall’ex campionessa verdeoro.


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