ROGERS CUP: DJOKOVIC SI SALVA, NISHIKORI SCHIANTA NADAL

Nella giornata delle partite partite infinite, Novak Djokovic si salva dopo aver annullato due match point ad uno straordinario Ernest Gulbis e Jeremy Chardy centra la prima semifinale in carriera in un Masters 1000 grazie ai sette match point cancellati a John Isner. Kei Nishikori si sbarazza senza problemi di un pessimo Nadal e trova un grande Andy Murray in semifinale
sabato, 15 Agosto 2015

Tennis – Una giornata di ordinaria follia a Montreal, dove Novak Djokovic è stato costretto ad annullare due  match point per battere un incredibile Ernest Gulbis. Anche Jeremy Chardy, per la prima volta in semifinale in un Masters 1000, è riuscito a centrare la vittoria più prestigiosa della carriera dopo sette palle match cancellate tra il secondo ed il terzo set. Ne volete ancora? Kei Nishikori ha schiacciato Rafael Nadal in due netti set, Andy Murray e Jo-Wilfried Tsonga hanno concluso il loro incontro a notte inoltrata. La giornata di tennis, in Italia, è finita alle 7:28.

Sembrava fatta, il regno di Djokovic sembrava ad un passo dal crollare, almeno per questa settimana, e invece no. Il serbo, annullando due match point, è riuscito a venire a capo di una partita incredibile contro un Ernest Gulbis semplicemente ingiocabile nelle prime due ore. 5-7 7-6(7) 6-1 il punteggio finale al termine di una sfida assurda, ricca di emozioni e di colpi spettacolari. Serviva un giocatore del calibro di Gulbis per mettere in difficoltà il padrone del 2015, perchè gli unici in grado di poter competere contro questo mostro devono avere nell’imprevedibilità e nella genialità le loro armi migliori. Chi meglio del lettone? Il serbo, d’altro canto, è riuscito a rimanere attaccato alla partita anche nei momenti di maggiore sconforto, recuperando sempre svantaggi importanti, se non impossibili. Ernie, che non si era nemmeno iscritto, ha dovuto usufruire di una Wild Card nelle qualificazioni per prendere parte all’Open Canadese: “Ero talmente abituato ad essere direttamente nel Main Draw”, ma proprio durante questa settimana (oltre a superare le qualificazioni) è riuscito a portare a casa ben tre vittorie, oro che cola se si considera che in stagione non aveva ancora mai vinto più di una partita in un torneo.

Che sarebbe stata una partita complicata, il serbo lo aveva capito immediatamente. Nell’incontro che avrebbe potuto rappresentare la definitiva svolta,Gulbis  parte fortissimo e tiene botta alle bordate di Djokovic, che comunque nel sesto gioco riesce ad approfittare di qualche errore di troppo per mettere a segno il primo break del match. Nole restituisce immediatamente il favore, così Ernest approfitta della situazione per esaltarsi ancora di più. Sul 5-5 qualcosa si rompe, il serbo se la prende con il grip intriso di sudore per la troppa umidità e consente all’avversario di procurarsi due opportunità per andare a servire per il set. Il lettone, sempre più propositivo, mette subito i piedi in campo e gioca uno scambio di 38 colpi dal quale esce vincitore grazie ad una sbracciata di dritto che lascia fermo Djokovic, tenere il servizio nel game dopo è poco più che una formalità: il primo set finisce 7-5.

I nervosismi del serbo vengono ancora più a galla quando Gulbis, sul 2-2, dopo essersi aggiudicato i primi due quindici vince il punto dell’anno e si mette nella condizione di giocarsi tre palle break consecutive. Il doppio fallo, che sa quasi di resa, permette ad Ernest di andare avanti nel punteggio anche nella seconda frazione, ma proprio sul più bello si spegne la luce.  Il lettone, al cambio campo, per la prima volta nella partita trema e, proprio con un doppio fallo, consente a Djokovic di ritornare in carreggiata. Il numero uno del mondo, che qui ha vinto tre volte, non si lascia scappare l’occasione e mette la fraccia, alzando il livello di gioco in maniera evidente. Gulbis, però, trova ancora la forza per combattere dopo il forte contraccolpo psicologico, riuscendo a recuperare ad annullare due palle break nell’ottavo gioco e a salvare altrettanti set point sul 4-5. Si arriva allora al tie break, che si apre con un erroraccio di Djokovic. Gulbis, allora, forte del mini-break piazza due grandi prime in campo e sale subito 3-0, ma ancora una volta l’anima del campione esce allo scoperto. Djokovic impatta, ma sul 4-4 commette un sanguinoso doppio fallo, con il lettone che in vantaggio per 5-4 ha sulla racchetta il servizio per vincere la partita.

E’ il momento della verità, Gulbis si prende tutto il tempo per prepararsi, ma messa la prima in campo si inizia subito a scambiare. Forse un po’ passivo, forse un po’ sfortunato, il lettone aspetta l’errore, ma Djokovic alla prima occasione buona mette i piedi in campo e con lo sventaglio di dritto annulla il match point. Implacabile al servizio, il serbo tiene entrambi i turni di battuta e ottiene il primo set point, ma il braccio di ferro da fondo questa volta lo vince Gulbis, che però sul 7-7 firma la propria condanna commettendo il doppio fallo, regalando di fatto il set a Nole.

Il terzo parziale, una volta smaltita tutta la tensione, è una formalità. Il lettone approfitta del break per uscire dal campo, mentre Djokovic intrattiene il pubblico con uno “spogliarello”. Ma il rientro, come da pronostico, è favorevole al serbo, che strappa il servizio in apertura all’avversario e, senza rischiare praticamente nulla, lascia a “Ernie” un solo game. Nole si è salvato grazie al suo istinto da campione, ha piazzato 28 vincenti ma ha commesso 35 gratuiti, e nel complesso è stato decisamente fortunato. Di fortuna, però, se ne può parlare fino ad un certo punto, si tratta pur sempre di un giocatore che con la vittoria di oggi ha portato a 29 il bottino di successi consecutivi su questa superficie.

Sarà uno stoico Jeremy Chardy l’avversario di Novak ai quarti. Il transalpino, dopo 3 ore e 8 minuti di lotta, è riuscito a sconfiggere per la quarta volta in carriera (in altrettante sfide) John Isner con il punteggio di 6-7(9) 7-6(13) 7-6(4). Sette i match point annullati da Chardy che, grazie anche all’interruzione per pioggia sul 7-6 3-1 in favore dello statunitense, ha rimessoe in piedi e si è aggiudicato una partita quasi persa. Inutili i 32 ace totali di Long John, vittima delle fatiche accumulate tra Atlanta e Washington nelle ultime due settimane.

Ennesima sconfitta “senza rumore” per Rafael Nadal, uscito malmenato da una sfida mai in discussione contro Kei Nishikori. Le difficoltà dello spagnolo sono ormai chiare da mesi, ma la partita di stanotte ha dato un ulteriore dimostrazione della scarsa competitività di Rafa in partite del genere. 6-2 6-4 il punteggio in favore del giapponese, che in appena 82 minuti ha centrato la prima semifinale in carriera a Montreal. Fondamentale, in ogni caso, è stato l’impatto di Nishikori con la risposta.  Il numero 4 del mondo è riuscito a dominare grazie ai quindici punti ottenuti sulla seconda di servizio dell’avversario, che in campo ha messo solo il 56% di prime.

Dopo un primo set da sottomesso, Nadal ha accennato una reazione sotto 2-6 1-4, ma la potenza dei colpi di Nishikori (calata proprio nel momento in cui Nadal è riuscito ad ottener il primo ed unico break del match) ha cacciato fuori dalla riga di fondo un avversario sempre passivo e remissivo, capace di accorciare fino al 4-5 ma poi ancora troppo falloso nel game che ha sancito la prima vittoria di Nishikori su Rafa, che tra il 2008 e il 2014 aveva raccattato sette sconfitte consecutive, l’ultima in finale a Madrid.

Vince e convince, al contrario di Nadal, l’ultimo semifinalista uscito dalla parte bassa del tabellone: Andy Murray. Il britannico, costretto a scendere in campo quasi in piena notte, ha giocato un match solido e concreto contro il detentore del titolo Jo-Wilfried Tsonga, mai realmente entrato in partita. 6-4 6-4 il punteggio, bugiardo, di una partita sempre tenuta sotto controllo dal numero due del mondo, che con un break a set è riuscito a qualificarsi per una semifinale che mancava dal 2010, anno in cui riuscì anche ad alzare al cielo il trofeo.


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