ROGER FEDERER CAMBIA RACCHETTA: DI TUTTO PER TORNARE N.1

La nuova racchetta, l'infortunio di Nadal, i pochi punti da difendere di un pessimo 2013: ma soprattutto, la migliore forma ritrovata a quasi 33 anni
lunedì, 4 Agosto 2014

Tennis. Roger Federer vive uno dei suoi anni migliori del periodo recente, nonostante le poche vittorie maturate in questo 2014. Ma le finali sono state tante e prestigiose, soprattutto l’ultima in cui ha avuto la palla break per ottenere al quinto set una vittoria che lo avrebbe portato a vincere per l’ottava volta Wimbledon. Brisbane, Dubai, Montecarlo Indian Wells, Halle ed appunto Wimbledon: 6 finali in 6 mesi, due vinte (Dubai ed Halle), ed una semifinale agli Australian Open. Per un quasi 33 enne (fra 4 giorni il lieto evento), niente male: soprattutto se le prospettive future lasciano sognare qualcosa di più.

E’ di queste ore l’ufficialità del cambio racchetta dell’elvetico, il quale passa dai 90 ai 97 pollici: insomma, una superficie d’impatto più ampia, utile a diminuire quelle ignobili stecche di cui spesso l’ex n.1 al mondo si rendeva autore. Una racchetta da tennista più maturo, per non usare un termine meno galante: se prima per colpire alla perfezione la palla bisogna necessariamente centrarle in un punto ristretto del piatto corde, oltre il quale il rischio di brutte figure era piuttosto alto, adesso Re Roger avrà un ventaglio di soluzioni maggiore. Anche il peso della racchetta è diversamente bilanciato, con il passaggio dalla parte inferiore alla zona superiore, per un totale di 345 grammi.

Il cambio dell’attrezzo è solo uno dei motivi per cui è lecito credere in una seconda parte di stagione ricca di soddisfazioni per Federer: l’arrivo di Edberg ha giovato al suo gioco ed alle motivazioni che necessariamente urge rinnovare in un pluri-titolato oltre i 30 anni. La forma mostrata è di quelle che fanno dimenticare l’età anagrafica, privo di alcun problema fisico figlio anche di una preparazione ad hoc, lasciando perdere nocive tournée milionarie come quelle disputate a fine 2012 e rivelatesi poi dannose per il suo rendimento, come da egli stesso ammesso.

Prospettive, appunto: i punti da difendere di qui in avanti sono al minimo sindacale, per i suoi standard: già a Wimbledon è passato dal secondo turno 2013 alla finale 2014, riconquistando il podio della classifica mondiale. A Toronto ha tutto da guadagnare, non avendo disputato l’edizione scorsa, a Cincinnati difende appena i quarti di finale persi con Nadal, agli Us Open addirittura arrivò l’eliminazione agli ottavi per mano di Robredo. Si chiude in bellezza con l’eliminazione al terzo turno con Monfils al Masters di Shanghai. Insomma, tutto da guadagnare e niente da perdere.

Rafael Nadal, dicevamo, il suo nome non spunta mai a caso: per quanto utopistica ed ambiziosa l’idea, se un minimo abbiamo imparato a conoscere Roger Federer, non vaneggiamo pensando allo svizzero con velleità (ancora una volta) da n.1 al mondo. Ad oggi, sono quasi 7 mila i punti che lo dividono dalla testa mondiale, dove per altro siede Novak Djokovic, con cui però la sfida è molto più aperta che col maiorchino. Che invece è ai box e rischia di rimanervi anche in vista di New York, o di non arrivarci comunque in forma tale da vincerli come nel 2013.

I punti che perderà saranno tanti, il pensiero di tornare davanti al rivale di sempre per Federer non dev’essere secondario.

 


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