RITORNO AL FUTURO CON BELINDA BENCIC

TENNIS - Belinda Bencic sembra custodire in se’ le stigmate della predestinata. Le sue tappe di crescita hanno sempre seguito la ricerca dell’eccellenza: da Melanie Molitor all’Accademia di Nick Bollettieri. Dopo i successi tra le juniores al Roland Garros ed a Wimbledon in molti vogliono vedere in lei la Hingis del futuro.
domenica, 14 Luglio 2013

Tennis. Quando il 5 luglio del 1997 Martina Hingis incise il proprio nome nell’albo d’oro di Wimbledon il genere umano è stato testimone di un evento fuori dall’ordinario. Una sedicenne, già numero uno del mondo, che conquista il torneo più prestigioso del pianeta. Ripensando a quel giorno, distante già sedici anni, si è quasi assaliti dalla inquietante sensazione che quel 5 luglio un tocco di soprannaturale abbia sfiorato il razionalissimo quotidiano. Il 5 luglio del 1997, Belinda Bencic non aveva ancora quattro mesi ed il 6 luglio di sedici anni dopo sarebbe stata lei ad essere incoronata reginetta sui sacri campi del “All England Lawn Tennis and Croquet Club”, seppure tra le juniores. Belinda Bencic, “la nuova Martina Hingis”, hanno titolato diverse riviste sportive. Alta un metro e settanticinque centimetri per un peso forma di cinquantasette chilogrammi; Belinda Bencic rispecchia i canoni della tennista dei giorni nostri: atleticamente instancabile, coriacea sotto il profilo mentale, ben impostata a livello tecnico, dotata di un rovescio bimane che è una garanzia, di un diritto efficace in fase di chiusura, di un servizio sicuro con ampi margini di miglioramento; è semmai accademica nei pressi della rete, porzione di campo che cerca però di calpestare il meno possibile. Ma al di là di supposizioni, speranze e aspettative, esaminiamo il percorso della Bencic fino ad ora.

Belinda Bencic nasce a Flawil, un comune svizzero del Canton San Gallo, il 10 marzo del 1997. Il cognome sottolinea le origini ceche: il padre Ivan è infatti fuggito dal suo paese d’origine durante la primavera di Praga per stabilirsi in Svizzera. Alla tenera età di due anni e mezzo Belinda ha già in mano una racchetta e, accompagnata dal papà, colpisce le prime palline in un campo di fronte a casa. Passano una manciata d’anni e i genitori decidono di “presentare al Tempiodel tennis elvetico,  ossia alla Scuola di Melanie Molitor, il gioiello di famiglia. Come in tutte le favole che si rispettino Melanie Molitor, riconosce in Belinda le “stigmate” della futura campionessa, rivede in quella fragile ragazzina alcuni di quei segni scorti una quindicina d’anni prima nella figlia; Martina Hingis. La genitrice dell’eletta per eccellenza mette i Bencic in guardia: nel luccicante, sadico ed illusorio mondo del tennis bisogna fare i passi giusti, bisogna affidarsi alle persone giuste che inculchino nel predestinato di turno la mentalità giusta ma, per quanto talento e determinazione siano un ingredienti indispensabili per forgiare una campionessa, occorrono anche i dollari.

I genitori di Belinda, che comunque poveri non sono, decidono di coinvolgere nel loro sogno anche un amico di famiglia, Marcel Niederer, ex giocatore professionista di heckey su ghiaccio, sport in cui aveva primeggiato il nonno paterno, punta di diamante del HC Slovan Bratislava. Marcel Niederer ha l’occhio lungo: di tennis non capisce un granché e nemmeno lo entusiasma più di tanto ma quella ragazzina, la facilità con cui le riesce tutto, lo infervora come quando rivede le partite con “The great one” l’hockeista canadese Wayne Gretzky. “E’ più difficile avere i numeri del fuoriclasse che non trovare qualcuno disposto ad investire in lui”; sostiene Niederer. E così, rasserenati da una certa sicurezza economica la famiglia Bencic va alla scoperta dell’America. Belinda ha cinque anni quando viene accolta a braccia aperte da Nick Bollettieri nella sua Accademia di Bradenton, in Florida, ne ha sette quando, tornata in Svizzera, Melanie Molitor le offre di diventare la sua coach a tempo pieno. Un’opportunità che la famiglia Bencic non si lascia sfuggire. Belinda, papà Ivan, mamma Dana ed il fratello Brian si trasferiscono a Wollerau per otto anni durante i quali non solo la Molitor “addomestica a dovere” Belinda ma permette al padre di seguire le sessione di allenamento e di maturare quell’esperienza che può fare di lui un coach.

E così, mentre Marcel Niederer si trasforma da mecenate a manager a belinda si accostano sempre nuovi sponsor, da Adidas a Yonex, da venditori di diamanti a ditte di imballaggio, finché nel 2010 rientra nelle mire della Octagon, una società di marketing tra le più note al mondo che inizia a gestirne i diritti sull’immagine. E’ il 2011 quando Melanie Molitor ritiene sia giunto il momento che la pupilla quattordicenne si affacci nel circuito dei tornei minori. Accompagnata dal neo papà-coach a marzo Belinda partecipa e passa due turni al 10.000$ di Fallanden mentre non riesce ad andare oltre al primo round ne in Spagna, al 50.000$ di Monzon, ne nel 25.000$ di Chiasso. Vince due partite a Lenzerheide, mentre ad ottobre si cimenta nelle qualificazioni agli Open del Lussemburgo ma sbatte subito contro Yulia Putintseva. Nel febbraio 2012 Belinda Bencic riparte dal 10.000$ di Leimen, dove raggiunge i quarti, per poi ripiegare negli Stati Uniti dove, sulla terra di Pelahm, incrocia la racchetta e perde contro l’ex speranza del tennis a stelle e strisce ormai ultra trentenne Alexandra Stevenson. A maggio Belinda torna nel vecchio continente ed a Brussels batte la numero 243 del ranking WTA Elena Bovina prima di cedere a Lesia Tsurenko. Se sull’erba di ‘S-Hertogenbosch inciampa alla prima tornata in Urszula Radwanska, sul cemento egiziano di Sharm El Sheikh Belinda conosce due trionfi in altrettanti 10.000$. Il finale di stagione le riserva una wild card a Luxembourg, dove al primo turno viene redarguita da Venus Williams, ed il passaggio delle qualificazioni al 25.000$ di Benicarlo,prima di essere sconfitta da Dinah Pfizenmaier.

Nel 2013 Belinda Bencic alterna tornei di primo e secondo piano al Circuito Junires. Si imbatte nelle qualificazioni nei 25.000$ di Innisbrook, Port St.Lucie e Rancho Mirage, agguantando sempre il tabellone principale ma solo sul cemento di quest’ultimo riesce a spingersi almeno fino ai quarti. Dopo un marzo complicato, Belinda si rifà al 50.000$ di Dothan e, dopo aver sgomitato nelle qualificazioni, si vendica di Coco Vandeweghe che l’aveva spazzata via dal main draw di quali a Miami, per poi cedere agli ottavi. Il miglior risultato tra le adulte arriva invece al 50.000$ di Indian Harbour Beach dove si spinge fino alla semifinale. Nel circuito under 18 è invece imbattibile: prima a Roehampot, a Santa Croce, al Bonfiglio, al Roland Garros ed a Wimbledon. Curioso come il successo al Roland Garros juniores sia avvenuto esattamente vent’anni dopo Martina Hingis.

Martina, sempre Martina. In molti vogliono vedere a tutti i costi un legame che vada oltre alle origini o a quella madre che ha “unto la racchetta” prima della figlia poi della rampolla Bencic. Un legame che, per quanto affascinante, in tutta onestà al momento risulta un po’ forzato. Se si entra nel girone infernale dei numeri, della ricerca esasperata del baby prodigio, del record di precocità, Martina e Belinda hanno ben poco in comune: per quanto Belinda sia giovanissima e straordinariamente promettente, quando Martina Hingis ha vinto il Roland Garros juniores aveva 13 anni, non 16. La Hingis a 16 anni e quattro mesi vinceva gli Australian Open, quello senior, due mesi dopo era la numero uno del mondo e circa cinque mesi più tardi alzava al cielo il Venus Rosewater, ossia il leggendario piatto consegnato nelle mani della vincitrice di Wimbledon.

Sarebbe doveroso lasciarla crescere in pace, Belinda Bencic. Sarebbe un segno di fiducia e di rispetto nei confronti di questa sedicenne che affronta le conferenze stampa con la perizia di una tennista consumata, che nella sua cordiale ed indubbia spontaneità dice sempre la cosa giusta sorridendo sempre al momento giusto. Dovremmo nutrire speranze verosimili, come la consapevolezza che sì il futuro può essere suo, probabilmente sarà suo, ma senza sognare, senza pretendere un passaggio di testimone che non c’è stato e non ci sarà mai. Rassegnandoci al fatto che Belinda potrà anche vincere cinque, dieci, quindici prove del Grande Slam più di Martina Hingis, ma sarà “semplicemente” Belinda Bencic. Nulla a che vedere con la geniale Martina, con il suo tennis baciato dagli Dei, un qualcosa al limite dell’indefinibile, che fa male al cuore tanto era intriso di bellezza. Perché Martina Hingis è un’utopia, ce n’è stata una e molto probabilmente non ne rivedremo mai più un’altra. Belinda Bencic è invece reale, ed è decisa a scalare i piani alti di un ranking che attende la regina del futuro. Belinda Bencic, forse intercambiabile con una ventina di sue coetanee, solo più solida, piùaddomesticata”, più promettente, più vincente.

 


2 Commenti per “RITORNO AL FUTURO CON BELINDA BENCIC”


  1. Samantha Casella ha detto:

    Grazie mille, è una notizia che appunto molto volentieri.

  2. bobbyboyb ha detto:

    Un piccolo contributo al giornalista. Nonostante il padre sia di origine Ceca, è bene sapere che il cognome Bencic, come Benci, Bencich o Bensi, è di origine istriana e quindi italiana. Troviamo un Luigi Bencic in Umago d’Istria nel 1249. Ergo, la Belinda ha più sangue italiano che ceco. Solo per la cronaca


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