ROGERS CUP: ATTESA PER RAONIC, SENZA NADAL OCCHIO A FEDERER-DJOKOVIC

Inizia la stagione sul cemento americano: tra i più attesi alla Rogers Cup, dopo il forfait di Rafael Nadal, ci sono Milos Raonic, finalista 2013, Novak Djokovic e Roger Federer.
lunedì, 4 Agosto 2014

Tennis. Terminate le ultime fatiche sulla terra di Kitzbuhel e concluso il rodaggio sul “duro” di Washington D.C., ecco che i riflettori si spostano in terra canadese per la Rogers Cup che vedrà all’opera il circuito maschile in quel di Toronto mentre accoglierà il gentil sesso a Montreal.

Tante sono le attese per la prima tappa americana da 1000 punti, così come tante sono, purtroppo, le defezioni in tabellone al via di questa rassegna: peserà moltissimo l’assenza del giocatore forse più atteso alla vigilia, lo spagnolo Rafael Nadal che, dopo un infortunio in allenamento, sarà costretto a rinunciare, oltre a Toronto, anche al 1000 di Cincinnati e probabilmente anche agli US Open, nonostante lo zio-allenatore Toni abbia rassicurato tifosi e addetti ai lavori dicendo che ci sono probabilità di vedere Rafa in campo a Flushing MeadowsNon sarà al “via” neanche il N.1 nipponico Kei Nishikori a causa di un’infezione ad un dito del piede destro; il giapponese lascerà il posto tra le teste di serie a Tommy Robredo. Mancheranno ai blocchi di partenza anche il N.17 del mondo Alexander Dolgopolov, per un infortunio al ginocchio, Tommy Haas, per via della dichiarata operazione alla spalla che lo terrà per un po’ lontano dai campi, Nicolas Almagro per un problema al piede sinistro e anche il teutonico Florian Mayer per un guaio muscolare. Nonostante le assenze, sebbene abbastanza rilevanti, tra le caselle del main draw del Master canadese si possono trovare moltissimi elementi in grado di rendere ancora più interessante l’evento: con il tabellone ormai di pubblico dominio, andiamo ad analizzare i profili dei tennisti favoriti e quelli di chi proverà a mettere a segno un exploit che può valere l’intera stagione.

Novak Djokovic viene direttamente dal trionfo di Wimbledon e, con il N.1 di nuovo accanto al suo nome e senza Nadal a cercare di rovinargli la festa, cercherà con ogni mezzo di mettere punti tra sé e lo spagnolo potendo anche contare sulla mancanza di eccessive pressioni. Il suo cammino verso le fasi finali, tuttavia, è uno dei più tortuosi in assoluto: Gael Monfils o Radek Stepanek al secondo turno dopo il Bye, probabile Jo-Wilfried Tsonga al 3°, Andy Murray o Richard Gasquet ai quarti (con Vasek Pospisil e Nick Kyrgios in traiettoria), il campione agli Australian Open Stan Wawrinka o Grigor Dimitrov in semi finale e chi più ne ha più ne metta in finale. Come si può ben vedere, la parte alta del tabellone maschile di quest’anno è di gran lunga la più complicata vista la massiccia presenza di candidati a svolgere un ruolo primario nel torneo. Magari alla fine saranno le solite gerarchie di classifica a tenere fede, però ogni torneo è storia a sé e non deve essere trascurata la voglia di rivalsa che può portarsi dentro ogni singolo interprete, soprattutto su di un cemento, a questo punto della stagione, molto incerto in ottica risultato. Chardy, Karlovic, un redivivo Tomic, Kyrgios, la mina vagante Paire, Anderson, il giovane Kokkinakis, Youzhny, Kohlschreiber, Simon, Thiem. Altri nomi illustri tutti nella metà alta del draw senza peraltro ancora aver nominato le restanti teste di serie Tommy Robredo e Fabio Fognini che, sebbene siano votati a superfici più lente e oltre che ad un gioco più ragionato, possono comunque dire la loro e cercare di approfittare dei pochi punti da difendere nella stagione nordamericana.

A fare paura nel lato basso del tabellone sono principalmente i nomi di Roger Federer, testa di serie N.2, e Milos Raonic, neo-N.6 del mondo che ha dimostrato di aver lavorato tantissimo sotto l’attento controllo di Ivan Ljubicic, raccogliendo poi i frutti di tale lavoro a Washington D.C., dove è arrivata la prima vittoria in un ATP500. Se i nomi degli “outsiders” di questo spicchio di tabellone non rappresentano, almeno sulla carta, grandi minacce per i “seeded”, le teste di serie stesse faranno di tutto per darsi battaglia e contendersi un posto in finale: oltre ai due sopracitati possiamo scorgere Ernests Gulbis, semifinalista a Parigi e mina vagante in cerca di continuità sul cemento, Roberto Bautista-Agut, che ormai possiamo definire in tutti i modi possibili tranne che “ennesimo terraiolo”, Long” John Isner che in casa ha sempre saputo tirare fuori il meglio di sé, e Marin Cilic che, conclusa la rincorsa ai primi posti della classifica mondiale dopo il “silent ban” di qualche mese fa, vuole tornare a fare la voce grossa con ogni avversario, anche chi è più quotato di lui. Accoppiato a Raonic, sempre sulla carta ed in proiezione, per una sfida nei quarti c’è Tomas Berdych che deve dimenticare in fretta il recente 2-6 4-6 incassato da Vasek Pospisil al terzo turno a Washington D.C. e tornare a fare della continuità di gioco e di risultati il suo cavallo di battaglia, se vuole realmente arrivare a giocarsela una volta per tutte con i big della Top10. David Ferrer, se dovesse superare il probabile ostacolo-Isner al 3° turno, se la vedrebbe con Federer, ed è inutile aggiungere che per potersela giocare alla pari il 32enne di Javea deve ritrovare la migliore condizione fisica oltre ad una continuità nel suo gioco che è sembrata latitare fino a questo momento, come ha dimostrato la sconfitta in finale in quel di Amburgo.

Basterà attendere l’esito degli incontri di primo turno per cercare di dipingere un quadro più ampio, focalizzando le potenzialità dei singoli giocatori, che siano essi teste di serie o meno, ed andando a definire le eventuali fasi finali, anche considerando le differenti preparazioni che dovrebbero culminare con una condizione ideale agli US Open, ormai a neanche un mese di distanza.

Tutto ciò che resta da fare è godersi ogni singola partita decidendo attentamente quante ore dedicare al sonno e quante invece al tennis d’oltreoceano, anche se per molti la scelta è presto fatta.


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