ROAD TO LONDRA: ROGER FEDERER

Federer giocherà le ATP World Tour Finals per la 14ma volta. Nel 2015 ha vinto 6 titoli su 10 finali e battuto Djokovic due volte.
mercoledì, 11 Novembre 2015

TENNIS – Dieci, cento, mille Roger Federer. Dieci come le finali disputate in questo 2015, l’anno della SABR che ha fatto ricredere anche uno dei suoi principali denigratori, Boris Becker, e dei nuovi record. (Due)cento come le vittorie in carriera sulla terra rossa, traguardo toccato a Istanbul, prima di vincere la prima edizione del torneo e alzare un trofeo nella diciannovesima nazione diversa. Mille, come i successi in carriera, soglia che solo Jimmy Connors (1253) e Ivan Lendl (1071) avevano superato nella storia dell’ATP.

Una serie iniziata il 30 settembre 1998, con la prima vittoria in carriera nel circuito maggiore, a Tolosa, 62 62 su Guillaume Raoux, allora numero 45 del mondo, seguita dal successo sull’ex stella australiana di Coppa Davis Richard Fromberg 61 76(5). Perderà ai quarti con Siemerink, poi vincitore del torneo, frenato anche da un infortunio alla coscia. Ma dopo 18 anni di carriera professionistica, la leggenda non si è ancora spenta. Anzi, quest’anno si è illuminata di nuovi colori.

Con la quarta cifra, nella finale di Brisbane, e il titolo 83 in carriera, si apre il 2015 dell’unico top player capace di mettere in difficoltà Novak Djokovic in una delle migliori stagioni di sempre. È l’unico che lo batte due volte, a Dubai e Cincinnati, tornei che ha vinto per sette volte in carriera: su superfici dure, nessuno è riuscito in un’impresa simile.

A Cincinnati Federer, che ha giocato più finali di tutti in un Masters 1000, 42, ritocca un altro piccolo grande record: non era mai successo, infatti, che battesse il numero 1 e numero 2 del mondo nello stesso torneo. Il suo quarto titolo vinto senza mai perdere il servizio, poi, coincide con un’altra prima volta: mai dal 1938 a Cincinnati sia il campione, sia la campionessa in carica avevano difeso con successo il titolo conquistato dodici mesi prima (Roger e Serena Williams quest’anno, Bobby Riggs e Virginia Hollinger allora).

La finale in Ohio conferma l’impressione poi rafforzata a Flushing Meadows. Djokovic-Federer offrono il meglio che il tennis mondiale possa garantire, in questa stagione segnata da un Nadal opaco e da un Murray troppo incostante. È un confronto che va al di là della riduttiva opposizione tennis aggressivo contro difesa. È l’opposizione fra due forme di tennis totale, fra due rivali in grado di tirar fuori il meglio l’uno dall’altro e di esaltare la bellezza di qyesto sport. Se Nadal costringe inevitabilmente Federer a giocare male, perché i suoi punti di forza si incastrano come due tessere complementari di uno stesso puzzle sulle debolezze dello svizzero, Djokovic lo esalta. E dall’altra parte il serbo sa di poter mantenere un livello troppo alto in un orizzonte temporale insostenibile per Federer.

Eppure, come Wawrinka a Parigi, Federer toglie a Djokovic il grande traguardo “di scorta” della stagione, la possibilità di diventare il primo giocatore di sempre a detenere il titolo in tutti gli attuali Masters 1000. La quarantunesima puntata della saga pende quasi subito dalllla parte di Federer, he firma il 4-1 nel primo set con il suo nuovo marchio di fabbrica: risposta 3 metri dentro al campo e passante in rete di un Djokovic frastornato.

È un segno che anticipa il finale, che proietta Federer allo Us Open da più anziano a partecipare da testa di serie numero 2 dai tempi di Ken Rosewall (1972). Perde solo 52 game per raggiungere la finale, eguagliato il suo record personale in uno Slam (Wimbledon 2006). Il successo negli ottavi contro Isner gli vale la certezza della 14ma partecipazione in carriera al Masters. Da finalista Slam più agé degli ultimi 10 anni (Agassi aveva 35 anni quando arrivò a giocarsi il ttolo a Flushing Meadows nel 2005), rimane con un rimpianto e un fiore non colto. O meglio, 19 fiori non colti, come le palle break non sfruttate in una finale ritardata dalla pioggia, intensa, ma in fondo con un finale all’apparenza già scritto.

A Federer, poco lucido col dritto (56 errori, di cui 29 gratuiti), non basta l’amore che gli hanno dimostrato i 23 mila spettatori di New York, un calore arrivato anche ai limiti della scorrettezza, e in più di qualche caso anche oltre. Lo svizzero rimane fermo a 17 Slam (ultimo titolo a Wimbledon nel 2012), ma il numero delle finali perse passa in doppia cifra (una in Australia, 4 a Parigi, 3 a Wimbledon e 2 all’Us Open). Solo Lendl (11), ne ha perse di più. Per il pubblico, Federer vince anche quando perde e, forse, questo è il riconoscimento più prezioso.

Il finale di stagione porta in dote il sesto titolo del 2015, alla decima finale consecutiva a Basilea. Lo scontro con Nadal, il 34mo nella storia, il 21mo in finale, racchiude la fotografia del momento, il presente di due campioni così uguale eppure così diverso dal passato recente. Federer batte il maiorchino per la prima volta da Indian Wells 2012 e dimentica anche l’eliminazione all’esordio a Shanghai contro un altro mancino spagnolo, Albert Ramos, che mai aveva vinto prima d’ora contro un top-10. Anche nella sconfitta, lo svizzero scrive la storia: è solo la 12ma volta, infatti, che cede all’esordio in un torneo dal 2003.

“Dieci anni fa avrei sperato solo di essere in grado di giocare a 34 anni. E sono ancora qui. Sono numero due al mondo. Ho vinto titoli quest’anno, non ho vinto negli States ma ho giocato davvero bene.E’ una fase entusiasmante della mia carriera, della mia vita. Posso solo essere contento” diceva alla vigilia del torneo asiatico. “Sono cresciuto con la speranza di vincere Wimbledon un giorno, di essere numero uno, di vincere tornei. Ho realizzato molto di più più di quanto avessi pensato. E’ qualcosa di magico. Tuttavia non penso al passato. Ho ancora tanti obiettivi. Amo stare sul campo, viaggiare per il mondo con la mia famiglia, giocare tornei. Penso sia bellissimo fare ciò alla mia età.Non ho mai smesso di amare il tennis, non ho mai perso la motivazione”.

La promessa fatta qualche settimana fa resta ancora valida. “So che con questo Djokovic è difficilissimo, ma mi piacerebbe avere un’altra opportunità per diventare numero uno. So di doverlo battere ad ogni torneo per conquistare il titolo, ed è dura quando gioca bene. Ma il pensiero c’è sempre”.


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