ROBERTA VINCI, LA PROTAGONISTA SONO IO!

La tarantina Roberta Vinci, meno bella della Pennetta, meno carismatica della Schiavone e meno dirompente della Errani, ha però qualcosa di più di ogni altra tennista azzurra: il talento, smisurato e cristallino. Dopo lunghi anni spesi tra le comprimarie, questo sembra sempre più l'anno del suo trionfo. Dopo aver vinto il suo primo titolo della stagione battendo Petra Kvitova ed essere stata la protagonista del successo italiano in Fed Cup contro le n. 1 ceche. Prossimo obiettivo? La top ten.
mercoledì, 24 Aprile 2013

Il 2009 è stato l’anno della Pennetta; il 2010 e 2011 quelli della definitiva consacrazione di Francesca Schiavone nel tennis che conta; il 2012 ha visto la straordinaria serie di successi della rivelazione Sarita Errani. Questo 2013 pare essere sempre più la stagione di Roberta Vinci. 

La tennista tarantina, nel corso di questi anni, ha sempre personificato un tennis desueto ed elegantissimo, ed è spesso stata identificata, dai puristi del settore, come la più talentuosa tennista italiana. Uniche pecche, il fisico – non propriamente da atleta – e il tipo di gioco, troppo fragile e di tocco per competere nel power-tennis che impera da diversi anni. Tanto è vero che Roberta i primi successi li agguantò in doppio: dopo le vittorie da junior con l’amica Flavia Pennetta, nel 2001, a soli 19 anni, collezionò due semifinali Slam, al Roland Garros e agli Us Open, assieme alla più matura francese Sandrine Testud. Fu proprio quell’anno che la leggenda Martina Navratilova le chiese di diventare sua compagna di doppio. La nostra rifiutò.

Grazie al suo eccezionale senso tattico e la sua padronanza a rete era da tutti ritenuta maestra in questa categoria: la nostra pareva destinata ai successi più grandi, i quali però tardavano ad arrivare, e che solo negli ultimi due anni – con l’amica Sara Errani – si realizzarono compiutamente. I risultati, tuttavia, erano piuttosto radi anche in singolo: nonostante alcune belle vittorie, come quella ottenuta proprio nel 2001 a Eastbourne contro la Myskina, l’azzurra non riusciva quasi mai a proseguire la sua corsa nei tornei principali.

La vera svolta avvenne nel 2011, quando vinse ben 3 tornei in una stagione (fu la prima italiana a farlo, poi superata l’anno dopo dalla Errani, quando ne vinse 4), sconfisse per la prima volta una n. 1 del mondo, la Wozniacki, e riuscì a issarsi entro lo scoglio della top 20. Fece ancora meglio l’anno dopo, quando raggiunse gli ottavi a Wimbledon e i quarti a Flushing Meadows, dove ha battuto la n. 3 al mondo Radwanska.

Ma è quest’anno che Roberta sembra abbia segnato una svolta alla sua carriera: pur non avendo raggiunto ancora risultati eclatanti, ha dimostrato nervi d’acciaio nell’affrontare le partite, rivelandosi molto più pericolosa nel suo tennis d’attacco e più in grado, fisicamente, di sostenere i match più duri.

Dopo un esordio mediocre in Australia (terzo turno a Sydney e all’Australian Open), è autrice della prima grande prestazione nel torneo di Dubai, dove sconfigge due top-ten del calibro di Kerber e Stosur, venendo sconfitta solo da Sara Errani, per la quale però ha sempre mostrato sudditanza psicologica. A Miami colleziona un importante quarto, dove raggiunge per la prima volta il n. 13 del ranking. Qui non gioca il suo miglior tennis e soffre in ogni turno contro avversarie meno quotate di lei, perdendo sempre un set, ma riesce comunque a portare a casa la partita: è proprio in queste occasioni che si vede la crescita mentale e fisica della Vinci, che riesce a prevalere anche quando il match si gioca sui nervi e sulla resistenza, sul ‘giocarsi ogni punto’ e tenere duro sino alla fine; questo tipo di partite, anche solo due anni fa, le avrebbe sicuramente perse. Cede solo a un’ottima Jankovic, complice la comprensibile stanchezza accumulata tra singolo e doppio.

E’ però sulla terra rossa che Roberta dà prova della sua ascesi più inaspettata: due settimane fa vince il torneo polacco indoor di Katowice, battendo abbastanza agevolmente tutte le avversarie (soffre solo con la Bertens, al secondo turno), compresa una Petra Kvitova letteralmente stesa dalla superiorità tattica e fisica dell’italiana. La tarantina, divenuta n. 12 del mondo, si ripete la settimana dopo in Fed Cup, quando – sotto il cielo assolato della ‘sua’ Palermo – diventa protagonista della vittoria azzurra sulla vincitrice uscente Repubblica Ceca dopo aver battuto di nuovo la Kvitova in due set e una pur sempre eroica Lucie Safarova. Finalmente è lei, dopo anni spesi all’ombra delle altre italiane, a godere degli onori della cronaca e degli appassionati che sempre più la additano come una campionessa. Le parole di Barazzutti celebrano al meglio questa rinascita: “Al di là di quelli che sono i suoi miglioramenti fisici e tecnici, Roberta Vinci ha dimostrato di essere forte mentalmente, di essere d’acciaio. Anche quando la partita poteva girare contro, lei è stata brava a mantenere i nervi saldi. Non ha aspettato l’errore dell’avversaria, ma è andata a prendersi i punti”.

Se ci domandiamo quali sono stati i miglioramenti di Roberta, possiamo affermare – come dice il capitano azzurro – che sono avvenuti innanzitutto sul piano mentale. Roberta è partita quest’anno con il principale obiettivo di entrare nella top 10, diventando così la quarta italiana di sempre a raggiungere questo traguardo. Partita con questo scopo in testa, la nostra si è dimostrata sin da subito più agguerrita e determinata su ogni punto. Lo scoraggiamento e i black-out che sovente la accompagnavano in ampi brani dei match sono quasi spariti: da pochi mesi a questa parte troviamo una Roberta inedita, che esulta visibilmente quando mette a segno punti spettacolari, che grida e impreca (e anche troppo, a volte!) quando sbaglia e mostra una grinta fuori dal comune. Spirito combattivo, questo, preso in prestito molto probabilmente dall’amica Sara Errani – maestra in fatto di carisma – la quale ha ‘trasmesso’ alla più anziana collega anche quegli “héééé!” urlati durante gli scambi. Fateci caso, sono identici.

Al ‘rafforzamento psicologico’ di Roberta si è aggiunta una notevole resistenza fisica, che mai avevamo visto in lei. Spesso, causa il suo corpo da fantino e la sua agilità ridotta, dopo due ore di partita mostrava evidenti segni di stanchezza, che le precludevano la vittoria di lunghe maratone. Oggi no: la nostra dimostra di rimanere lucida sino agli atti conclusivi degli incontri e soprattutto mostra una grande rapidità e una capacità difensiva che spesso le permette di eseguire importanti recuperi obbligando l’avversaria a giocare sempre uno-due colpi in più per chiudere lo scambio. Si pensi alle recenti partite contro la Kvitova: la chiave di Roberta Vinci è stata la difesa, il ridurre gli errori non forzati e il contenere il tennis d’attacco della ceca, spesso letale, costringendola più volte al palleggio e inducendola all’errore. Anche questo aspetto, che ha alzato in maniera esponenziale per qualità e competitività il suo gioco, pare essere stato influenzato da Sarita.

Terzo fattore, influenzato sia da un eccezionale coraggio dal punto di vista mentale che da una maggiore sicurezza negli scambi interlocutori, è il miglioramento del gioco d’attacco. Negli ultimi tempi Roberta ha reso più solido il suo tennis fatto di squisiti tocchi e mirabili ghirigori, bellissimo quanto etereo come un arazzo rococò. L’attacco di Roberta è ora più mordente, a partire dal micidiale dritto che, lungolinea o incrociato, le ha concesso un mucchio di vincenti. Più incisivo è anche il rovescio in back o slice: lungi dall’essere un punto di debolezza – come spesso era in passato – la nostra ha trovato più profondità e controllo nei colpi, permettendole di mettere in difficoltà l’avversaria in qualunque posizione del campo essa si trovi. Ultimo aspetto, a completare il corollario, è il servizio: che la battuta in kick o slice esterno della Vinci sia ottima non era un segreto, ma quando non era giornata spesso era una catastrofe. Ultimamente, basti guardare le statistiche, Roberta sta ottenendo una più che buona percentuale di prime palle e una maggiore incisività nella seconda di servizio.

La domanda è quindi d’obbligo: cosa ci dobbiamo aspettare da Roberta nel prosieguo della stagione? La top 10 è un traguardo sempre più vicino. Fino a Birmingham la pugliese ha pochi punti da difendere (esattamente 276, concentrati tra la semi a Estoril e il terzo turno di Madrid) e, se gioca bene le sue carte, dopo il Roland Garros potrebbe esaudire il suo desiderio più grande. In particolare, potrebbe sperare in qualche passo falso della Stosur, n. 9 al mondo, che deve difendere due quarti, a Stoccarda e a Madrid, e una semifinale nell’Open di Francia, e della Petrova, n. 11, che deve difendere 440 punti sulla restante stagione sul rosso. Più rare le speranze di superare Caroline Wozniacki, n. 10, che sulla terra battuta l’anno scorso ha combinato davvero poco.

Ma, al di là dei più impervi calcoli matematici, possiamo permetterci di sperare in un grande exploit di Roberta. Soprattutto su questa terra in cui la nostra sembra trovarsi ottimamente e in grado di battere (quasi) tutte. Questa superficie, in grado di rendere meno esplosive le tenniste più potenti e più efficaci i colpi tagliati e di tocco, ha tutte le premesse per regalare alla nostra un eccellente risultato in un grande torneo. Tifiamo per lei.

 

 


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